Stirpe a Repubblica Affari e Finanza: L’aiuto di Stato non sia il fine ma un passaggio intermedio di una strategia. Distinguere tra crisi reversibili e strutturali

15 novembre 2021 | Vice Presidente,Lavoro e Relazioni Industriali


“L’aiuto dello Stato per le imprese in crisi non può essere il fine, ma solo uno dei passaggi di una strategia chiara e definita da subito anche nei tempi. Va usato con parsimonia e ci deve essere un termine oltre al quale non si può andare”. Così Maurizio Stirpe, Vice Presidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni Industriali, in un’intervista su Affari e Finanza di Repubblica.


Entrando nel merito Stirpe ha commentato alcuni casi concreti, a partire da Mps: “il governo Draghi ha fatto bene a fermarsi e a riconsiderare la strategia e il percorso. Azioni di questo genere sono positive e vanno perseguite se sono risolutive. Altrimenti sul lungo periodo producono effetti controproducenti. Meglio quindi aprire una riflessione prima di proseguire. In casi come Mps, Alitalia e Ilva – ha aggiunto - l’approccio è utile se viene caratterizzato da due requisiti. Prima è necessaria una pianificazione strategica dell’intervento. L’aiuto economico non può essere il fine, ma deve essere un passaggio intermedio di una strategia. E poi va definita la tempistica: ci deve essere un inizio e un termine oltre al quale non si va. Altrimenti si tratta di accanimento terapeutico. Non ci possono essere sostegni infiniti: l’aiuto deve essere limitato nella portata e connotato nell’impegno perché grava sulla fiscalità generale. Alitalia – ha ricordato Stirpe - è un esempio calzante. Le difficoltà strutturali della compagnia sono note da più di 20 anni e sarebbe stato preferibile adottare prima la soluzione trovata oggi. Oggi avremmo un’Ita più solida e si sarebbero risparmiati molti miliardi, realizzando un intervento più efficace e risolutivo”.


Per quanto riguarda la gestione delle crisi d’ impresa Stirpe ha sottolineato: “L’errore principale è l’incapacità di saper distinguere tra una crisi reversibile e una irreversibile. Prendiamo i casi dello stabilimento Whirlpool di Napoli e di Embraco a Torino. Era già chiaro da tempo che in quei due siti gli investimenti della multinazionale sarebbero stati interrotti. Piuttosto che accanirsi sulla tutela del posto di lavoro, quando il lavoro non c’è’ più, sarebbe stato meglio impiegare i soldi in un mix di strumenti e di politiche attive che rimettessero le persone nelle condizioni di trovare una nuova occupazione. Come Confindustria lo abbiamo ribadito al governo Draghi: puntiamo sulla tutela dell’occupabilità della persone, non del singolo posto, altrimenti la politica rischia di alimentare false aspettative.” Per quanto riguarda le crisi reversibili,  il Vice Presidente ha chiarito che su tratta di quelle “non strutturali che dipendono dalle congiunture del mercato oppure da trasformazioni che investono interi comparti.  Pensiamo alla transizione ecologica nell’auto: nei prossimi anni vivremo processi di riorganizzazione della produzione importanti e con impatti sull’occupazione. I piani industriali concreti e robusti andranno supportati, così come la forza lavoro coinvolta andrà formata e reimpiegata. Giusto, quindi, che lo Stato intervenga con fondi e percorsi definiti e limitati nel tempo”.


“L’errore più grave invece - ha ribadito - è ostinarsi a voler recuperare situazioni irrecuperabili per tutelare posti di lavoro che sono decotti come le aziende. Queste persone, coinvolte in situazioni difficili, meritano rispetto. A loro va dato un reale sostegno al reddito e una possibilità seria di reinserimento nel mercato del lavoro”.

 

Stirpe ha poi commentato il Pnrr, la destinazione delle risorse e il percorso delle riforme necessarie per attuarlo: “per me l’aspetto cruciale sono le riforme di cui il Paese ha bisogno. Quando si potevano fare liberamente non si è andati avanti. Ora siamo obbligati. Sono una condizione fondamentale per utilizzare i fondi, ma sono anche l’unica strada per individuare nuove direttrici di sviluppo. Così riusciremo ad accorciare i gap in termini di competenze, divari territoriali, di genere e generazionali.


L’Italia è il Paese dei campanili e dell’eccesso di corporativismo” - ha aggiunto riferendosi al decreto concorrenza. “Facciamo tutti un passo indietro per farne poi due avanti. Le lamentele e le doglianze ci saranno sempre, ma il governo deve tirare dritto. È tempo delle decisioni. Il Pnrr è un’occasione irripetibile che permetterà al Paese di completare le proprie infrastrutture e di affrontare il grande tema della transizione energetica in modo sostenibile sia da un punto di vista economico che sociale”.

 

In conclusione il Vice Presidente ha affrontato il tema della cosiddetta “politica dei bonus”: “non è sbagliata con un uso dei bonus parsimonioso e non controproducente per il mercato. Il reddito di cittadinanza, a suo modo un bonus, è uno strumento di contrasto alla povertà. Il concetto è giusto, ma insieme ai bonus si devono ideare cassette degli attrezzi per combattere gli abusi ed evitare effetti distorsivi sul mercato del lavoro. Questo significa mettere in campo strumenti basati su criteri oggettivi, non discrezionali, trasparenti e automatici per evitare nuova burocrazia. In caso di irregolarità non si raggiungono le finalità per cui è stato concesso il bonus e allora è meglio studiare alternative che non producano effetti negativi”.



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