Dare priorità al lavoro: Maurizio Stirpe al Sole 24 Ore

01 maggio 2019 | Vice Presidente,Lavoro Welfare e Capitale Umano

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Con il lavoro si può pianificare il futuro, un progetto di vita e costruire la propria identità personale. Per questo il lavoro è la priorità e la crescita è la precondizione per arrivare a questo obiettivo

In occasione della Festa dei lavoratori del 1° maggio, in una intervista a Il Sole 24 Ore, il nostro Vice Presidente per il Lavoro e le Relazioni Industriali Maurizio Stirpe ha parlato della centralità del lavoro come leva di sviluppo e coesione sociale.

Su questo, come su molti altri temi, continua la collaborazione con CGIL, CISL e UIL: dopo il Patto della Fabbrica dell’anno scorso, tre settimane fa abbiamo firmato insieme l’Appello per l’Europa, un pressing comune delle parti sociali nei confronti del governo che parte dall’Europa, alla vigilia delle elezioni europee, e punta al lavoro e alla crescita. Per ridurre le disuguaglianze, dare un futuro ai giovani, in Italia e nella UE.

C’è un rinnovato protagonismo delle parti sociali davanti ai grandi temi del lavoro e della crescita. Senza un processo stabile e duraturo di sviluppo non si creano posti di lavoro e non si riuscirà a dare risposte adeguate all’emergenza della disoccupazione giovanile.

Per questo sollecitiamo il governo ad agire: occorre un taglio al cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori, per rimpolpare le buste paga e spingere la domanda interna. Ovviamente con strumenti che devono essere sostenibili.

Le prossime tappe per l’attuazione del Patto della Fabbrica verteranno a definire tutti gli aspetti entro la fine dell’anno e completare gli avvisi comuni su quattro aspetti:

  • formazione e capitale umano
  • welfare
  • mercato del lavoro e politiche attive
  • partecipazione organizzativa.

Per quanto riguarda dumping contrattuale e rappresentanza, sono questioni prioritarie da risolvere, e su questo occorre convincere il governo, che deve ancora attivare la convenzione con il Ministero del Lavoro per la misurazione dei sindacati.

Anche le organizzazioni datoriali devono misurarsi, occorre per questo che le varie sigle dei datori di lavoro siano d’accordo. Più si tarda, più si creano disagi alla contrattazione e si favorisce appunto il dumping contrattuale, un problema sentito anche in Europa.

Una volta individuato il contratto minimo di riferimento per ogni settore produttivo si potrebbe ricavare il salario minimo per ogni comparto non coperto da contrattazione dalla media dei trattamenti economici minimi dei contratti di riferimento maggiormente rappresentativi. In questo modo si eviterebbe di sottrarre la determinazione stessa del salario minimo alla contrattazione delle parti sociali.


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