Introduzione

di Stefano Manzocchi e Maria Rita Testa
Il secondo volume dei 110 anni della Rivista di Politica Economica è dedicato ai temi della demografia e delle sue conseguenze pervasive per le economie e le società contemporanee, con particolare attenzione alla situazione dell’Italia e dell’Europa. Dopo aver trattato di sostenibilità ambientale ed innovazione nel primo numero del 2021, ci soffermiamo dunque su argomenti che di nuovo richiedono uno “sguardo lungo” su dinamiche profonde, lente ed inevitabilmente persistenti dell’esperienza umana nel confronto con i nostri ecosistemi.

Le dinamiche della popolazione, com’è ben noto, influenzano la crescita economica, la sostenibilità del debito pubblico e dei sistemi previdenziali, la produttività, il saggio di risparmio, i conti con l’estero, e la struttura produttiva, solo per citare alcuni aspetti. Ci siamo dedicati, con gli autori che hanno contribuito al volume, ad analizzare alcune delle tendenze demografiche più significative del nostro Paese – a confronto con altri partner europei – ed a scrutare con una “lente demografica”, alcune delle dinamiche economiche e sociali che appaiono meritevoli di particolare attenzione.

La bassa fecondità non è destino. Spunti per riequilibrare la demografia italiana

di Maria Rita Testa
  • La demografia italiana presenta alcuni squilibri strutturali maturati nel corso degli ultimi decenni. La bassissima fecondità, ben oltre il livello soglia capace di assicurare il rimpiazzo delle generazioni, e l’allungamento della durata di vita oltre 80 anni hanno generato una struttura di popolazione in cui è preponderante il peso delle persone anziane, di 65 anni e più, ed è sempre più esiguo il contingente giovanile, 0-14 anni.
  • Questa situazione, che rallenta il ricambio generazionale e influenza l’economia, impone delle scelte di adeguamento da parte della società.
  • Dopo aver descritto lo sviluppo demografico dell’Italia degli ultimi decenni (dal 1950 al 2020) si evidenziano alcune relazioni tra fecondità, da un lato, e variabili sociali ed economiche, dall’altro, e si individuano alcune aree di intervento per promuovere un cambiamento atto a riequilibrare gli squilibri demografici esistenti. Infine, si discutono misure a sostegno della famiglia che si sono rivelate efficaci in altri paesi europei.

JEL Classification: J1, J21, I3.

Keywords: fecondità, politiche per la famiglia, demografia, popolazione, Italia, Europa.

Crisi demografica: quali politiche familiari e per le nuove generazioni?

di Alessandro Rosina
  • La crisi demografica italiana dura oramai da oltre 35 anni, da quando il numero medio di figli per donna è sceso sotto 1,5 per poi non tornare al di sopra di tale soglia.
  • Come conseguenza, siamo stati il primo paese al mondo in cui gli over 65 hanno superato gli under 15. Secondo le ultime previsioni ISTAT (base 2020), i primi sono destinati a diventare il triplo dei secondi. La denatalità sta ora sempre più erodendo anche la popolazione in età attiva, indebolendo le possibilità di crescita economica e sostenibilità del sistema di welfare.
  • L’Italia presenta uno dei maggiori divari in Europa tra numero di figli desiderato ed effettivamente realizzato. Ma anche il desiderio di avere un figlio rischia di indebolirsi se non aiutato a diventare progettuale e realizzarsi con successo nella vita di coppia e all’interno della comunità di riferimento.
  • Nel confronto con gli altri paesi sono principalmente tre i nodi che frenano la realizzazione piena dei progetti riproduttivi: le difficoltà dei giovani nel conquistare una piena autonomia economica; le carenze degli strumenti di conciliazione tra lavoro e famiglia; l’alta esposizione al rischio di povertà per le famiglie che vanno oltre il secondo figlio. L’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 ha prodotto un peggioramento su tutti questi nodi.
  • Le condizioni per una inversione di tendenza delle nascite, da valori scesi sotto le 400mila a valori superiori alle 500 entro questo decennio ci sono, ma richiedono un aumento della fecondità a livelli più alti rispetto alla media europea (perché maggiore è la riduzione in Italia delle “potenziali madri”). Questo richiede che anche le politiche familiari italiane per le nuove generazioni siano portate ai livelli delle migliori esperienze europee. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e il Family Act sono strumenti del tutto nuovi che hanno le potenzialità per fare la differenza. Ma il loro esito non è per nulla scontato.

