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Rafforzare l’autonomia economica delle donne, promuovere l’accesso ai servizi finanziari e diffondere una maggiore consapevolezza nella gestione delle risorse personali. Questi gli obiettivi dell’iniziativa “Una donna, un lavoro, un conto”, promossa dal Corriere della Sera alla quale Confindustria ha aderito.
L’iniziativa, che coinvolge i principali attori del credito e un ampio partenariato istituzionale e sociale, si inserisce in un quadro che vede ancora significativi elementi di criticità sul fronte dell’indipendenza finanziaria femminile e in cui l’accesso agli strumenti di base e la loro gestione autonoma da parte delle donne rappresentano ancora oggi una sfida aperta.
I dati sull’autonomia finanziaria femminile
I dati confermano la rilevanza del tema. Secondo il World Bank Gender Data Portal (2024), il 79,8% delle donne in Italia possiede un conto presso un’istituzione finanziaria, contro il 92,6% degli uomini, con un divario di oltre 12 punti percentuali, superiore alla media UE e dell’Asia centrale (circa 4,6 punti).
Questo dato, tuttavia, include sia conti personali sia conti cointestati e non restituisce pienamente il grado di autonomia nella gestione delle risorse.
Una diversa prospettiva emerge dal survey del Global Thinking Foundation secondo cui solo il 58% delle donne dispone di un conto intestato esclusivamente a sé, mentre circa il 31% dichiara di dipendere economicamente dal partner o da un altro familiare.
Ne deriva che, per una quota rilevante, il rapporto con il sistema finanziario non è diretto ma condiviso o mediato da altri membri della famiglia.
Le tre linee di intervento del progetto
Il progetto si articola lungo tre direttrici operative: la diffusione, all’interno delle aziende, di strumenti informativi dedicati alla gestione autonoma delle risorse economiche; l’impegno degli istituti bancari a garantire condizioni trasparenti per l’apertura di conti correnti personali; l’orientamento delle donne non occupate verso servizi per l’impiego e percorsi di inserimento lavorativo. Un approccio integrato che interviene su competenze, accesso e opportunità.
Il ruolo di Confindustria e la coerenza strategica
L’adesione di Confindustria si inserisce nel percorso di rafforzamento della partecipazione femminile al lavoro e di riduzione dei divari di genere. Il focus è sul legame tra occupazione e autonomia economica, competenze ed educazione finanziaria in una visione unitaria.
“Occupazione femminile e inclusione finanziaria sono due facce della stessa medaglia. In Italia il tasso di occupazione delle donne resta ancora di circa 18 punti sotto quello degli uomini: nel 2024 era al 53,3% contro il 71,1%, con divari territoriali molto marcati”, spiega Lara Ponti, Vice Presidente di Confindustria per la Transizione Ambientale e gli Obiettivi ESG. “Le analisi della Banca d’Italia mostrano che il divario di genere nelle competenze finanziarie, oggi pari al 7,2%, si riduce quasi della metà tra le donne che lavorano. È un dato chiaro: il lavoro rafforza indipendenza e capacità di gestione delle risorse. Colmare questo doppio divario non è soltanto una questione di equità, ma una leva strategica per la competitività e la crescita sostenibile del Paese”, conclude Ponti.
Un’alleanza ampia per l’inclusione economica
Accanto a Confindustria hanno aderito, a livello nazionale, ABI, Federcasse, Confcommercio e Federmeccanica, mentre sul piano territoriale partecipano, tra gli altri, Assolombarda, il Comune di Milano e le principali organizzazioni sindacali.
Il valore dell’iniziativa risiede nella capacità di mettere a sistema attori diversi – imprese, istituzioni, credito e parti sociali – per affrontare in modo strutturale il tema dell’autonomia economica femminile trasformando l’accesso ai servizi finanziari e al lavoro in leve concrete di inclusione e crescita.















