COMUNICATI STAMPA


Roma, 25 luglio 2019 – L’Assemblea generale di Businessmed, l’Unione delle Confindustrie del Mediterraneo, ha ufficializzato oggi la nomina di Vincenzo Boccia come vicepresidente dell’associazione. Boccia terminerà il suo mandato alla vicepresidenza di Businessmed nel 2020, quando ne diventerà automaticamente presidente come da statuto dell'organizzazione. 

“Incoraggiare l'integrazione economica e sociale nella regione euro mediterranea attraverso il ruolo delle nostre imprese è l’obiettivo che ci siamo dati. La nostra unità è essenziale per contare di più presso le istituzioni e gli organismi nazionali ed esteri. Non importa quali divisioni possano sorgere a livello politico tra i nostri paesi, noi dobbiamo sforzarci di costruire un approccio comune. È quindi in linea con questa missione di Businessmed che assumo la posizione di vicepresidente”, ha dichiarato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia assumendo la carica di vicepresidente di Businessmed. 

“Il nostro obiettivo è il coordinamento delle tre Unioni delle Confindustrie d'Europa (Businesseurope), del Mediterraneo (Businessmed) e dell'Africa (Businessafrica), allo scopo di dare voce ai rappresentanti del settore privato di 97 Paesi dell'area e trovare soluzioni alla disoccupazione e alle migrazioni, creando business e nuovi modelli di sviluppo sostenibile”, ha detto il presidente di Businessmed Saida Neghza.

L’assemblea ha infine confermato la partership di Businessmed con Confindustria in occasione di Connext2020, occasione in cui guiderà una nutrita delegazione di imprese del Mediterraneo che parteciperanno al partenariato industriale, evento espositivo e di networking digitale incentrato sui principali driver di sviluppo per imprese nazionali e internazionali.




Roma, 25 luglio 2019 – Confindustria e FEI, la federazione delle industrie egiziane, hanno firmato questa mattina un protocollo d'intesa per rafforzare le relazioni commerciali e promuovere la cooperazione economica dei due paesi. L’accordo, siglato dal Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e dal vicepresidente della FEI Tarek Tawfik, vuole rafforzare la sinergia tra le imprese di Italia ed Egitto, incoraggiando partenariati industriali anche in paesi terzi. 

Tra i punti principali dell’intesa, la rinnovata collaborazione su alcuni appuntamenti che si terranno il prossimo anno in Italia, come la partecipazione di una delegazione di imprese egiziane a Connext 2020 e al Seminario sulle opportunità di Investimento nel Canale di Suez, e la promozione di partnership nel settore della formazione tra aziende e università del Mediterraneo grazie ai programmi europei ai quali partecipa Businessmed.

Roma, 25 luglio 2019 - Il mondo imprenditoriale e associativo fa un appello a Governo e Parlamento per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti nel nostro Paese.

 

CONFINDUSTRIA, CIRCULAR ECONOMY NETWORK, CNA, FISEUNICIRCULAR, FISE ASSOAMBIENTE, CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI, CONFARTIGIANATO IMPRESE, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, CISAMBIENTE, FEDERCHIMICA, FEDERACCIAI, FEDERAZIONE GOMMA PLASTICA, ASSOMINERARIA, CONAI, CONOU, ECOPNEUS, CONFEDERAZIONE LIBERE ASSOCIAZIONI ARTIGIANE ITALIANE, GREEN ECONOMY NETWORK DI ASSOLOMBARDA, UTILITALIA, CASARTIGIANI, CONFAPI, ASSOVETRO, CONFAGRICOLTURA, CONSORZIO ITALIANO COMPOSTATORI, ECOTYRE, COBAT, CONSORZIO RICREA, ANCO, AIRA, GREENTIRE, ASSOBIOPLASTICHE, ASCOMAC COGENA, ECODOM, AMIS, COMIECO, ASSOCARTA, FEDERAZIONE CARTA E GRAFICA, CENTRO DI COORDINAMENTO RAEE, SITEB, ASSOREM, FIRI, FEDERBETON, AITEC, CONOE, COREPLA, FEDERESCO, ANGAM, CENTRO DI COORDINAMENTO NAZIONALE PILE E ACCUMULATORI, UCINA - CONFINDUSTRIA NAUTICA, ASSOFOND, CONSORZIO CARPI, ASSOFERMET, AGCI-SERVIZI

