COMUNICATI STAMPA

Criminalizzare le imprese non è il modo corretto per combattere l’evasione e far crescere l’economia

Roma, 1 dicembre 2019 - Confindustria ribadisce la profonda preoccupazione per il continuo ampliamento della sfera penale ai fatti economici. L’emendamento che riscrive l’art. 39 del DL fiscale depositato ieri sera dal Governo, se da un lato affronta alcune delle criticità che avevamo evidenziato in audizione, dall’altro vanifica questi miglioramenti, estendendo ulteriormente l’ambito applicativo del decreto 231 ai reati tributari. È un approccio iper repressivo, che moltiplica le sanzioni sulle stesse fattispecie. La confisca allargata resta comunque una anomalia, perché estende misure eccezionali pensate per la criminalità mafiosa a reati di natura completamente diversa e i correttivi apportati vengono completamente annullati dall’intervento in tema di responsabilità 231.

Non è certamente questo proliferare di interventi penali, volti a criminalizzare il mondo dell’impresa, il modo corretto per combattere l’evasione e far crescere l’economia del Paese.



Roma, 25 novembre 2019 - Conoscere il Paese e le peculiarità del suo mercato, facilitare l’incontro tra le imprese italiane e serbe, illustrare gli strumenti e le opportunità a supporto dell’internazionalizzazione delle aziende italiane. Con questi obiettivi Piccola Industria Confindustria, Confindustria Trento e Confindustria Serbia, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, organizzano il 25 e 26 novembre una missione in Serbia per 27 piccoli e medi imprenditori provenienti da tutta Italia. 

La partnership decennale tra Piccola Industria e Intesa Sanpaolo per la prima volta estende il proprio raggio d’azione anche alle missioni all’estero. Un altro tassello del mosaico di azioni a sostegno dell’internazionalizzazione previste dall’Accordo 2016-2019.

La missione è guidata da Cinzia La Rosa, Vice Presidente Piccola Industria per l’Internazionalizzazione e, per Confindustria Trento, da Ilaria Vescovi, Presidente Gruppo Tecnico Internazionalizzazione dei Territori di Confindustria. 

Le imprese, di cui 10 trentine, sono state selezionate tra circa 60 candidate, attraverso una verifica sulla coerenza tra i settori produttivi e le possibilità offerte dal mercato serbo. Il processo selettivo ha puntato ad individuare aziende i cui prodotti e servizi riscuotessero un reale interesse nel Paese. Questo ha permesso di organizzare, grazie alla supervisione e al lavoro di matching sul posto da parte di Confindustria Serbia, incontri b2b studiati su misura tra imprese italiane e serbe per individuare insieme le opportunità di collaborazione.  

Le Pmi partecipanti appartengono a vari settori merceologici: alimentare automotive, chimica, cosmetica, energia, gioielleria, imballaggi, informatica, ingegneria, logistica, meccanica, porfido, tessile.

Nel 2018, secondo l’Ente statistico serbo, gli scambi commerciali tra Italia e Serbia hanno superato, per la prima volta, la soglia dei 4 miliardi di euro. L’Italia si è cosi confermata il primo Paese di destinazione per le merci serbe e il secondo partner commerciale di Belgrado. Nel 2018 l’export italiano in Serbia ha fatto registrare un +4,7%, portando al 10,4% la quota di mercato dell’Italia sul totale del commercio estero serbo, mentre le esportazioni serbe verso l’Italia sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto allo scorso anno.

L`Italia è anche il primo investitore estero in Serbia con una presenza di circa 600 aziende, una quota di capitale investito stimata in circa 3 miliardi di euro (51.6 milioni di euro di IDE nel terzo trimestre 2018 ed un volume d’affari di oltre 2,5 miliardi di Euro). Fra i principali settori di attività: quello automobilistico; bancario; assicurativo; tessile; calzaturiero; agricolo. In prospettiva, un settore che presenta interessanti prospettive di sviluppo è quello energetico soprattutto per quel che concerne l’ambito delle rinnovabili. Senza dimenticare che l’Italia ha assieme alla Serbia il coordinamento del pilastro connettività della Macroregione Adriatico Ionica.

