
“Il Pnrr rischia di arenarsi senza manodopera straniera. Bisogna puntare su piani realizzabili, decisivo l’adeguamento. Le imprese non vogliono interventi a pioggia”. Così Vito Grassi, Vice Presidente Confindustria e Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione Territoriale, in un’intervista al Mattino.
“Il Pnrr è nato a monte delle crisi di questi ultimi due anni, prima della guerra in Ucraina e dell’aumento dell’inflazione innescato dallo shortage delle materie prime e dal caro-energia. È forte la preoccupazione delle imprese, soprattutto al Sud – ha evidenziato il Vice Presidente –. E questa preoccupazione aumenta se si considera la messa a terra richiesta per i progetti del Piano rispetto alla capacità di spesa dell’Italia nel recente passato. Per fortuna – ha aggiunto Grassi – ci sono anche elementi di positività da sottolineare: la spinta del Piano ha portato per esempio a triplicare la produzione di energia da fonti rinnovabili passata da uno a tre Gigawatt nel 2022, anche grazie allo snellimento delle procedure autorizzative”.
Parlando delle scadenze del Pnrr, Grassi ha sottolineato che è certamente necessaria la trattativa che il Governo ha avviato con l’Europa. E, allo stesso tempo, la rimodulazione del Pnrr, come previsto anche dal Regolamento attuativo. Secondo Vito Grassi “il Commissario Gentiloni ha aperto alla possibilità di maggiore flessibilità. Un segnale certamente positivo, ma l’Italia deve comunque dimostrare di essere un Paese credibile, rispettando le scadenze. Bisognerà puntare sui progetti effettivamente realizzabili e non sugli interventi a pioggia”.
Sui rincari delle materie prime, il Vice Presidente ha affermato che l’adeguamento dei prezzi delle gare di appalto è decisivo perché se le imprese non dovessero trovare le condizioni economiche per partecipare ai bandi sarebbe impossibile attuare il Pnrr. “Purtroppo, anche questa volta — ha continuato Grassi -, l’Italia si scopre a più velocità: ci sono stazioni appaltanti ed enti attuatori che si fanno persino avanti sulle somme non spese finora, candidandosi ad ottenerle e sperando evidentemente che i vincoli di territorialità possano essere stravolti – punto su cui noi non faremo sconti – e ce ne sono altri meno strutturati, con personale poco qualificato, che fanno fatica a reggere il passo con le scadenze e rendono molto incerto lo scenario del Pnrr”.
A questo si aggiunge il grande mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia che si è ulteriormente accentuato. “Le imprese – ha detto il VP – hanno bisogno di personale, qualificato ma anche di base, per partecipare alle sfide del Piano e non solo, e si fa sempre più fatica a trovarlo. L’offerta non riesce proprio a incontrare questa domanda e le conseguenze si vedono. La questione resta quella delle competenze, la cui domanda da parte delle imprese è cresciuta molto e dovrà essere sempre più così per affrontare le sfide delle transizioni. Per questo, avremo sempre più bisogno di giovani molto preparati e specializzati e dobbiamo capire come formarli e come farli restare in Italia. Il nostro Paese ha bisogno di attrarre investimenti e knowhow”.
Parlando di manodopera straniera Grassi ha poi spiegato che “le imprese segnalano la necessità di manodopera straniera, anche opportunamente formata. Occorre quindi potenziare il flusso regolare di ingressi. Lo abbiamo visto con le domande per l’ultimo decreto flussi. Il settore dell’edilizia ne è un esempio: con l’intera filiera assorbe quasi la metà delle risorse del Piano. È un tema che va affrontato in modo pragmatico, senza ideologie”.
In conclusione, il Vice Presidente ha affermato che “le imprese, che hanno superato la crisi determinata dal Covid e poi quella indotta dalla guerra, oggi sono quelle più capaci di affrontare anche queste difficoltà. Il vero problema resta quello delle modalità di attuazione del Piano di Ripresa e Resilienza che, di fatto, non ha previsto una strategia specifica di intervento: si sono preferiti interventi frazionati che non permettono nemmeno l’ottimizzazione dei costi a monte”.