L’annuale indagine Confindustria sul lavoro, svolta tra febbraio e aprile 2026, fornisce informazioni per il 2025 e inizio 2026 su struttura dell’occupazione e politiche aziendali di gestione del lavoro nelle aziende associate. A questo link sono disponibili le tavole riassuntive e comparative relative alle principali variabili oggetto di indagine.
L’edizione di quest’anno conferma gli approfondimenti dedicati al lavoro agile, alle difficoltà di reperimento delle competenze e all’adozione dell’intelligenza artificiale. Introduce inoltre specifici focus sulle politiche aziendali rivolte ai lavoratori under-30 e over-60 e sulle modalità, gli strumenti e l’intensità economica del welfare aziendale.
Tra fine 2024 e fine 2025, l’occupazione dipendente nelle imprese associate è aumentata dell’1,8%, dopo il +2,4% registrato nella precedente edizione. La crescita è stata più sostenuta nei servizi (+3,0%) e nelle costruzioni (+4,8%), ma è rimasta positiva anche nell’industria in senso stretto (+0,9%), nonostante la debolezza dell’attività manifatturiera.
I lavoratori under-30 rappresentano il 15,6% degli occupati, mentre gli over-60 costituiscono il 9,9%. L’81,2% delle imprese adotta almeno un intervento per attrarre, inserire o trattenere i giovani e il 77,1% mette in campo azioni per la gestione dei lavoratori più anziani. Il mentoring e l’affiancamento intergenerazionale assumono un ruolo centrale per entrambe le fasce di età.
Nel 2025 il tasso di assenteismo si è attestato al 6,7% delle ore lavorabili, sostanzialmente stabile rispetto al 6,6% rilevato nell’anno precedente. L’incidenza è più elevata nei servizi e nelle imprese di maggiori dimensioni. Il tasso raggiunge l’8,3% tra le donne, contro il 5,9% tra gli uomini: la differenza è spiegata in larga parte dal maggiore ricorso ai congedi parentali.
Nei primi mesi del 2026, il 29,3% delle imprese associate applica un contratto aziendale. La diffusione cresce sensibilmente con la dimensione aziendale, passando dal 17,6% nelle imprese fino a 15 dipendenti al 68,9% in quelle con almeno 100 addetti. I contratti aziendali interessano complessivamente il 64,7% dei lavoratori del campione.
Le iniziative di welfare sono presenti nel 67,8% delle aziende associate, con una diffusione particolarmente elevata nell’industria e nelle realtà di maggiori dimensioni. I benefit più frequenti risultano essere il buono pasto (messo a disposizione dal 48,0% delle imprese con welfare, per un valore medio annuo di circa 1.600 euro) e il carrello della spesa/buoni carburante (47,5%).
Tra le fonti del welfare, rimane prevalente, in media, l’erogazione unilaterale da parte dell’azienda; in termini monetari, il credito welfare attribuito unilateralmente dall’impresa è mediamente pari a 805 euro per dipendente. Nelle imprese industriali risulta quasi ugualmente diffusa la previsione del welfare da CCNL e in quelle più grandi anche la conversione del premio di risultato.
Nel corso del 2025 il 29,9% delle imprese ha erogato un premio variabile collettivo ai propri dipendenti. Tra le imprese con welfare, nel 52,4% dei casi almeno un lavoratore ha convertito il premio in beni o servizi: la conversione ha coinvolto mediamente il 44,4% dei dipendenti e il 69,6% del valore del premio.
Nel 2025 il lavoro agile è stato adottato dal 30,8% delle imprese. Nelle imprese che lo prevedono ha coinvolto il 33,7% dei dipendenti non dirigenti, prevalentemente per non più di due giorni alla settimana, confermando il consolidamento di un modello di lavoro ibrido.
Tra le imprese con ricerche di personale in corso, il 70,4% segnala difficoltà di reperimento, in aumento rispetto al 67,8% della precedente rilevazione. Le criticità riguardano soprattutto le competenze tecniche, indicate dal 55,8% delle imprese con difficoltà, e le mansioni manuali, con il 44,0%. Le competenze trasversali risultano difficili da reperire per il 21,2% delle imprese, con una particolare concentrazione nei servizi.
L’83,4% delle imprese che riscontrano carenze di personale o di competenze ha adottato almeno una contromisura. L’azione più diffusa è la formazione del personale interno, indicata dal 57,2% delle imprese, seguita dal ricorso a collaborazioni e consulenze esterne (49,9%) e dal coinvolgimento in programmi educativi sul territorio (41,5%). In quest’ultimo caso, la collaborazione con scuole, ITS Academy e università cresce significativamente con la dimensione aziendale.
Il 18,7% delle imprese utilizza già regolarmente strumenti di intelligenza artificiale e un ulteriore 37,0% ne sta valutando l’introduzione. L’adozione è più diffusa nei servizi e nelle imprese di maggiori dimensioni. Tra le aziende che utilizzano o stanno valutando l’introduzione di strumenti di IA, il 49,1% ha intrapreso almeno un’azione sul capitale umano. Tra queste, quella più diffusa è la formazione del personale interno (indicata dal 79,5% dei casi).