Introduzione

di Stefano Manzocchi

  • Le radici storiche e culturali dell’Europa sono profonde e tuttavia vi sono pochi dubbi che l’Unione europea sia un esperimento, a differenza di quel che la storiografia dibatte nel caso degli Stati Uniti d’America. Nel caso dell’America, la teoria dell’esperimento storico degli Stati Uniti si confronta con l’ipotesi del destino ineluttabile di una Nazione eletta; i recenti avvenimenti della politica americana, peraltro, contribuiscono a rendere quel confronto drammaticamente attuale. Nel caso dell’Unione europea, l’esperimento nasce proprio in risposta alle derive novecentesche della mitologia delle Nazioni, con il logos di una costruzione progressiva, democratica e condivisa come antidoto alle scorciatoie tragiche del XX secolo.
  • Un esperimento è per sua natura esposto al confronto delle condizioni nelle quali si svolge, e dunque il 2020 sarà ricordato come un crocevia per l’Europa. L’anno si era aperto con l’insediamento della nuova Commissione ed il lancio del Green Deal, e si è chiuso con l’accordo sulla Brexit e l’arrivo dei vaccini contro il Covid-19. Nel mezzo, la più tragica pandemia e la più pesante recessione da molte generazioni. Se il 2021 verrà ricordato come l’anno del rilancio e dell’inizio di una fase di sviluppo, l’esperimento avrà funzionato in condizioni assai avverse, confermando la tesi di Jean Monnet che l’Unione europea: «sarà forgiata dalle sue crisi e sarà la somma delle soluzioni trovate per risolvere tali crisi».
  • Questo volume della Rivista di Politica Economica vuole offrire al lettore una mappa, ampia ma certo non esaustiva, per orientarsi nelle trasformazioni impetuose che stanno caratterizzando questa epoca delle relazioni internazionali e delle dinamiche europee, partendo da quel che il 2020 ci lascia in eredità sotto i profili geopolitici, economici e sociali. I rapporti tra tecnologia e benessere, da una parte, e tra potere e consenso, dall’altra, stanno mutando con la rapidità tipica dei periodi di grande frattura storica, accompagnando sia il lento ma inesorabile declino dell’egemonia statunitense, sia il prorompere di sviluppi tecnico-scientifici che interrogano il senso stesso dell’esperienza e della società umana.
  • La prima parte del volume è dedicata ad una disamina dello stato dell’Unione (europea) sotto il profilo delle relazioni geopolitiche globali, delle condizioni e delle strategie macroeconomiche, della partecipazione alle catene globali del valore prima e durante la pandemia, delle conseguenze sociopolitiche della polarizzazione geo-economica. Nella seconda parte, si considerano alcune delle direttrici principali delle politiche dell’UE (nell’ordine, la risposta fiscale dei governi alla crisi del Covid-19; le linee guida del piano Next Generation EU; le politiche di coesione territoriale), per evidenziare quali siano le loro caratteristiche e quali le sfide in particolare per il nostro Paese.

L’Europa geopolitica fra Stati Uniti e Cina

di Marta Dassù
  • La geopolitica post Covid-19 è dominata dalla “guerra fredda hi-tech” fra Cina e Stati Uniti, dalla regionalizzazione degli scambi commerciali e dalla frammentazione del vecchio sistema multilaterale. Tecno-autoritarismo e tecno-democrazia sono destinati a competere.
  • Gli Stati Uniti di Biden saranno concentrati sul rilancio dell’America ma cercheranno anche di costruire, con l’Europa, una sfera occidentale allargata alle democrazie asiatiche, che possa contenere la Cina.
  • L’Europa che ha deciso Next Generation EU, emettendo per la prima volta titoli di debito comuni, deve darsi una visione geopolitica: separare economia e sicurezza sarà sempre più difficile. Il problema di come gestire la Cina complicherà un nuovo accordo transatlantico.
  • L’effetto immediato della Brexit è di rafforzare la centralità di Germania e Francia negli equilibri interni al Vecchio Continente. L’Italia rischia di restare ai margini di una Europa a tre in politica estera, fondata su accordi bilaterali fra Londra, Parigi e Berlino.

