Introduzione di Stefano Manzocchi, Antonio Ranieri
La diffusione delle competenze digitali in Italia e in Europa: divari territoriali e sociali di Serenella Caravella, Rosario Cerra, Francesco Crespi, Dario Guarascio, Mirko Menghini
Domanda di competenze e transizione ecologica di Valeria Costantini, Giovanni Marin, Joanna Napierala, Elena Paglialunga
ITS Academy: uno strumento per costruire il futuro di Cristina Grieco, Antonella Zuccaro
Formazione, competenze e lavoro: il grande divario di genere di Manuela Samek Lodovici, Renata Semenza
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Introduzione

di Stefano Manzocchi, Antonio Ranieri
  • Non è un caso che questo numero della Rivista di Politica Economica sia dedicato al tema delle competenze. Promuovere l’acquisizione delle conoscenze e delle abilità necessarie per affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro, contribuire alla crescita sostenibile, accrescere l'innovazione tecnologica e digitale e sostenere la competitività delle imprese. Sono gli obiettivi dell’Anno europeo delle competenze proclamato dal Parlamento europeo per il 2023. Un’iniziativa per segnalare la centralità che deve assumere in tutti i paesi dell’Unione il rafforzamento dei sistemi di formazione delle competenze e la loro integrazione con le politiche del lavoro e dello sviluppo economico. Un’occasione di riflessione tanto più necessaria in Italia, dove la questione delle competenze sul lavoro ha ormai connotati emergenziali.
  • Che ci sia qualcosa che non va nel mercato del lavoro italiano ce lo dicono le numerose indagini condotte in questi anni da organizzazioni imprenditoriali, centri di ricerca specializzati, organizzazioni nazionali e internazionali.
  • Mentre l’Italia registra livelli di disoccupazione, inoccupazione e persone a rischio di esclusione sociale tra i più alti in Europa, l’ultima indagine Confindustria sul lavoro segnala difficoltà di reperimento di personale per un quarto delle imprese; quota che sale a un terzo tra le imprese con almeno 100 dipendenti. Un dato non diverso da quello rilevato nell’indagine europea Cedefop-Eurofound del 2019 che già nel contesto prepandemico vedeva il 20% delle imprese italiane denunciare seri ostacoli al reclutamento, mentre un altro 50% indicava di incontrare difficoltà. D’altro canto, le indagini Excelsior ci ricordano regolarmente le difficoltà delle imprese nel trovare figure professionali che richiedono elevata qualificazione, professioni tecniche e ingegneristiche, operai specializzati. Su questa base, Unioncamere ha stimato una perdita di valore aggiunto di quasi 40 miliardi di euro per il solo 2022. E guardando al prossimo futuro, le previsioni sui fabbisogni occupazionali 2023-27 indicano come si tratti di difficoltà destinate a crescere nel medio periodo soprattutto per profili di formazione terziaria, universitaria o professionalizzante, e formazione secondaria superiore di tipo tecnico-professionale.
  • Si tratta di un paradosso che non sembra aver trovato, pur nel vivace dibattito degli ultimi anni, le risposte adeguate anche per la complessità di un intreccio che incrocia almeno tre fenomeni tra loro connessi, ma diversi sul piano delle soluzioni. Quello della scarsità di competenze (skills shortages), ovvero della carenza in termini assoluti di lavoratori idonei a occupare i posti di lavoro disponibili in particolari settori o professioni. Quello del deficit di competenze (skills gaps), che può riguardare in varia misura i lavoratori impiegati – o in via di assunzione – da parte delle imprese. Infine, quello delle difficoltà di incontro tra domanda e offerta di competenze (skills mismatch), dovute a una varietà di cause che rendono ardua l’efficiente allocazione delle competenze che pure sono potenzialmente disponibili sul mercato.


Il cambiamento delle professioni come cambiamento delle competenze: evidenze dagli annunci di lavoro online in cinque paesi europei

di Emilio Colombo, Francesco Trentini
  • In questo lavoro presentiamo un’indagine sul cambiamento delle competenze richieste per le professioni in cinque grandi paesi europei nel periodo 2019-2021. Il lavoro è condotto su dati degli annunci di lavoro prodotti dalla piattaforma WIH-OJA di Eurostat e Cedefop, utilizzando sia il dato grezzo in linguaggio naturale sia il dato classificato secondo standard ESCO. Il testo degli annunci di lavoro è usato per generare un modello linguistico specifico per il contesto del mercato del lavoro e testato sul task di classificazione delle competenze. Il modello consente di misurare la similarità delle nuove competenze osservate nel 2021 e le competenze esistenti nel 2019.
  • Il panorama che emerge è caratterizzato da una significativa differenziazione tra diverse lingue e mercati del lavoro, con specificità nazionali in merito ai tipi di competenze che stanno cambiando maggiormente e alle professioni interessate. Al netto delle differenze linguistiche, le nostre analisi danno evidenza del fatto che la domanda di competenze nei mercati nazionali tende a diversificarsi nel tempo e questo effetto è più forte per le professioni poco qualificate.

