Maurizio Stirpe al Corriere della Sera: il salario minimo non è la soluzione, serve taglio cuneo

16 giugno 2019 | Vice Presidente,Lavoro Welfare e Capitale Umano

Fissare per legge un salario minimo che aiuti i lavoratori più deboli potrebbe avere l'effetto esattamente opposto perché, se diventa una alternativa ai contratti collettivi, finisce per togliere diritti e tutele ai lavoratori.

Questa la posizione espressa dal vicepresidente di Confindustria per le Relazioni industriali, Maurizio Stirpe, intervistato dal Corriere della Sera.

Un'azienda che dovesse rispettare solo il salario minimo, che il governo vuole fissare a 9 euro lordi l'ora, non avrebbe più alcun interesse a fare contrattazione su altri temi.

Il rischio è smontare il sistema dei contratti nazionali, che non regolano solo il salario ma anche tanti altri temi rilevanti, come ferie, malattia, straordinari.

In verità non esistono settori senza contratti collettivi nazionali. La strada migliore è calcolare per ciascuno di questi settori un salario minimo a partire dai minimi contrattuali previsti nei comparti da un contratto nazionale. Naturalmente considerando quelli sottoscritti dalle organizzazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative e, quindi, tagliando mori i contratti pirata.


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