 

riunite oggi a Roma presso lo Spazio Eventi Spagna di Roma, hanno lanciato un grido d’allarme per denunciare le pesanti ricadute sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti per famiglie e imprese, in seguito alla battuta d’arresto del settore dell’economia circolare.

Una sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto paralizzato le operazioni di riciclo dei rifiuti. La misura dello Sblocca Cantieri in materia di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) non ha risolto la situazione, limitandosi a salvaguardare le tipologie e le attività di riciclo previste e regolate dal DM 5 febbraio 1998 e successivi, escludendo quindi quelle che sono state sviluppate nel frattempo. Questo quadro normativo di fatto impedisce diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti.

Come è noto la raccolta differenziata è una precondizione per gestire in modo virtuoso i rifiuti attraverso il loro corretto conferimento verso impianti preposti al riciclo. Ma non basta. Gli impianti devono essere autorizzati a far cessare la qualifica di rifiuto (End of waste) in modo che dopo il trattamento restituiscano prodotti, materiali e oggetti destinati al mercato.   

L’invio dei nostri rifiuti all’estero ha costi troppo elevati per i cittadini e le imprese ed è proprio un Paese povero di materie prime come l’Italia, a dover valorizzare i materiali di scarto per essere competitivo nel confronto internazionale e rafforzare la propria base imprenditoriale.  Il blocco delle autorizzazioni ci costa 2 miliardi di euro in più all’anno.

Lo sviluppo di processi e prodotti legati all’economia circolare rappresenta una sfida strategica per garantire un uso razionale delle risorse naturali, quindi la situazione di stallo denunciata oggi dalle imprese, e più volte rappresentata alle Istituzioni, è un richiamo all’attenzione generale. Con l’appello di oggi infatti il mondo imprenditoriale si rivolge non solo alle Istituzioni ma anche ai cittadini. Se le operazioni di riciclo non vengono rapidamente sbloccate, la crisi in atto che già colpisce la gestione dei rifiuti, urbani e speciali, si aggraverà e porterà a situazioni critiche in molte città su tutto il territorio nazionale, con il rischio di sovraccaricare le discariche e gli inceneritori.

Le attività più colpite sono proprio quelle che impiegano modalità e tecnologie più innovative per il riciclo e recupero dei rifiuti e quindi paradossalmente anche le più efficaci per la tutela ambientale e lo sviluppo dell’economia circolare.

La soluzione per porre fine a questa emergenza è stata indicata dall’Europa con il Pacchetto di Direttive in materia di economia circolare, pubblicato a giugno 2018. Le imprese e le Associazioni hanno richiesto con forza di recepire tali Direttive per garantire una gestione sicura ed efficiente dei rifiuti e affrontare le sfide ambientali ed economiche a livello globale.

L’impresa italiana, con i suoi impianti, vuole continuare a rendere concreta la transizione verso l’economia circolare, consolidando la sua leadership a livello europeo nel guidare il processo di crescita verso la de-carbonizzazione e l’uso efficiente delle risorse naturali.




Roma, 23 luglio 2019 -  UNA - aziende della comunicazione unite - entra a far parte di Confindustria Intellect, la federazione italiana della comunicazione, consulenza, ricerche e web publishing aderente a Confindustria. La nuova associazione, guidata da Emanuele Nenna, è nata dalla convergenza degli iscritti ad ASSOCOM ed UNICOM e rappresenta l'intera filiera, composta da circa 180 aziende tra agenzie creative, del digital e di relazioni pubbliche, centri media e mondo retail. UNA è una realtà innovativa nel mondo della comunicazione che, con la sua adesione a Confindustria Intellect, ha completato un percorso di riorganizzazione per accrescere la propria rappresentatività nel settore della comunicazione, volta a una strategia di rilancio e valorizzazione dei servizi ad alto valore intellettuale.  


