Stirpe al Messaggero: con il patto sulle tutele riparte l'Italia del lavoro. La riforma degli ammortizzatori punti sulle politiche attive

03 maggio 2021 | Vice Presidente,Lavoro Welfare e Capitale Umano


“I numeri sul lavoro ci devono far riflettere. Abbiamo avuto certamente una perdita di contratti a tempo determinato e di lavoratori autonomi, ma dentro quei 900 mila occupati in meno ci sono anche posizioni a tempo indeterminato, che ora notiamo anche per il diverso criterio statistico usato dall'Istat. Vuol dire che con tutto il blocco dei licenziamenti ci sono state criticità anche per i lavoratori più garantiti”.  Cosi  Maurizio Stirpe, Vice Presidente per il Lavoro e le Relazioni Industriali in un’intervista con il Messaggero in occasione della festa dei lavoratori. “Due punti di tasso di occupazione in meno e anche l'aumento degli inattivi sono dati fortemente negativi. Recuperare non sarà facile, ci vorrà del tempo. La strada scelta dal governo di distinguere tra le imprese che hanno gli ammortizzatori sociali e li pagano e quelle che non li hanno, o li hanno in misura limitata, è stata corretta. Ma ora bisogna fare un passo avanti per ripartire. La cosa migliore sarebbe  - ha aggiunto - azzerare il contatore in modo da consentire alle aziende di usare subito le proprie 52 settimane. E, contemporaneamente, cancellare il ticket aggiuntivo che devono pagare. Cosi verrebbero meno gli alibi, le imprese sarebbero portate a utilizzare subito la Cig e potrebbero evitare di interrompere i rapporti di lavoro».


Nel corso del colloquio il Vice Presidente è poi tornato sulla necessità di accelerare sulla riforma degli ammortizzatori. “La pandemia avrà come effetto quello di accelerare la transizione anche nel mondo del lavoro, da professionalità che saranno meno necessarie ad altre in grado di intercettare il futuro. E allora, piuttosto che dividere le parti sociali, bisognerebbe fare una riforma degli ammortizzatori orientata alle politiche attive. La trattativa è avviata e il governo conosce la nostra posizione, che abbiamo presentato già dallo scorso 16 luglio al precedente esecutivo. Mi pare una soluzione ragionevole e direi anche praticabile».


E sulla campagna di vaccinazioni  ha aggiunto: “I numeri diffusi dall'Istat mi sembrano interlocutori. Si può essere prudentemente ottimisti per il futuro, ma questo futuro è tutto da costruire, non è scontato. Le vaccinazioni daranno maggiore certezza, ma non sappiamo tutto sulla loro efficacia, sulla resistenza alle varianti. Un po' di incertezza resterà e andrà via solo gradualmente. Quindi per l'economia non ci sarà un boost violento, come invece si pensava tempo fa. La ripresa ci sarà ma all'inizio sarà a macchia di leopardo, trainata dall'industria, come già è avvenuto in questi mesi, mentre il mondo dei servizi dovrà un po' ricostruire il proprio ruolo”.


E in merito al Piano nazionale di ripresa e resilienza che il governo ha appena inviato a Bruxelles Stirpe ha affermato: “Il piano si pone come obiettivo la riduzione di tre tipi disuguaglianza, quella territoriale, quella di genere e quella generazionale che separa i giovani dalla popolazione più matura. In questo senso mi pare che vada nella giusta direzione. Potrà correggere una serie di squilibri precedenti alla pandemia, ma per cogliere l'opportunità serve un'adeguata cassetta degli attrezzi.  Intanto negli ultimi tre anni erano state fatte alcune riforme che hanno avuto un impatto negativo. Mi riferisco al reddito di cittadinanza, nella parte relativa alle politiche attive che purtroppo come abbiamo visto non ha funzionato; al decreto dignità che ha irrigidito i contratti a tempo determinato ottenendo l'effetto di farli sparire durante i mesi del Covid; e infine a Quota 100 che avrebbe dovuto creare tre nuovi posti di lavoro per ogni uscita, mentre, come abbiamo visto, ha avuto molte meno adesioni del previsto. Bisogna ripensare a tutto questo senza pregiudizi”.


E sulle riforme inserite nel PNRR il Vice Presidente ha sottolineato: “non voglio anticipare i tempi di una valutazione completa, ma mi pare che le direttrici indicate, e anche le relative poste finanziarie, siano coerenti con gli obiettivi posti dall'Unione europea. E come dicevo anche le riforme indicate sono positive. Se devo esprimere un dubbio, riguarda la capacità della politica di accompagnare questo piano nella sua durata temporale. L'attuale governo potrà forse arrivare a fine legislatura nel 2023, ma che garanzie abbiamo sulla governance del Pnrr nei tre anni successivi? Il piano è una scommessa che guarda al futuro per creare crescita, che è l'unico modo di ridurre il debito pubblico nei prossimi anni. Speriamo di avere la forza per farlo”.


Infine Stirpe ha affrontato il tema della crescita territoriale e in particolare nel Centro Italia: “io credo che il nostro Paese se la caverà se sarà capace di  far sviluppare tutti i territori secondo la propria vocazione. E questo per il Centro Italia vuol dire non perdere le proprie caratteristiche, quelle che in passato gli hanno permesso di avere tassi di sviluppo quanto meno accettabili. Nella vocazione del Centro rientra naturalmente il ruolo della Capitale che non deve essere messo in discussione, come non viene messo in discussione in altri Paesi europei. Quindi le peculiarità della Capitale, che sono la cultura, il turismo, ma anche la pubblica amministrazione come fattore di spinta alla crescita. Una centralità che permette a Roma di interconnettersi con altre città, ma che ha bisogno per questo di infrastrutture. Vanno completati i percorsi già avviati, servono risorse e volontà politica”.

 

 

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