L’appuntamento è l’occasione per prendere contatto con le strutture presenti a Belgrado che offrono assistenza e supporto costante all'Industria italiana in un Paese sempre più strategico per la nostra economia, appartenenti al Sistema Italia e a Intesa Sanpaolo, in particolare attraverso la controllata Banca Intesa Beograd. Quest’ultima è la prima banca del Paese per totale attivo e dal 2005 parte del Gruppo. Tale presenza trova espressione in loco attraverso una capillare rete di filiali, che permette a Banca Intesa Beograd di rivestire un ruolo di leadership nei prodotti e servizi per le imprese, anche con l’attività di uno specifico Multinational Desk. Quest’ultimo, grazie a referenti dedicati e parlanti italiano, profondi conoscitori delle realtà locali ed esperti in problematiche legate all’internazionalizzazione aziendale, si pone come punto d’ingresso per le aziende italiane nel mercato serbo, fornendo loro consulenza specialistica e assistendole nelle esigenze bancarie e finanziarie.

La missione in Serbia è stata organizzata grazie al supporto di Intesa Sanpaolo, in particolare attraverso la rete della Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese e di Banca Intesa Beograd, facente parte della Divisione International Subsidiary Banks guidata da Paola Angeletti, a conferma dei solidi rapporti commerciali tra i due Paesi. La partecipazione alla missione in Serbia corrisponde, infatti, alla strategia di Intesa Sanpaolo per sostenere l’internazionalizzazione delle Pmi italiane nel mondo, quando queste si affacciano ai nuovi mercati internazionali o se intendono rafforzare la presenza all’estero, grazie al presidio estero capillare e integrato del Gruppo presente in circa 40 paesi con specialisti dedicati alle imprese nelle banche e filiali all’estero, che garantiscono copertura in 85 Paesi, anche grazie ad accordi di collaborazione con altre banche. I servizi coprono ogni esigenza delle imprese per export e internazionalizzazione: forme di credito dedicate, prodotti di Trade Finance e Export Finance, consulenza specializzata e la sinergica collaborazione con società e organismi istituzionali dedicati alla crescita estera del sistema economico-produttivo italiano. 

Cinzia La Rosa, Vice Presidente per l’Internazionalizzazione di Piccola Industria Confindustria, ha sottolineato: “L’export ha dato e continua ad assicurare un contributo determinante al pil nazionale. Se molte imprese italiane già sono presenti sui mercati internazionali, direttamente o perché inserite in filiere virtuose, altre ne avrebbero le potenzialità ma esportano ancora troppo poco e in modo non strutturato. Il ruolo di Piccola Industria è proprio quello di supportare l’ingresso e la presenza delle Pmi all’estero illustrandone opportunità e rischi, oltre che facilitando la conoscenza dei mercati target e lo scambio con le imprese locali. In un Paese come la Serbia, in cui abbiamo un’associazione preparata e di qualità, questo percorso deve diventare sempre più automatico e strutturato”.

Ilaria Vescovi, Presidente Gruppo Tecnico Internazionalizzazione dei Territori di Confindustria, ha evidenziato: “La partecipazione di 27 imprese provenienti da molte Province di tutta Italia conferma il ruolo aggregante dell'Associazione a sostegno dei processi di internazionalizzazione dell'Industria. Non a caso, la Serbia è un paese stabile e vicino, ricco di opportunità anche perché ponte per i mercati balcanici e dell'Est Europa. Mi fa piacere che vi sia una nutrita delegazione dal Trentino, con 10 imprese di vari settori, anche in virtù del ruolo che Confindustria Trento ha svolto nell'organizzazione della missione, insieme con Piccola Industria e Confindustria Serbia, con il contributo fondamentale dei partner di Intesa Sanpaolo”.

Paola Angeletti, Responsabile della Divisione International Subsidiary Banks di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Banca Intesa Beograd, con oltre 5,5 miliardi di euro di totale attivi riveste una posizione primaria nel tessuto economico locale, offrendo un forte sostegno all’economia e allo sviluppo sostenibile del paese, testimoniato anche dal premio quale migliore banca serba ricevuto nel 2019 per il quinto anno da Global Finance. Grazie all’ampio catalogo di prodotti e strumenti finanziari è in grado di offrire, coordinandosi con la Direzione Commerciale Corporate e SME della Divisione International Subsidiary Banks, servizi finanziari all’avanguardia e l’adeguato know-how per accompagnare le aziende italiane che già operano o che si affacciano sul mercato serbo, fungendo da raccordo tra le imprese italiane e la realtà economica locale”. 