AUTONOMIA: CONFINDUSTRIA, PUO’ ESSERE FATTORE DI EFFICIENZA E COMPETITIVITA’ PER I TERRITORI

Il dibattito parlamentare garantisca il bilanciamento dei diversi interessi


Roma, 22 luglio 2019 – L’autonomia differenziata può rappresentare un fattore di efficienza e competitività per i territori interessati e per l’intero Paese, nel rispetto dell’unità nazionale.

Dal punto di vista delle imprese, può contribuire a migliorare le condizioni di contesto se agirà su questioni come la semplificazione dei procedimenti e l'efficienza dell'amministrazione, assicurando però allo Stato la regia su materie fondamentali per l'economia nazionale, come l’energia e le infrastrutture strategiche.

Confindustria ha condiviso una linea comune, nell’ambito del Consiglio delle rappresentanze regionali - composto da tutti i presidenti delle Confindustrie regionali - articolata in una serie di proposte per rendere il percorso di trasferimento delle funzioni coerente con i valori costituzionali e le esigenze del mondo produttivo.

Sul piano delle risorse, Confindustria ritiene che il trasferimento delle funzioni dovrà seguire:

- l’efficienza, attraverso l'adozione dei fabbisogni standard per tutte le Regioni;

- la solidarietà, mediante la conferma dei meccanismi di perequazione tra le diverse aree del Paese;

- l’equità, con un meccanismo di premialità per i territori che avranno conseguito risparmi di spesa rispetto al fabbisogno finanziato e, viceversa, di responsabilizzazione verso chi avrà ecceduto tali limiti.

Il processo di approvazione delle Intese tra Stato e Regioni dovrà essere trasparente e partecipato valorizzando il ruolo del Parlamento che è il luogo naturale del dibattito e del bilanciamento tra i diversi interessi in gioco.


Scarica allegato


 

Roma, 17 luglio 2019 Motori al minimo per l’economia meridionale. Secondo la tradizionale analisi di mezza estate condotta da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo) il Sud, nei primi mesi del 2019, vede affievolire la sua capacità di spinta, e i segnali di frenata, già ampiamente visibili a fine 2018, rischiano di diventare veri e propri arretramenti.

Anche nel 2018, continua la lenta risalita dell’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale elaborato da Confindustria e SRM, in aumento di circa 10 punti rispetto al 2017: tutti e 5 gli indicatori che compongono l’indice fanno segnare un piccolo miglioramento, che si fa tuttavia sempre più lieve, in particolare con riferimento al Pil, all’occupazione, agli investimenti e alle imprese, mentre continua la crescita dell’export. È ancora lontano il recupero dei livelli pre-crisi: il consumo procapite di energia elettrica è del 9,4% inferiore a quello del 2007.

Ha smesso di crescere il numero delle imprese: dopo molti trimestri di aumento, infatti, nei primi mesi del 2019 le imprese attive sono meno di 1milione settecentomila (esattamente come un anno fa). All’interno di questo insieme, aumentano le imprese di capitali, che sono al Sud ormai quasi 330mila, con una crescita del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma di queste, solo 25mila hanno più di 9 dipendenti.

L’export meridionale, dal canto suo, mostra segnali di miglioramento assieme ad altri di frenata che prevalgono nel breve periodo. Se il 2018, infatti, si è chiuso con un valore positivo delle esportazioni (+5,5%, per un valore complessivo delle merci esportate di circa 50 miliardi di euro), nei primi tre mesi del 2019 si registra un inatteso stop: a penalizzare le regioni meridionali è soprattutto la flessione dell’export di coke e prodotti raffinati, in diminuzione del 21% rispetto al primo trimestre 2018, solo parzialmente compensata dall’andamento dell’export di mezzi di trasporto (+4,5%), prodotti alimentari (+5,1%) e soprattutto dalla farmaceutica, che mette a segno un lusinghiero +18%. Cresce nel 2018 anche l’export turistico, ovvero arrivi (+14,9%) e spesa (+8,8%) dei turisti stranieri.