JEL Classification:F50, F53, O52.

Keywords: relazioni internazionali, sviluppo economico, Unione europea, Brexit, Covid-19.

Europa 2020: l’anno della svolta?

di Francesco Saraceno
  • L'Europa è arrivata alla pandemia convalescente dopo la crisi del debito sovrano. La narrazione che aveva dominato durante la gestione della crisi greca trascurava le cause profonde della crisi finanziaria (eccesso di debito privato e squilibri commerciali) concentrandosi sull'apologo dei “peccatori fiscali”. Questo ha ispirato politiche di gestione della crisi e riforme istituzionali orientate verso un accresciuto controllo delle finanze pubbliche ignorando altre fonti di squilibrio. La recessione del 2012-13, che solo l'Eurozona ha sperimentato, è il risultato di questo approccio discutibile.
  • La crisi del Covid-19 rappresenta un salto qualitativo importante. L'UE si è lasciata alle spalle timidezze passate per far fronte alla pandemia. La sospensione del Patto di Stabilità e gli acquisti della BCE hanno consentito agli stati, in prima linea nella lotta alla pandemia, di sostenere le economie e i sistemi sanitari. Proiettandosi poi nel medio periodo, l'Europa ha preso il testimone con il Next Generation EU, uno sforzo di indebitamento comune al servizio di obiettivi condivisi di ripresa e trasformazione dell'economia. Il Dispositivo per la ripresa e la resilienza non è ancora un “momento hamiltoniano” ma potrebbe diventarlo.
  • Le istituzioni europee sembrano aver (infine!) accettato il fatto che un'Unione monetaria necessita di meccanismi di condivisione del rischio che coinvolgano la mano pubblica accanto ai mercati. Tre cantieri sembrano essere fondamentali. In primo luogo la creazione di una capacità di bilancio condivisa. Questa dovrebbe comportare una riorganizzazione delle molteplici facility vecchie e nuove in un unico strumento di finanziamento dei paesi membri; anche meccanismi automatici come un sussidio di disoccupazione europeo dovrebbero far parte del pacchetto. Poi, si dovrebbe mirare a migliorare le capacità di stabilizzazione dei mercati, completando l'Unione bancaria e l'Unione dei mercati dei capitali. Il terzo cantiere dovrebbe rivedere le regole di bilancio per renderle meno pro-cicliche e meno ostili all'investimento pubblico.

JEL Classification: F45, H11, H63, N24.

Keywords: condivisione del rischio, Dispositivo per la ripresa, Eurozona, Next Generation EU, capacità di bilancio.

Il ruolo della BCE e le dinamiche del settore bancario

di Marina Brogi, Valentina Lagasio
  • La crisi economica conseguente all’emergenza sanitaria collegata al Covid-19 è la prima crisi globale dopo il 2008 ed è simile, in termini di severità di impatto, a quella conseguente al secondo conflitto mondiale. Sebbene autorità e governi siano intervenuti tempestivamente per cercare di contenere i danni economici collaterali, gli impatti saranno considerevoli per l’economia e, conseguentemente, anche per le banche.
  • La politica monetaria espansiva, la liberazione di risorse patrimoniali per le banche, combinate con moratorie e garanzie statali, hanno nell’immediato fornito liquidità alle imprese. Tuttavia, diversi studi confermano la necessità di aumentare la loro patrimonializzazione.
  • L’Italia presenta margini di manovra limitati rispetto ad altri paesi, in quanto la possibilità di intervento con misure fiscali deve anche tenere conto dello stock di debito pubblico accumulato e della già elevata pressione fiscale. Sarebbe quindi opportuno procedere con incentivi fiscali mirati e semplici per stimolare il superamento di alcune croniche debolezze del sistema produttivo italiano e favorire una maggiore patrimonializzazione delle imprese e la loro crescita dimensionale, sostenendo aumenti di capitale, quotazioni in borsa e fusioni, anche potenziando alcuni strumenti già esistenti. Oltre a migliorare la capacità delle imprese di affrontare la crisi nei prossimi anni, una maggiore patrimonializzazione comporterebbe una riduzione della probabilità di default delle stesse e quindi una riduzione nei RWA delle banche.