INVESTIMENTI ESTERI: INTESA TRA CONFINDUSTRIA, REGIONE EMILIA ROMAGNA E CONFINDUSTRIA EMILIA-ROMAGNA
Firmato il Protocollo per trattenere e attrarre investimenti esteri sul territorio 

Roma, 21 novembre 2019 – Gli investimenti esteri come fattore strategico per la crescita economica e occupazionale del territorio. Per trattenere le grandi imprese estere già presenti in Italia e agevolare l’insediamento di nuove, è stato firmato oggi presso la sede di Confindustria Emilia Romagna il Protocollo d’intesa per il consolidamento e l’attrazione degli investimenti esteri dalla vicepresidente per l’internazionalizzazione e presidente dell’Advisory Board Investitori Esteri di Confindustria Licia Mattioli, dal presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e dal presidente di Confindustria Emilia-Romagna Pietro Ferrari.

Il Protocollo si inserisce all’interno del Progetto Retention voluto dall’Advisory Board Investitori Esteri di Confindustria e segue quelli analoghi già sottoscritti con la Regione Toscana nel gennaio di quest’anno e con la Regione Lazio lo scorso mese di settembre. L’obiettivo è promuovere la creazione di una funzione di customer care presso la Regione a disposizione degli investitori esteri sul territorio, che contribuisca concretamente alla retention degli stessi, supportando il mantenimento e l’espansione degli investimenti delle imprese estere come partner indispensabili per lo sviluppo dell’economia.

“Un dialogo costruttivo e continuo tra Confindustria, imprese estere e Regioni è l’unica soluzione per garantire le condizioni necessarie allo sviluppo degli investitori in Italia, facendoli diventare rappresentanti dell’attrattività del nostro Paese”, ha detto la vicepresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria Licia Mattioli. “Le multinazionali in Italia impiegano mano d’opera e talenti italiani, sono guidate da manager italiani, valorizzano filiere di qualità che tutto il mondo ci invidia, alimentando un rapporto virtuoso con le imprese della filiera, favorendone la competitività e l’internazionalizzazione, come in Emilia-Romagna”.

“Le oltre 1.000 imprese estere presenti in Emilia-Romagna, che garantiscono 100.000 posti di lavoro, hanno dato un contributo eccezionale allo sviluppo economico e sociale della regione”, ha dichiarato il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini”.  Sono imprese che investono in R&S, che collaborano con le nostre università e sostengono i progetti della Rete regionale Alta Tecnologia. Sono molto ben integrate nelle filiere locali e generano un importante indotto, garantendo un basso impatto ambientale delle loro produzioni. Continueremo con la strategia di attrazione selettiva di investimenti diretti esteri finalizzata all’espansione della capacità manifatturiera della regione, con particolare riferimento ai settori più innovativi e all’industria 4.0”.

“Per consolidare ed accrescere gli investimenti già in essere”, ha aggiunto il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Pietro Ferrari “è indispensabile un dialogo costante e costruttivo con le multinazionali presenti sul territorio. Gli interventi per l’attrattività internazionale devono diventare strutturali: servono scelte stabili e continuative di politica industriale, sia regionale sia soprattutto nazionale, per dare un orizzonte temporale di medio-lungo periodo alle imprese che vogliono investire”.

“Il successo di un distretto industriale passa per il proficuo e regolare confronto tra le imprese estere presenti sul territorio, le rappresentanze di Confindustria e le funzioni regionali che si occupano di programmazione e sviluppo”, ha aggiunto Eugenio Sidoli, presidente di Philip Morris Italia e Coordinatore dell’Advisory Board Investitori Esteri di Confindustria. “Saper dialogare anticipa le crisi e coglie per tempo nuove opportunità di investimento. Questo Protocollo d’Intesa è quindi uno strumento per fidelizzare chi ha già creduto nel Paese, perché si senta cittadino in Emilia-Romagna e diventi ambasciatore dell’Italia nel mondo”. 