Il mercato domestico continua a soffrire: restano elevati i divari interni relativi al potere d’acquisto, che si traducono in minori consumi (circa 800 euro pro capite in meno nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro Nord).

L’andamento degli occupati mostra elementi positivi mescolati a quelli negativi, con questi ultimi che prevalgono nei mesi più recenti (-2,2%): il primo trimestre 2019 è infatti il terzo trimestre di fila a far segnare un andamento negativo, cosicché, gli occupati al Sud tornano sotto la soglia dei 6 milioni, con un calo nella maggior parte delle regioni, tranne Molise, Puglia e Sardegna.

I disoccupati sono circa 1milione e 500mila, mentre molti di più sono gli inattivi. Il tasso di attività si ferma al 54% e quello di occupazione al 43,4%. Resta particolarmente elevata la disoccupazione giovanile, che raggiunge il tasso record del 51,9%: in pratica, più di un giovane meridionale su due non lavora. L’emergenza lavoro per i giovani, che ha caratterizzato la fotografia del Sud degli ultimi anni, non accenna a ridursi, sebbene solo ¼ circa delle domande di reddito di cittadinanza presentate facciano riferimento a persone di età inferiore a quarant’anni.

Ristagnano anche gli investimenti fissi lordi, per i quali sembra attenuarsi di intensità il rimbalzo che aveva caratterizzato gli ultimi anni, con una piccola ma significativa eccezione delle costruzioni. E restano comunque lontanissimi i valori pre-crisi: gli investimenti fissi lordi totali sono inferiori del 36,2% rispetto a quelli del 2007.

In conseguenza di questo andamento lento, frena anche il Pil, che nel 2018, secondo le stime preliminari dell’ISTAT, fa registrare nel Mezzogiorno una crescita dello 0,4%, meno della metà del +0,9% della media nazionale.

Fra i settori, l’andamento migliore è quello dell’industria (il cui valore aggiunto cresce del +7,4% tra il 2016 e il 2017), ma il suo apporto all’economia è pari a circa il 10% del totale: troppo poco per far recuperare al Sud anche solo i livelli pre-crisi. Non mancano settori ad alto valore aggiunto, come mostra l’approfondimento condotto, nel Check-Up, assieme all’ISTAT: ma la produttività dei settori produttivi meridionali si mantiene, in media, di circa ¼ inferiore a quella del Centro Nord.

Aumentano il numero e l’intensità dei campanelli di allarme sul rischio di rallentamento dell’attività economica. Sul fronte creditizio, sebbene tra il 2017 e il 2018 si assista ad un forte calo dei crediti in sofferenza, che scendono al Sud in un solo anno di circa 8,3 miliardi di euro, il livello totale degli impieghi registra un calo altrettanto brusco nel quarto trimestre 2018 rispetto all’anno precedente (-5,2%), con 14 miliardi di euro in meno erogato a famiglie ed imprese meridionali.

Tornano ad aumentare, nel primo trimestre 2019, i giorni di ritardo nei pagamenti tra imprese (in media 17,7 giorni) e riprendono a crescere nel 2018 i fallimenti, così come le liquidazioni volontarie, possibile sintomo del peggioramento della percezione sulle aspettative future degli imprenditori meridionali. Segnali ancora contenuti, ma che coincidono con la percezione di un diffuso peggioramento dello scenario economico, a livello internazionale, nazionale e locale.

A pesare è anche il contributo limitato degli investimenti pubblici, che accentuano il proprio calo soprattutto nelle regioni meridionali. Infatti, la spesa pubblica in conto capitale pro capite del Centro Nord torna ad essere, nel 2017, di quasi 500 euro più elevata di quella del Mezzogiorno. Se i fondi strutturali rispettano i target fissati per i pagamenti, resta ridotta la spesa ordinaria, e molto basso è il contributo del Fondo Sviluppo e Coesione. Ad eccezione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, è in forte calo anche la spesa pubblica per incentivi alle imprese.