JEL Classification: E50, E51, E60, G21.

Keywords: Covid-19, banche, credito, imprese, politica monetaria.

Il ruolo delle catene globali del valore nella pandemia: effetti sulle imprese italiane

di Giorgia Giovannetti, Michele Mancini, Enrico Marvasi, Giulio Vannelli
  • Le catene globali del valore apparivano in una fase di rallentamento, in parte fisiologico, già prima della pandemia.
  • Rispetto alla crisi finanziaria, le catene del valore sono state un canale di trasmissione dello shock meno rilevante e i settori colpiti diversi: il Covid-19 ha danneggiato sensibilmente anche i settori meno integrati nelle reti di produzione internazionali, in particolare i servizi.
  • Il Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi condotto dalla Banca d’Italia evidenzia l’assenza di fenomeni diffusi di reshoring; al contrario le imprese internazionalizzate sembrano aver subito meno gli effetti della crisi.

JEL Classification:F14, F23, F60.

Keywords: global value chains, Covid-19, reshoring, Italy.

Geografia economica dell’Europa scontenta

di Gianmarco Ottaviano
  • In media i cittadini europei traggono importanti benefici economici dall’Unione europea e questo vale anche per il cittadino medio di ogni singolo stato membro. Oggi, la risposta coordinata alla pandemia sembra aver alimentato un rinnovato consenso per le istituzioni dell’UE. Nonostante questo, la popolarità del progetto di integrazione continentale ha vissuto momenti migliori, ed è stata in forte ribasso nel decennio che ha preceduto la pandemia.
  • Se la globalizzazione fa aumentare le risorse che un paese può distribuire tra i suoi cittadini ma la loro distribuzione ne lascia alcuni in condizioni peggiori di prima, questi svantaggiati finiscono per considerare l’apertura agli scambi internazionali la causa delle loro sfortune, anche se sarebbe più esatto individuarne la ragione, se non nell’avidità, quanto meno nella scarsa lungimiranza degli avvantaggiati.
  • Lo sviluppo economico passa spesso attraverso la concentrazione geografica delle attività economiche e quindi attraverso una divisione delle regioni in più o meno sviluppate. Questo è quello che avviene anche in Europa. La sfida è quella di far sì che il successo delle regioni più dinamiche si diffonda anche a quelle meno attive. Se questo avviene, lo sviluppo economico diventa inclusivo e riesce a godere di un ampio consenso popolare.

JEL Classification: R12, F24, H5.

Keywords: diseguaglianza, divari regionali nella UE, scambi internazionali.

La risposta delle politiche di bilancio nazionali all’emergenza sanitaria

di Piergiorgio Carapella, Alessandro Fontana, Lorena Scaperrotta
  • Le risposte fiscali dei governi europei all’emergenza Covid-19 sono state imponenti, anche grazie alla sospensione del Patto di Stabilità UE ed al Temporary Framework sugli aiuti di stato. Gli obiettivi delle misure fiscali possono essere così sintetizzati:1) potenziare i sistemi sanitari; 2) preservare il tessuto produttivo evitando che una crisi temporanea di liquidità finisca per diventare una crisi di solvibilità in grado di ridurre la crescita potenziale; 3) salvaguardare il reddito disponibile delle famiglie per sostenere la domanda aggregata.
  • L’articolo fornisce un quadro esaustivo dei provvedimenti discrezionali adottati in Francia, Germania e Italia, escludendo la spesa fiscale connessa agli stabilizzatori automatici. Il focus principale è sulle misure per le imprese, con riferimento a tre aspetti: la dimensione degli interventi, la tipologia degli strumenti, e l’implementazione delle misure, con riguardo sia all’ammontare erogato sia alle tempistiche qualora possibile.
  • Queste misure, la loro tipologia e l’effettività della loro attuazione, avranno impatti non solo sul futuro economico immediato ma anche - assieme al Piano Next Generation EU - nel medio termine per l’Unione europea. Da una parte, il debito pubblico accumulato dagli stati costituirà un vincolo per il futuro; dall’altro, la dimensione e l’efficacia delle misure fiscali saranno variabili chiavi per la competitività delle imprese e per la ripresa nei singoli paesi membri.