L’Advisory Board Investitori Esteri (ABIE) è un gruppo tecnico previsto dallo statuto di Confindustria che si pone l’obiettivo di favorire la promozione del Paese come destinazione di business e la retention delle multinazionali già presenti, attraendo investimenti esteri ad alto valore aggiunto e promuovendo la competitività e la condivisione delle business practice sostenibili a favore della crescita economica del Paese. Nel Board siedono attualmente 28 figure apicali di alcune tra le più importanti multinazionali estere con sede in Italia, che impiegano circa 83.000 persone, per un fatturato di oltre 41 miliardi di euro nel nostro Paese. 



PMI DAY 2019: 10 ANNI INSIEME ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
46mila i protagonisti delle visite nelle aziende in Italia e all’estero. Focus su lotta alla contraffazione, industria 4.0 e resilienza

Roma, 11 novembre 2019 – L’appuntamento con la decima edizione della Giornata Nazionale delle Pmi, organizzata da Piccola Industria Confindustria in collaborazione con le Associazioni del sistema, è fissato per il 15 novembre. Quest’anno saranno quasi 1.300 le aziende coinvolte e oltre 46mila i protagonisti delle visite e degli incontri dedicati a studenti e insegnanti delle scuole medie e superiori, ma aperti anche ad amministratori locali e giornalisti.

Negli ultimi dieci anni le piccole e medie imprese di Confindustria hanno aperto le loro porte a quasi 350mila ragazzi per raccontarsi, per mostrare alle nuove generazioni cosa significa fare impresa e con quale impegno, passione e dedizione vengono realizzati i prodotti o i servizi che arrivano sul mercato. Dal 2010 - anno in cui il presidente Vincenzo Boccia ideò la manifestazione mentre era alla guida della Piccola Industria - ad oggi il numero delle aziende coinvolte è quadruplicato.

Per la prima volta Sistema Moda Italia e Assocalzaturifici hanno aderito alla manifestazione insieme al 90% delle Associazioni del sistema che organizzeranno una serie di iniziative, fissate anche in date diverse, in tutta Italia e all’estero. Nei Balcani con la partecipazione di Confindustria Albania, Confindustria Bulgaria, Confindustria Romania e Confindustria Serbia, in Belgio in collaborazione con la Delegazione di Confindustria Bruxelles e negli Stati Uniti, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Washington, Miami Scientific Italian Community (MSIC), ISSNAF, MAYAC, ABROAD TO the Community of Italian Companies, ODLI, e ORGOGLIO Brescia.

Una novità di questa edizione è che il PMI DAY sbarcherà anche in Portogallo, Spagna e Tunisia. Questa impronta internazionale è resa ancora più forte con il patrocinio che il Maeci, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha voluto concedere per il secondo anno consecutivo. 

Grazie alla collaborazione con il Gruppo Tecnico Made-In di Confindustria, presieduto da Paolo Bastianello, si tornerà a parlare, come nelle due ultime edizioni, di contraffazione e italian sounding. Tra gli altri focus c’è resilienza e industria 4.0: attraverso la rete dei Digital Innovation Hub di Confindustria sono state coinvolte imprese che hanno già avviato da tempo progetti di sviluppo in chiave 4.0. 

È stata riconfermata la partnership con Confagricoltura, nei territori di Alessandria, Bergamo, Brescia, Lecce, Novara e Nuoro, per raccontare la realtà dell’impresa in campo agricolo. Anche 4.Manager ha voluto rinnovare il suo supporto realizzando per ogni azienda partecipante una bandiera con i loghi dell’evento, celebrativa per questa edizione. 

"Il PMI DAY per noi rappresenta un momento di incontro fondamentale - spiega Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria -  in cui le aziende si aprono per accogliere e farsi conoscere, per mostrarsi come realtà in cui la tradizione si fonde con l'innovazione, la tecnologia con il saper fare. Quest’anno celebriamo dieci anni di incontri e iniziative per dare concretezza al primo articolo della nostra Costituzione che vede il lavoro come elemento fondante della nostra Repubblica. Lavoro che significa creatività, impegno, dedizione e responsabilità. Manifestazioni come questa sono centrali per creare e rinsaldare quel ponte tra scuola e lavoro, tra istruzione e industria. Permettono ai giovani di toccare con mano cosa sia un'impresa e come nelle imprese possano vedere valorizzato il loro talento, crescere e realizzarsi".