JEL Classification: J11, J13, J18.

Keywords: crisi demografica, natalità, politiche familiari, Family Act, squilibri demografici.

Le ragioni della bassa fecondità italiana: fra cambiamento culturale, incertezza economica e rigidità istituzionali

di Francesca Luppi
  • Le ragioni della bassa fecondità italiana potrebbero essere non solo economiche e istituzionali, ma anche culturali, legate a una graduale accettazione di un modello familiare senza o con pochi figli.
  • Il presente lavoro esplora l’esistenza di questo fattore culturale grazie ai dati del Rapporto Giovani 2020 dell’Istituto Toniolo, analizzando un campione rappresentativo di donne 30-34enni senza figli o con un figlio solo.
  • Accanto alle donne che non desiderano figli, lo studio rivela l’esistenza di un gruppo consistente di donne che desiderano (altri) figli ma sono poco motivate ad averne, non reputandolo indispensabile per la propria realizzazione personale. Queste donne sembrano anche più disposte a sacrificare la genitorialità di fronte ad altri obiettivi della propria vita, qualora li trovino inconciliabili.

JEL Classification: J13, J16.

Keywords: bassa fecondità, childless, desideri di fecondità, motivazione alla genitorialità, incertezza, Italia.

Ritardi, esclusione e disuguaglianze nei corsi di vita dei giovani in Italia

di Roberto Impicciatore e Francesca Tosi
  • Il ritardo nel percorso di transizione allo stato adulto dei giovani italiani comporta la cronicizzazione di uno stato di inferiorità in termini di potere relativo nella famiglia, nel mercato del lavoro e nelle relazioni sociali.
  • Questa “sindrome del ritardo” ha conseguenze tangibili sulla struttura della popolazione, intensificandone il processo di invecchiamento attraverso il rinvio o la rinuncia alle decisioni riproduttive dei giovani.
  • A farne le spese è anche lo stato di salute generale del Paese, indebolito dalla mancanza di giovani nella forza lavoro e frenato dalla sempre maggiore enfasi su ruolo e risorse della famiglia di origine e dal conseguente rafforzamento della stratificazione sociale.

JEL Classification: J1, J21, I3.

Keywords: transizione allo stato adulto, sindrome del ritardo, giovani, corso di vita, esclusione sociale.

L’invecchiamento globale e la permanenza di tre tendenze secolari

di Andrea Papetti
  • Il lavoro sfrutta dati e proiezioni sulla struttura demografica per età in un modello multi-paese a generazioni sovrapposte e a due settori per valutare l’impatto macroeconomico dell’invecchiamento globale della popolazione.
  • Secondo il modello, l’invecchiamento della popolazione può spiegare: (a) più del 50% della riduzione del tasso di interesse reale naturale (“stagnazione secolare”); (b) la maggior parte delle divergenze nelle posizioni nette sull’estero tra paesi (“squilibri globali”); (c) fino a circa un quinto della riallocazione settoriale delle risorse dal settore dei beni (commerciabili) a quello dei servizi (non-commerciabili).
  • Il modello prevede, sulla base delle proiezioni demografiche più recenti delle Nazioni Unite, che non vi sia alcun capovolgimento di queste tendenze nel corso del XXI secolo.

JEL Classification: E17, E21, E43, E52, J11, O11, O14.

Keywords: invecchiamento della popolazione, stagnazione secolare, squilibri globali, trasformazione strutturale, tasso di interesse naturale, modelli a generazioni sovrapposte.

