L`Italia faccia da traino ai grandi progetti UE - Intervista a Giulio Pedrollo sul Sole 24 Ore

07 novembre 2019 | Politiche Industriali

Nella Legge di Bilancio ci sono provvedimenti determinati dall'emergenza finanziaria, frammentari, che non rispondono ad una visione di futuro del Paese e al raggiungimento di qualche obiettivo, sempre che il Governo se ne sia posti. 

Giulio Pedrollo, Vice presidente per la Politica industriale di Confindustria, commenta sul Sole 24 Ore le misure ad oggi previste nella Manovra: “Diamo atto al ministro dell'Economia Gualtieri di essersi aperto all'ascolto e di aver convocato tavoli di confronto. Ma non basta. Noi imprenditori ci muoviamo con un orizzonte di almeno 4-5 anni, fissiamo un piano e ci muoviamo in linea con i traguardi che ci siamo dati. Così dovrebbe accadere anche per la politica economica.

Invece la Legge di Bilancio punta a fare cassa, è frutto di continui litigi all'interno del Governo e misure, come la plastic tax, nate anche dalla mancanza di conoscenza di ciò che è il Paese, di come produce la sua ricchezza, se non addirittura da una cultura fortemente antindustriale”.

Serve una politica industriale in Italia e in Europa, sottolinea Pedrollo, convinto che nell’Unione Europea ci sia bisogno di campioni europei, per far fronte ai colossi mondiali.

La visione che traspare da questa Legge di Bilancio è distruggere le aziende, far si che paghino le inefficienze del Paese, nella vecchia logica, miope, tanto le imprese ce la fanno.

La situazione del mercato è sempre più complessa e peggiora, aumenta l'incertezza a livello internazionale. Per questo ci sarebbe bisogno di ascolto e di attenzione. È positivo che le misure di Industria 4.0 siano state mantenute per un anno. Ma l'impressione è che non ci si creda fino in fondo e questo crea incertezza.

Per non parlare della vicenda Ilva: siamo un paese manifatturiero, la filiera dell'acciaio è fondamentale. Questa situazione è una profonda delusione, Confindustria era presente al tavolo dell'accordo che è stato il frutto di un lavoro lungo e complesso.

Certamente all'Ilva in passato l'ambiente non è stato tutelato, ma ora avevamo la possibilità di realizzare uno stabilimento all'avanguardia in Europa. Un caso di eccellenza dove si tiene conto della produzione e dell'ambiente.

Non va bene sostenere che ArcelorMittal abbia colto l'occasione per andarsene: il problema è che l'Italia offre costantemente alibi per far scappare gli investitori esteri e quelli italiani e mettere le aziende nelle condizioni di chiudere. 

Ora il Governo cerca soluzioni, ma il mercato non aspetta, non può stare ai tempi delle contraddizioni della politica.

Ce ne sono esempi continuamente: si è aperto il tavolo automotive, uno schema condivisibile, con una cabina di regia e tre tavoli, rispettivamente su domanda, offerta e infrastrutture. Proprio durante il dibattito è emerso che circa il 46% delle auto in circolazione sono aziendali.

La tassa messa nella manovra va nella direzione opposta rispetto al rilancio del settore. In realtà si colpisce il costo del lavoro. Lo ripeto: la Legge di Bilancio contiene una serie di balzelli che aumentano l'incertezza.

Occorre una politica industriale anche in Europa, l'Italia è stata inserita nelle sei catene del valore strategiche. Dobbiamo far si che alcuni importanti progetti di interesse europeo vengano sviluppati qui da noi. Penso all'elettronica, alla ricerca sull'idrogeno e ai veicoli a guida autonoma. Dar seguito a questi progetti è un modo per spingere la ricerca e l'innovazione, in Italia e nella UE.

Avere campioni europei è fondamentale per contrastare i colossi di Usa e Cina. È un modo per trainare le filiere nella grande dimensione, dovremo averne di più.

 


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