L’iniziativa, curata da Stefano Zapponini, coordinatore nazionale del Pmi Day Piccola Industria, è inserita nella XVIII Settimana della Cultura d’impresa, organizzata da Confindustria e nella Settimana Europea delle Pmi promossa dalla Commissione Europea.



GIOCHI 2026: BERTON, AUGURI DI BUON LAVORO A NOVARI, E’ LA PERSONA GIUSTA 
Il nuovo Ceo saprà guidare la Fondazione come un’impresa, con obiettivi chiari e il coinvolgimento dei territori

Roma, 8 novembre 2019 - “Sono convinta che Vincenzo Novari riuscirà a guidare la Fondazione come un’impresa, con obiettivi precisi, chiari e misurabili, coinvolgendo imprese e territori. Da parte nostra c’è la massima disponibilità a collaborare per trasformare i Giochi Olimpici in un volano di crescita economica e sociale per le nostre comunità e per l’intero sistema Paese”.

Questo il commento di Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti e coordinatrice del Tavolo tecnico nazionale Sport e Grandi Eventi, sulla nomina del nuovo Ceo della Fondazione per i Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026.

“Novari è il nome giusto, ha maturato una grande esperienza nella sua storia professionale. Le premesse per fare un buon lavoro, all’insegna della massima operatività, ci sono tutte. Il lavoro da fare è tanto, dall’urgenza di nuove infrastrutture, fisiche e digitali, a una promozione integrata efficace e sette anni passano in fretta” – ha aggiunto Berton.

“In questo processo sarà fondamentale dare voce alle imprese e ai territori per promuovere uno sviluppo sostenibile in grado di rafforzare il Made in Italy. Sono le imprese la forza motrice e più autentica delle comunità” – ha sottolineato Lorraine Berton - e, per questo, do la mia massima disponibilità al confronto nella duplice veste di presidente di Confindustria Belluno Dolomiti (tra le province più interessate dall’evento olimpico) e di coordinatrice del Tavolo nazionale Sport e Grandi Eventi. Mi auguro di incontrare al più presto il nuovo Ceo, a cui va il mio augurio di un buon lavoro, per avere un confronto franco sulle nostre priorità” – ha concluso Berton.



Roma, 4 novembre 2019 - L’annunciato ritiro di Arcelor Mittal dallo stabilimento ex Ilva avrà effetti negativi sulla città di Taranto e sull’economia dell’intero Paese con particolare impatto sull’occupazione. Si continuano a sottovalutare, così, gli effetti dei provvedimenti sull’economia reale e non si considera il valore complessivo della sostenibilità che deve essere ambientale, economica e sociale.

Buon senso, senso del limite e pragmatismo devono essere i principi ispiratori di una buona politica che non cambi le regole in corsa – come nel caso dell’eliminazione dello scudo penale in favore dei dirigenti della multinazionale – e garantisca agli investitori, nazionali ed esteri, la condizione fondamentale della certezza del diritto ristabilendo la fiducia senza creare ansietà.

Confindustria auspica che si possano creare le condizioni per riaprire il confronto con l’azienda che abbia come obiettivo il mantenimento della produzione siderurgica a Taranto.



IMPRESE ESTERE, CONFINDUSTRIA: OGNI OCCUPATO GENERA 4 NUOVI POSTI DI LAVORO 
Mattioli: “Benefici anche per le Pmi con le quali sono legate da rapporti di filiera”
Sidoli: “Matenere alta l’attenzione su imprese estere, volano di crescita” 

Roma, 29 ottobre 2019 - Per ogni euro investito dalle grandi imprese estere in Italia si determina nella nostra economia una crescita complessiva della produzione industriale di circa 2,8 euro, considerando effetti diretti, indiretti e indotti. L’incremento del valore aggiunto del settore privato è pari a 3,3 euro. In termini occupazionali la variazione è poco più alta: per ogni occupato in più nelle grandi multinazionali estere, si generano nell’intero sistema economico quattro posti di lavoro aggiuntivi. Questi i dati contenuti nel primo di tre volumi dal titolo “Grandi Imprese Estere in Italia: Un valore strategico” realizzato dall'Advisory Board Investitori Esteri e dal Centro Studi Confindustria in collaborazione con l’Istat.