JEL Classification: J24, C45, C55.
Keywords: skill requirements, skill change, online job advertisements, NLP, word embedding .

La diffusione delle competenze digitali in Italia e in Europa: divari territoriali e sociali

di Serenella Caravella, Rosario Cerra, Francesco Crespi, Dario Guarascio, Mirko Menghini
  • Questo lavoro analizza la diffusione delle competenze digitali in Italia e in Europa attraverso lo sviluppo di un nuovo indicatore che ne misura in modo granulare l’intensità, distinguendo per paese, regione e tipologia di occupato. L’analisi empirica proposta mostra come la diffusione delle competenze digitali e, più in generale, i processi di digitalizzazione, non procedono in maniera uniforme ma sono caratterizzati da fenomeni di polarizzazione. Ai divari tra paesi, si aggiungono quelli territoriali che, all’interno di essi, ampliano la distanza tra centro e periferia. Infine, il livello di competenze digitali differisce tra le diverse componenti della società, così che i fenomeni di polarizzazione in senso geografico si estendono a quelli sociali, generazionali e di genere.

JEL Classification: O14, O30, O38.
Keywords: competenze digitali, trasformazione digitale, divari regionali, politiche del lavoro, occupazione, divari salariali.

Domanda di competenze e transizione ecologica

di Valeria Costantini, Giovanni Marin, Joanna Napierala, Elena Paglialunga
  • Le dinamiche occupazionali nel mercato del lavoro europeo e italiano sono oggi strettamente connesse con l’evolversi della strategia orientata alla sostenibilità ambientale, energetica e climatica che l’Unione europea sostiene ormai da un decennio.
  • L’evoluzione dei sistemi produttivi verso la transizione ecologica richiede nuove competenze da parte dei lavoratori in tutti i rami dell’economia, che devono essere sviluppate congiuntamente con i rapidi mutamenti tecnologici che caratterizzano oggi la società.
  • La domanda di lavoro in Italia nell’ultimo triennio si è rapidamente orientata a un sostanziale aumento delle competenze verdi richieste per le nuove assunzioni, con una qualificazione generale delle competenze in prevalenza alta e medio alta.
  • La trasformazione ecologica e digitale della domanda di lavoro da parte delle imprese in Italia rappresenta un elemento chiave della dinamica occupazionale per il prossimo decennio e richiede misure strutturali di supporto e accompagnamento per sviluppare competenze adeguate degli occupati.

JEL Classification: J24, O32, Q55.
Keywords: competenze verdi, dinamiche occupazionali, transizione ecologica.

Formarsi tutti, formarsi sempre. Un sistema di formazione di massa per la qualità e la produttività dei lavori

di Rossella Cappetta, Maurizio Del Conte
  • L’Italia non ha mai avuto un sistema di massa per la formazione continua al lavoro. Eppure, fare formazione al lavoro in modo rigoroso e continuo, coinvolgendo la gran parte della popolazione di un paese, è indispensabile per il benessere delle persone e della comunità e per la produttività delle imprese e dell’intero sistema economico.
  • Se l’accrescimento delle competenze è un obiettivo funzionale al benessere della comunità, la parte pubblica ha una responsabilità rilevante nella progettazione e implementazione di un sistema di formazione al lavoro di massa, che ricomprenda i percorsi rivolti sia a chi non ha un lavoro sia agli occupati che necessitano di una crescita coerente con le trasformazioni lavorative. Al tempo stesso, fare formazione al lavoro non può prescindere dalle imprese, in cui il lavoro si svolge.
  • Costruire un “sistema” di formazione di massa è una sfida tecnicamente complessa perché implica la definizione di una strategia di lungo periodo che integri i processi di riqualificazione con quelli di orientamento e accompagnamento al lavoro, che coordini i percorsi di istruzione (ITS e IFTS, in primis) e i percorsi di formazione permanente e che mantenga allineate e complementari le politiche formative pubbliche con quelle aziendali. Inoltre, questa strategia deve essere corredata da piani di implementazione specifici (per territori, per settori, per caratteristiche delle persone e delle imprese coinvolte ecc.) che identifichino le responsabilità degli attori pubblici e di quelli privati e che specifichino fasi e strumenti standardizzati, indispensabili per il monitoraggio dei risultati formativi e per la loro portabilità nelle transizioni lavorative delle persone.

JEL Classification: J0, L2.
Keywords: politiche di formazione, sistemi aziendali di formazione, lavoro, politiche attive del lavoro .

