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Il futuro si costruisce con gli investimenti – L’intervista di Bonomi a QN

17 novembre 2020 | Presidente

“Sono stati persi molti mesi senza porre in atto quel che Confindustria aveva chiesto fin da aprile: poter disporre di dati scomposti per microterritori, ricerche sui focolai volte a perfezionare la diagnostica locale, e tracciamento dei contagiati. Così avremmo avuto eventuali misure restrittive solo sui focolai identificati. Non è avvenuto”.

Intervistato oggi da QN, il Presidente Carlo Bononi affronta i temi della nuova ondata di Covid19, le azioni necessarie a contenere l’emergenza e le misure indispensabili per far ripartire l’economia.

“Quando con i sindacati concordammo subito protocolli di sanificazione e distanziamento nelle imprese – continua il Presidente – chiedemmo di procedere ai tamponi nelle aziende. Ci fu risposto di no.

Il rafforzamento del trasporto locale non c’è stato. Il risultato si è visto nelle ultime settimane. Con continui rimpalli tra governo e regioni. Tutto ciò alimenta sfiducia, anche proteste di piazza. E aggrava la perdita di PIL nel 2020, con evidenti rischi di trascinamento sul 2021”.

Alla domanda su come valuta i cosiddetti “ristori”, il Presidente spiega: “Sul metodo, il governo ha finalmente capito che i sussidi non devono essere gestiti da enti pubblici che già stentano nei loro compiti ordinari. Perché l’erogazione avviene in fortissimo ritardo. Occorreva da subito imboccare la via scelta adesso, con l’Agenzia delle Entrate come erogatore.

Quanto al merito, è evidente che, per quanto le risorse stanziate siano state di alcuni miliardi, non sono sufficienti a evitare chiusure e fallimenti a catena. Nel commercio, bar, ristorazioni e alberghiero, è un rischio fortissimo. Servivano abbuoni fiscali immediati e sostanziosi, non la semplice proroga dei pagamenti di mese in mese”.

E nell’intervista Bonomi affronta anche il tema del Recovery Fund: “Da settimane l’uso del Recovery Fund è sparito dai radar, il governo travolto dall’emergenza non ne parla più. La bozza di legge di bilancio 2021 resta improntata a sole misure di emergenza. Siamo molto preoccupati” sottolinea il Presidente.

“Le risorse del Recovery Fund devono avere una destinazione concentrata sulle poche priorità essenziali indicate dalla Commissione UE. Abbiamo chiesto una sede comune tra governo e parti sociali per valutare e decidere insieme. Ma non abbiamo avuto risposta.

La ripresina 2015-17 è avvenuta grazie al traino dell’industria e della manifattura, e grazie agli investimenti privati che con Industria 4.0 fecero uno scatto in avanti anche a doppia cifra, mentre gli investimenti pubblici continuavano a calare. Bisogna ripartire da lì”.

E aggiunge: “Serve un potenziamento strutturale permanente di tutte le forme di incentivo agli investimenti privati: Industria 4.0, ricerca e sviluppo, legge Sabatini, Patent Box, incentivi al trasferimento tecnologico ricerca-imprese e al fintech per l’accesso delle PMI a capitale aggiuntivo di rischio e obbligazionario. Il futuro si costruisce con gli investimenti, non con i sussidi.

Alla domanda su quali siano le infrastrutture su cui puntare Bonomi risponde: “Le reti infrastrutturali vanno di pari passo con il recupero del gap accumulato su quelle digitali. Ma l’esperienza negativa accumulata dalla legge obiettivo di Berlusconi a oggi non può che allarmare.

Restiamo un Paese dove per una infrastruttura viaria o ferroviaria superiore ai 100 milioni di costo il tempo medio di realizzazione non scende sotto i 15 anni. Se vogliamo davvero sfruttare in pieno la maxi dote finanziaria a disposizione dell’Italia, serve una riforma drastica delle procedure della Pubblica amministrazione”.   

La soluzione a questo problema, tuttavia, non può essere il continuo commissariamento, come spiega il Presidente: “A Genova c’era un grande viadotto da ricostruire. Ma era sullo stesso percorso, senza dover procedere a espropri né conferenze di servizio soggetti a impugnativa. Servono procedure ordinarie diverse, non commissari a raffica. Ricorrere a commissari significa che le norme ordinarie non funzionano. E mi lasci dire una cosa. Con il cosiddetto decreto semplificazioni era adottata la nomina di circa 50 commissari per grandi opere in colossale ritardo. La lista dei 50 commissari pare sia stata mandata dal ministero dei Trasporti a Palazzo Chigi. Ma le nomine non sono ancora avvenute….

Per quanto riguarda il tema del lavoro: “Nessun altro paese avanzato ha adottato il blocco dei licenziamenti. Che in realtà è un blocco delle assunzioni, perché impedisce alle imprese di ristrutturarsi – ricorda Bonomi.

Il governo ha accolto la nostra proposta che la proroga della CIG e del blocco fino a marzo non chieda alle imprese contribuzioni aggiuntive. Visto che le imprese pagano già oltre 3 miliardi l’anno per finanziare la CIG ordinaria. Servono al più presto nuovi ammortizzatori sociali basati sull’occupabilità, con formazione e ricollocazione. È anche per questo che nei contratti vogliamo potenziare l’assegno di ricollocazione. 

Il governo Conte 2 ha dovuto accettare la realtà: i limiti posti dal governo Conte 1 ai contratti a tempo determinato hanno ottenuto l’effetto opposto a quello desiderato. E ha dovuto rivederli. Ora il blocco al ritorno di nuove causali è stato prorogato solo fino a marzo. Deve diventare strutturale.

Per quanto riguarda una possibile riforma del Reddito di cittadinanza: “È molto semplice – spiega il Presidente - la lotta alla povertà è una cosa ma dal Reddito di cittadinanza bisogna levare le politiche attive del lavoro, che sono tutt’altra cosa. Abbiamo proposto sin da luglio un sistema basato sull’accreditamento di agenzie private del lavoro, che conoscono bene e dall’interno la domanda di lavoro delle imprese”.

Infine, Bonomi risponde ad una domanda sulla riforma fiscale: “Anche sul fisco occorre un confronto serio tra imprese e governo. Le anticipazioni parlano solo di interventi sull’IRPEF, per estendere i bonus ai lavoratori dipendenti. Ma il problema essenziale italiano è il cuneo fiscale da record che grava su noi imprese. Una riforma organica del fisco non può dunque occuparsi solo dell’IRPEF. Il governo non può, su una materia così delicata, fare scelte unilaterali. A maggior ragione visto che il governo ha spostato la riforma fiscale al 2022”.



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