La pubblicazione vuole raccontare il valore strategico delle grandi imprese a capitale estero per l’economia italiana, oltre a descrivere i fattori di attrazione del nostro paese. Le imprese estere, infatti, pur rappresentando soltanto lo 0,3% del totale delle aziende residenti in Italia, danno lavoro al 7,9% degli occupati del settore privato, contribuiscono al 15,1% del valore aggiunto, generano il 18,3% del fatturato, il 14,4% degli investimenti e finanziano ben il 25,5% della spesa privata in ricerca e sviluppo.

Malgrado abbia le potenzialità economiche per essere un paese molto attrattivo – emerge dalla ricerca - storicamente l’Italia ha attirato meno investimenti diretti esteri rispetto alle maggiori economie europee. La causa è da ricercarsi soprattutto in fattori esogeni all’impresa, come il sistema burocratico, la lentezza della giustizia, un sistema fiscale complesso e un quadro normativo instabile. Bisogna comunque dire che  l’aumento degli Investimenti diretti esteri (IDE) nel 2018 (+10,5%) ha portato la nostra economia dal 19° al 15° posto nella graduatoria dei principali paesi di destinazione degli IDE a livello globale. Tuttavia si tratta pur sempre di livelli molto contenuti: si è passati dai 21,7 miliardi di dollari nel 2017 ai 24,3 miliardi del 2018, con un trend che , al di là delle oscillazioni annuali, risulta sostanzialmente piatto dal 2013. Le imprese a capitale estero, inoltre, hanno mostrato una resilienza significativa durante e dopo la crisi iniziata nel 2008: dopo un’iniziale riduzione del numero di occupati e di imprese, già a partire dal 2013 si è invertito il trend e nel 2016 sono stati superati i livelli pre-crisi. Secondo le stime contenute nella ricerca,ricavate dall’elaborazione dei bilanci aziendali,nel 2017 le multinazionali estere hanno accresciuto il loro valore aggiunto del 4,9% e aumentato l’occupazione dell’1,9%, seguendo un andamento positivo, seppure a un ritmo meno intenso rispetto al 2016.

“I dati contenuti nel rapporto consentono di evidenziare il beneficio derivante dalla presenza delle imprese estere anche per le nostre Pmi con le quali sono legate da rapporti di filiera. Le imprese estere, infatti, favoriscono la trasmissione di nuova conoscenza, trasferimento tecnologico, spinta all’introduzione di processi produttiviinnovativi, miglioramento delle competenze e, soprattutto, accesso a reti di produzione internazionali e a nuovi mercati”. Commenta Licia Mattioli, vicepresidente per l'Internazionalizzazione e presidente dell'Advisory Board investitori esteri di Confindustria. “Le ragioni per considerare strategiche le grandi imprese estere sono molteplici: hanno una maggiore dimensione rispetto alle imprese residenti, quindicontribuiscono a rafforzare la capacità della nostra economia di affrontare le accresciute esigenze della competizione globale, generano effetti positivi su indotto, filiere e accesso ai mercati esteri, operano in settori ad elevatatecnologia favorendo gli investimenti in ricerca e innovazione. Infine sono particolarmente focalizzate nell’integrazione della sostenibilità ambientale e del benessere aziendale nelle loro strategie di business”. 

“Dal rapporto – sottolinea Eugenio Sidoli coordinatore dell'Advisory Board investitori esteri di Confindustria – appare evidente il contributo delle imprese estere all’agenda della crescita del Paese: sono parte integrante del tessuto produttivo nazionale, impiegano talento italiano ed esportano il ‘made in Italy’ nei mercati globali. Molte di queste imprese hanno cittadinanza italiana da decenni e sostengono una quota significativa dei flussi di investimento verso l’Italia. La principale responsabilità che ha il Paese – conclude Sidoli – è, quindi, quella di mantenere alta l’attenzione su questo segmento dell’economia nazionale per cogliere qualunque opportunità di sviluppo e anticipare le possibili crisi che possano manifestarsi”. 