Il passo dell’economia meridionale si fa dunque più lento, a causa di condizioni dell’economia italiana e internazionale che restano deboli, dell’incertezza sulle prospettive economiche e delle caratteristiche endemiche dell’economia meridionale. I segnali più recenti indicano che gli elementi di preoccupazione si fanno più frequenti e più intensi, mentre quelli di dinamismo divengono più isolati.

Invece passa proprio dal rafforzamento, qualitativo e quantitativo, di questi segnali di dinamismo la strada per rimettere il Mezzogiorno sul sentiero di crescita duratura di cui ha estremo bisogno. Una strada che passa da un cambiamento di prospettiva radicale che deve caratterizzare l’azione pubblica, adottando fino in fondo il punto di vista delle imprese nel disegno delle politiche di sviluppo e degli strumenti, nella scelta dei progetti e nella identificazione dei fabbisogni dei territori, a partire da quelli infrastrutturali, in cui i divari restano rilevanti. È un cambiamento di prospettiva profondo e di non breve periodo, che deve portare a vedere l’impresa meridionale come un vero pilastro su cui costruire l’intera azione pubblica: a partire dalla definizione dei documenti di programmazione della nuova politica di coesione 2021-27 che in queste settimane sta prendendo il via.

Una nuova politica centrata sull’impresa può essere la rivoluzione di cui il Sud ha bisogno: una rivoluzione che già nell’immediato dovrebbe vedere delle necessarie azioni, a partire dal rapido avvio delle Zone Economiche Speciali, per dare ulteriore impulso agli investimenti nel Mezzogiorno dal punto di vista imprenditoriale e logistico portuale, e dal rilancio del credito d’imposta per gli investimenti al Sud.



Boccia: Nostro obiettivo favorire sinergie con il continente africano


Roma, 9 luglio 2019 – Presentare opportunità di collaborazione nei settori dell’oil&gas, infrastrutture, costruzione, agroindustria e meccanica, e approfondire le occasioni di investimento: questi i temi al centro del Primo Business Forum Italia-Mozambico che si svolge oggi presso la sede di Confindustria, organizzato in collaborazione con l’Ambasciata del Mozambico in Italia, la Confindustria mozambicana (CTA), la Camera di Commercio Italo-Mozambicana e l’Eni.

Partecipano 72 imprese italiane, molte delle quali con una consolidata presenza nel paese africano, e 60 mozambicane, che hanno in programma oltre 250 incontri b2b. La delegazione imprenditoriale italiana, che accoglie il Presidente della Repubblica del Mozambico Filipe Jacinto Nyusi, esprime un fatturato complessivo di oltre 110 miliardi di euro

Oltre al Presidente del Mozambico, intervengono al Forum, tra gli altri, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi, il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il Presidente della Confederazione delle Associazioni economiche del Mozambico Agostinho Vuma, e il CEO dell’Eni Claudio Descalzi

“I nostri paesi sono uniti da un legame storico che si fonda su amicizia e fiducia reciproca. Il modello promosso dalle nostre imprese è quello del co-sviluppo, dove le fabbriche diventano luoghi di integrazione sociale, di empowerment delle donne, di formazione dei giovani e di crescita personale e professionale. Le imprese italiane che negli anni hanno investito in Mozambico hanno saputo interpretare in maniera eccellente questo modello ed esportarlo con successo”, ha detto il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. “Ora puntiamo a far diventare l’Italia il primo investitore e il primo partner commerciale del Mozambico a livello europeo, migliorando il risultato del 2018. Per fare questo ci impegniamo a rafforzare la cooperazione economica con gli imprenditori mozambicani, sviluppando partenariati virtuosi di collaborazione che se replicati – ha concluso Boccia – potrebbero favorire sinergie sempre più forti tra i due continenti. Questo deve essere il nostro obiettivo”.