La responsabilità educativa nella vision e progettualità delle imprese: focus su orientamento e ITS

di Alfonso Balsamo
  • Il livello quantitativo e qualitativo del capitale umano dei giovani in Italia è ancora troppo basso per competere con le principali potenze industriali al mondo. Due le principali criticità, abbandono scolastico e mismatch. Criticità contrastabili attraverso sistemi integrati di orientamento e una filiera tecnico-professionale matura.
  • La Missione 4 del PNRR prevede una riforma dell’orientamento e riforme e investimenti sugli ITS (percorsi tecnici post diploma). Il PNRR affida alle imprese un ruolo chiave nell’istruzione e di fatto ne riconosce la responsabilità, in particolare nel rapporto con le scuole e gli ITS.
  • L’orientamento scolastico in Italia deve evolvere nella direzione di un’azione complessiva, integrata dal contributo degli attori socioeconomici, in particolare delle imprese. Orientamento come processo di informazione e accompagnamento del giovane a una scelta formativa e lavorativa consapevole. In questo contesto le imprese italiane, grazie anche al supporto delle associazioni datoriali, co-progettano con le scuole attività che migliorano i livelli di occupabilità. 
  • L’orientamento, che va sostenuto attraverso aggregazioni scuola-impresa stabili, è il primo livello di una serie di attività di collaborazione che possono comporre una filiera formativa strutturata e progressiva che va dall’orientamento all’alternanza scuola-lavoro, culminando eventualmente nell’apprendistato duale.
  • Gli ITS Academy rappresentano il segmento più innovativo del sistema d’istruzione in Italia che più riconosce alle imprese un ruolo sia didattico che di governance, con ottimi risultati in termini occupazionali. Riforma e investimenti sugli ITS previsti dal PNRR possono portare, con i giusti interventi, alla nascita di un sistema maturo e alternativo – pur non in contrasto – con l’università.

JEL Classification: I2, J2.
Keywords: politiche educative, responsabilità educativa imprese, orientamento, VET, Higher-VET, ITS Academy .

ITS Academy: uno strumento per costruire il futuro

di Cristina Grieco, Antonella Zuccaro
  • Gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy) presentano diverse caratteristiche di originalità nel panorama formativo italiano, in grado di fornire interessanti contributi alla riflessione sul presente, ma soprattutto sul futuro della formazione al lavoro: dalla dinamicità dei piani didattici, che si rinnovano ogni anno in relazione all’evoluzione del mondo del lavoro, al ruolo delle imprese nei percorsi formativi, dall’agilità organizzativa, alla flessibilità didattica, al livello di utilizzo nei percorsi formativi delle nuove tecnologie abilitanti.
  • A partire dalla presentazione di un quadro generale sul rapporto tra istruzione, formazione e lavoro, quindi da alcuni dati significativi perlopiù evinti dai monitoraggi nazionali condotti da Indire per conto del Ministero dell’Istruzione e del Merito e da ricerche a campione su oltre 300 tra studenti, docenti e rappresentanti delle imprese, l’articolo fotografa lo stato di sviluppo e le prospettive di evoluzione del sistema ITS con particolare attenzione alla distintività del modello formativo.

JEL Classification: I2, J2.
Keywords: competenze, ITS Academy, didattica, tecnologie, organizzazione.

Formazione, competenze e lavoro: il grande divario di genere

di Manuela Samek Lodovici, Renata Semenza
  • Se il tema della formazione delle competenze sia da analizzare in una prospettiva di genere è questione ancora poco trattata. L’articolo analizza l’interazione tra le persistenti differenze di genere nei percorsi di istruzione e formazione, nell’acquisizione delle competenze e negli sbocchi lavorativi.
  • Nella prima parte si identificano i meccanismi sociali alla base delle diseguaglianze nel mercato del lavoro. Si evidenzia il paradosso fra la superiorità delle credenziali educative femminili e la penalizzazione lavorativa, la cui forte segregazione settoriale, occupazionale e professionale incide sulle opportunità di crescita e sulle condizioni di lavoro, sia contrattuali che retributive. Nella seconda parte l’articolo mostra che l’origine delle diseguaglianze discende anche dalla precoce divergenza di genere che si profila già nelle propensioni disciplinari e nell’indirizzo di studio prescelto. A loro volta queste sono influenzate da stereotipi culturali e aspettative sociali, per poi ripercuotersi a catena sui passi successivi. Si configura, dunque, una segregazione, in primo luogo educativa, che plasma i destini lavorativi di donne e uomini, separati e diseguali.
  • Una riflessione sulle implicazioni di policy, che scaturisce dall’analisi dei fattori che causano il divario di genere nell’istruzione, nella formazione e nel lavoro, è presentata nella terza parte dell’articolo. La conclusione è che l’investimento sociale principale dovrebbe puntare a eliminare gli stereotipi e le aspettative differenziate in base al sesso – scardinando a monte i meccanismi della segregazione di genere descritta – e a riequilibrare il mercato del lavoro, attraverso l’acquisizione, la mobilizzazione e il mantenimento delle competenze.

JEL Classification: J2-J7.
Keywords: segregazione occupazionale, segregazione educativa, diseguaglianze di genere, segmentazione del mercato del lavoro, formazione delle competenze .

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