È in linea con questi risultati la decisione dell’Advisory Board Investitori Esteri di Confindustria di puntare sul Progetto Retention avviato all’inizio del 2019. Questa iniziativa punta a fidelizzare le imprese estere attraverso la realizzazione di un servizio di customer care in coordinamento con le autorità locali e a rafforzare il rapporto tra aziende e Regioni e Comuni, favorendo quindi la conoscenza in anticipo di opportunità e minacce. Un dialogo collaborativo tra le Multinazionali e gli organi di governo a tutti i livelli è, infatti, considerata precondizione affinché le decisioni dei policy makers siano prese in modo informato. 
 
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Roma, 23 ottobre 2019 - “Confindustria condivide l’idea di una mobilitazione generale per la ricerca e l’innovazione. È la direzione in cui abbiamo lavorato in questi anni, sottolineando l’importanza di questi fattori per le strategie di sviluppo del Paese e il ruolo centrale svolto in questo senso dalle imprese”. Lo dice il presidente del gruppo tecnico Ricerca e sviluppo di Confindustria, Daniele Finocchiaro, a margine dell’incontro sul “Patto per la Ricerca” promosso oggi dal ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti. 

"Solo puntando sulle imprese, attraverso ricerca e innovazione, sarà possibile vincere le sfide sociali. Il patto – spiega Finocchiaro - deve quindi promuovere l’individuazione di azioni comuni e concrete, da realizzare rapidamente e in modo congiunto. Potrebbe essere l’occasione per razionalizzare e potenziare il sistema di supporto alla ricerca, promuovendo un più ampio impegno di tutti i soggetti, pubblici e privati. Confindustria è pronta a contribuire con propose concrete”.



Roma, 15 ottobre 2019 - Il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il segretario generale della CGIL Maurizio Landini, la segretaria generale della CISL Annamaria Furlan e il segretario generale della UIL Carmelo Barbagallo hanno sottoscritto un documento congiunto da trasmettere al Governo sulle priorità per il rilancio del Mezzogiorno.

Confindustria CGIL CISL UIL condividono l’idea che il ritorno dell’Italia su uno stabile sentiero di crescita sia strettamente legato al rilancio economico e sociale del Mezzogiorno, che rappresenta un pezzo importante dell’economia nazionale ma che mostra forti divari con le due principali leve di sviluppo, l’impresa e il lavoro, ancora sottoutilizzate, e con alcuni fra i principali fattori di sviluppo, come le infrastrutture e la capacità della Pubblica Amministrazione, con ampi margini di miglioramento.

Perciò ritengono che l’attuale fase economica necessiti di uno sforzo ulteriore di promozione di investimenti, pubblici e privati, orientati all’innovazione e alla sostenibilità, al potenziamento delle infrastrutture, alla competitività, all’inclusione sociale e al miglioramento dei servizi pubblici per imprese e cittadini: individuano, infatti, nello sviluppo economico e sociale e nella creazione di opportunità di lavoro di qualità la strada prioritaria per il superamento dei divari e il contrasto alla povertà.

Tale azione deve puntare a: 

• determinare le condizioni per lo sviluppo economico, occupazionale e sociale dei territori; 

• moltiplicare numero e risultati delle imprese ad alto contenuto di innovazione, di investimenti e di conoscenza, che possano costituire un crescente bacino di richiesta ed assorbimento di nuovo lavoro qualificato;

• migliorare la qualità della vita dei cittadini meridionali.

A tal fine, individuano cinque ambiti di intervento:

· il rilancio degli investimenti pubblici, per rafforzare la dotazione e la qualità delle infrastrutture meridionali, a partire da quelle di trasporto, logistica e mobilità e per la tutela dell’ambiente e l’assetto del territorio, e per il miglioramento dei servizi alle imprese (rifiuti, energia, banda larga…) e ai cittadini (innanzitutto salute e istruzione);

· l’incremento delle opportunità di lavoro generate da uno sviluppo sostenibile e dal rafforzamento dei servizi pubblici, soprattutto a beneficio di giovani e donne, anche per contrastarne l’abbandono dei territori. Ciò attraverso investimenti pubblici e privati per la creazione di nuovo lavoro, a partire dalla Green Economy, il miglioramento degli strumenti di incentivo all’occupazione stabile che devono essere orientati prioritariamente al tempo pieno, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro e lo sviluppo delle competenze dei lavoratori. Parimenti si dovrà favorire una positiva soluzione dei processi di crisi industriale aperti presso il Mise. 