JEL Classification: E62, H81, H84, O57.

Keywords: emergenza Covid-19, politica fiscale, stimoli fiscali, liquidità, confronto europeo.

Come finalizzare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia

di Marco Buti, Marcello Messori
  • Il Recovery and Resilience Facility (RRF) è il più importante programma dell’iniziativa europea Next Generation EU (NG-EU), che è stata approvata dal Consiglio europeo nel luglio 2020 e che sarà varata a metà del 2021. NG-EU rappresenta un fattore di positiva rottura nella politica fiscale accentrata dell’Unione europea. L’iniziativa prevede, infatti, risorse pari a 750 miliardi che saranno allocate presso gli stati membri e coperte dall’emissione di titoli da parte della Commissione per conto dell’Unione europea che fornirà – di fatto – come garanzia il bilancio pluriennale. Inoltre, l’allocazione di queste ingenti risorse fra paesi mirerà a facilitarne la convergenza in quanto privilegerà i sistemi economici più fragili e più colpiti dalla pandemia.
  • La tesi del presente lavoro è che NG-EU e, in particolare, il RRF offrano un’opportunità irripetibile all’Italia per superare i suoi cristallizzati “colli di bottiglia”, per tornare a crescere mediante un sentiero di sviluppo sostenibile, e per porre sotto controllo il suo ingente debito pubblico. Tale opportunità sarà effettivamente sfruttata solo se il Paese sarà in grado di affrontare tre compiti molto impegnativi: preparare, entro aprile 2021, quel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che rappresenta la chiave di accesso al RRF; incentrare quel Piano su un insieme di riforme e di investimenti davvero capaci di cambiare l’inerzia del Paese; adottare una governance del Piano che permetta di realizzare nei tempi previsti (ossia, completando gli impegni di spesa entro il 2023 e la realizzazione dei progetti entro il 2026) tutti i punti essenziali del Piano. Questi risultati saranno raggiunti solo grazie a una mobilitazione di tutte le forze di cui l’Italia dispone.

JEL Classification: E62, E45, E22.

Keywords: Unione europea, politica fiscale, investimenti e riforme, sviluppo sostenibile.

Politiche di coesione e crescita economica: l’Italia nel panorama europeo

di Michele Battisti, Alexandra D’Onofrio, Cecilia Jona-Lasinio, Stefano Manzocchi
  • Le Politiche di Coesione dell’Unione europea hanno una storia ormai lunga più di quattro decenni, sei decenni se si considera anche la Politica agricola comune. Questo lavoro analizza l’impatto dei fondi strutturali sulla crescita economica regionale nei paesi europei, prestando particolare attenzione alle regioni del Mezzogiorno.
  • Utilizzando una base dati per il periodo 1980-2014, la nostra analisi evidenzia: 1) un impatto positivo e significativo della spesa finanziata da fondi strutturali sulla crescita regionale, coerentemente con la letteratura empirica recente; 2) una correlazione tra fondi strutturali e cambiamenti settoriali a sottolineare la rilevanza di tali fonti finanziarie per stimolare la crescita della produttività nel lungo periodo; 3) un ruolo significativo del settore pubblico sull’efficienza nell’utilizzo dei fondi strutturali.

JEL Classification: O40, R11, H54.

Keywords: Fondi strutturali, convergenza, cambiamento strutturale.

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