Mutamenti demografici, spesa sanitaria e politiche per la salute

di Luca Gerotto, Luca Salmasi e Gilberto Turati
  • Il lavoro esplora le relazioni tra i mutamenti demografici, la spesa sanitaria e le politiche per la salute, guardando all’anziano nella sua veste di fruitore dei servizi, elettore, contribuente.
  • Mentre è incontestabile - sulla base dei dati - che all’aumentare dell’età aumentano anche i rischi per la salute e la necessità di fruire di servizi sanitari, la rassegna della letteratura sull’impatto dell’invecchiamento sulla spesa sanitaria mostra risultati contrastanti. I nostri esercizi su dati regionali italiani mostrano che – nel lungo periodo – c’è un effetto positivo statisticamente significativo della quota degli over 65 sulla spesa sanitaria pubblica procapite, che scompare quando si analizzano periodi di tempo brevi. Non ci sono effetti per la quota di “grandi anziani”.
  • Sul fronte politico, gli anziani sembrano privilegiare partiti politici con piattaforme orientate ad un ampliamento della spesa sociale. Se si guarda alle attuali fonti di finanziamento del SSN, i comportamenti di consumo degli anziani possono influenzare lungo diversi canali le entrate e la capacità di finanziamento del SSN.

JEL Classification: H51, I10, J11.

Keywords: invecchiamento, spesa sanitaria pubblica, politiche sanitarie.

L’economia della terza età: consumi, ricchezza e opportunità nella società che invecchia

di Massimo Rodà e Francesca G.M. Sica
  • La dinamica demografica è una delle sfide globali più importanti, insieme a quella ambientale. Negli ultimi decenni la popolazione mondiale è cresciuta rapidamente, è divenuta più longeva ed è aumentata la disuguaglianza tra le diverse fasce di età. L’Italia ha una popolazione mediamente molto longeva e con una quota di over 65 tra le più alte al mondo (22,8% del totale). Se da un punto di vista di sostenibilità del sistema pensionistico ciò rappresenta un problema di difficile soluzione, dal punto di vista economico è un’opportunità: gli over 65 in Italia spendono circa 200 miliardi di euro l’anno, quasi un quinto dell’intero ammontare dei consumi delle famiglie; essi, inoltre, dispongono di una capacità di spesa pro-capite più elevata ma anche relativamente più stabile rispetto al ciclo economico, in confronto con le altre fasce di popolazione. La Silver economy, dunque, si presenta per le imprese come un’occasione per investire in un settore dalle potenzialità ampie e in continua crescita, che anche nella fase attuale rappresenta una risorsa importante per la ripresa economica del Paese.

JEL classification: J14, I130, I150, P46.

Keywords: invecchiamento attivo, speranza di vita in salute, propensione al consumo.

Gli effetti della migrazione sulla struttura produttiva in Europa: un approccio basato sui task lavorativi

di Stefania Borelli, Giuseppe De Arcangelis e Majlinda Joxhe
  • In questo studio valutiamo l’effetto della migrazione sulla struttura produttiva per alcuni paesi europei relativo al periodo precedente la Grande Recessione, 2001-2009. Proponiamo un approccio basato sui task lavorativi (ovvero le mansioni) che coinvolgono diverse abilità. L’afflusso di migranti aumenta l’offerta dei task manuali (o semplici) rispetto ai task complessi che necessitano maggiormente di abilità comunicative e linguistiche, favorendo la produzione nei settori che impiegano una più alta intensità di task semplici.
  • Utilizziamo il database O*NET statunitense per determinare l’intensità di utilizzo relativo dei task semplici nei settori produttivi di ogni paese e la EU Labor Force Survey per valutare l’effetto della migrazione nella composizione dell’occupazione tra nativi e migranti. Le nostre analisi confermano che l’aumento dello stock di migranti ha un impatto positivo su tutto il valore aggiunto del settore manifatturiero come conseguenza dell’aumento delle risorse, ma il valore aggiunto aumenta significativamente di più in quei settori che utilizzano più intensamente i task semplici. Per superare eventuali problemi di endogeneità utilizziamo uno strumento tradizionale di shift-share.

JEL Classification: F22, C25, J24.

Keywords: migrazione internazionale, task lavorativi, O*NET, effetto Rybczynski.

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