· L’innovazione, l’irrobustimento, la sostenibilità, l’apertura internazionale e la crescita dimensionale delle imprese, anche attraverso strumenti come il Credito d’imposta per gli investimenti e la garanzia pubblica, e il potenziamento della relazione tra università ed impresa, per favorire trasferimento tecnologico e digitalizzazione dei processi produttivi;

· Il rafforzamento del sistema di istruzione e di formazione nel Mezzogiorno, attraverso un piano che fissi obiettivi di miglioramento a medio termine di innalzamento delle competenze, di riduzione dell’abbandono, di rafforzamento dell’istruzione tecnica e universitaria, di ampliamento dei servizi educativi dell’infanzia e del tempo pieno; 

· una Pubblica Amministrazione da rafforzare per gestire e attuare efficaci politiche di sviluppo (a cominciare dalla politica di coesione) e garantire i livelli essenziali delle prestazioni nei servizi: tale obiettivo dovrà essere perseguito tramite la formazione ed il potenziamento degli organici con un piano di assunzioni stabili e attraverso specifici piani di rafforzamento amministrativo e organizzativo (finanziati con risorse per la coesione), finalizzati a migliorare l’organizzazione delle amministrazioni coinvolte.

Individuano in un incremento della spesa ordinaria e nella accelerazione della spesa aggiuntiva (nazionale e comunitaria) la fonte finanziaria per sostenere questa azione. A tal fine, ritengono utile l’attuazione effettiva della “clausola del 34%” e la sua estensione al complesso del settore pubblico allargato, un migliore coordinamento della programmazione e dell’attuazione degli interventi finanziati con risorse per la coesione, e la loro eventuale riprogrammazione, ove necessaria.

Richiamano l’opportunità dello scorporo della spesa per investimenti dal Patto di Stabilità europeo e la necessità di una adeguata disponibilità di cassa per i relativi capitoli di spesa (fondo di sviluppo e coesione e cofinanziamento nazionale) nella prossima Legge di bilancio.

Propongono l’istituzione di una Cabina di Regia tra Governo e Regioni, aperta al confronto con Confindustria CGIL CISL UIL, con il compito di accompagnare, a livello nazionale, sovra-regionale e regionale, la corretta attuazione della strategia. 



Roma, 17 settembre 2019 - “Tra Coni e Governo è necessario stemperare le tensioni. Mi auguro che l’incontro previsto a breve tra Malagò e il nuovo ministro allo sport Spadafora sia chiarificatore. Occorre iniziare con il piede giusto. La partita olimpica è troppo importante e non bisogna commettere passi falsi”.

A dirlo è la coordinatrice del Tavolo nazionale di Confindustria “Sport e Grandi Eventi”, Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti.

“Rispetto la posizione delle parti e la loro autonomia, ma – da imprenditrice – vorrei che si iniziasse a entrare nel vivo della questione e si superasse l’attuale impasse. C’è un futuro da programmare: dobbiamo cominciare a parlare di infrastrutture sostenibili, mobilità, pianificazione turistica. Sette anni passano in fretta e dobbiamo fare un lavoro da consegnare alle generazioni future”.

Ed è ai nastri di partenza il Tavolo tecnico nazionale “Sport e Grandi Eventi” coordinato proprio da Berton: “Al Consiglio di Presidenza di Confindustria della scorsa settimana ho chiesto di convocare la prima riunione a Cortina d’Ampezzo. Sarà un tavolo composto da varie anime, imprenditori con varie competenze e rappresentativi dei territori”.

“Faremo la nostra parte con azioni e proposte concrete”, conclude Berton, “anche per questo abbiamo bisogno di interlocutori sereni e risoluti. Ogni contraccolpo alla macchina olimpica è un contraccolpo all’economia e al cuore produttivo di questo Paese”.



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