“Oggi grazie agli investimenti di Eni l’Italia è tra i primi 10 paesi che investono in Mozambico. Siamo qui per cogliere ulteriori opportunità di business per far sì che nel prossimo futuro l’Italia sia tra i primi tre investitori”, ha affermato il Presidente della CTA Agostinho Vuma.

Il Mozambico è un paese strategico per la sua posizione geografica, in quanto rappresenta un punto di accesso importante ai paesi dell’Africa Orientale, e per l’abbondanza di risorse naturali. Per l’Italia rappresenta un partner strategico anche in vista del rafforzamento della presenza nell’Africa sud-continentale. Nel 2018 l’Italia si è confermata, a livello europeo, il secondo investitore e secondo partner commerciale del Mozambico, dopo i Paesi Bassi, con un valore degli investimenti pari a 713 milioni di USD e un interscambio complessivo che ha toccato la cifra record di 523 milioni di euro.



UE: CONFINDUSTRIA, APPREZZAMENTO PER ITALIANO ALLA GUIDA DEL PARLAMENTO
Congratulazioni e buon lavoro a David Sassoli

Roma, 3 luglio 2019 - Confindustria esprime apprezzamento per la nomina di un italiano alla presidenza del Parlamento europeo. Si congratula con David Sassoli e gli augura buon lavoro.


UE-MERCOSUR: CONFINDUSTRIA, GRANDE SODDISFAZIONE PER CHIUSURA ACCORDO 
Ferrarini: “Per le imprese europee 4 miliardi di risparmio all’anno in dazi” 


Roma, 28 giugno 2019 - "La chiusura dell'accordo di libero scambio tra Unione europea e paesi del Mercosur è una bellissima notizia per molte ragioni" cosi Lisa Ferrarini vice presidente di Confindustria per l'Europa. "Il negoziato si trascinava con alti e bassi da quasi vent’anni e la sua architettura è stata rivista più volte. Lo abbiamo fortemente sostenuto perché si tratta dell'accordo più ampio mai siglato al mondo - continua Ferrarini - che unisce 780 milioni di consumatori, con una riduzione delle tariffe doganali pari a quattro volte quello dell’accordo raggiunto con il Giappone e un risparmio per le imprese europee di oltre quattro miliardi di euro in dazi all’anno, quindi estremamente importante per le imprese italiane che intrattengono fitte relazioni commerciali con i quattro Paesi, in particolare con Brasile e Argentina. Il valore di quest’intesa va misurato anche in termini strategici, in quanto rilancia la UE come attore primario nel contesto globale. Anche il timing è significativo poiché la conclusione del negoziato arriva proprio mentre a Osaka si avvia un G20 dominato dal tema del commercio. Il messaggio per la comunità internazionale e per i principali attori coinvolti nelle tensioni protezionistiche è dunque assai importante. Attendiamo di conoscere i dettagli tecnici dell'intesa -conclude la vicepresidente di Confindustria - ma siamo certi che la UE saprà tutelare adeguatamente alcuni settori che avevano espresso preoccupazione".



“Leggiamo con stupore le dichiarazioni del vicepremier Di Maio che, con riferimento al salvataggio dell’Alitalia, parla di Atlantia come di una società destinata a diventare decotta a seguito della revoca della concessione autostradale”. Così Confindustria commenta le affermazioni su Atlantia. “Si tratta di affermazioni molto critiche perché anticipano le conclusioni di un procedimento amministrativo nel pieno del suo svolgimento e per i gravi effetti che potrebbero avere su una società quotata in Borsa. Ricordando - prosegue Confindustria - che non si governa con l’ansia e il rancore e che la politica dovrebbe avere il senso del limite, sarebbe opportuno che il presidente del Consiglio chiarisca a nome di tutto il Governo la linea da tenere su questi delicati dossier - conclude l’Associazione degli industriali - per evitare che venga compromessa, come nel caso dell’ex Ilva di Taranto, la credibilità del Paese e la certezza del diritto".


Dove siamo
Complementary Content
${loading}