Rivista di Politica Economica

IL MOMENTO DELLE SCELTE: COMPETITIVITÀ E AUTONOMIA IN EUROPA

Introduzione

di Stefano Manzocchi, Marco Simoni

Competitività europea: falsi miti e vere opportunità

di Marco Buti, Marcello Messori

Investimenti e produttività in Italia: quando gli intangibili sono invisibili

di Tommaso Crescioli, Alessandra Lanza, Marco Rispoli

Produttività, capitale intangibile e potere di mercato : il divario fra Unione europea e Stati Uniti

di Cecilia Jona-Lasinio, Stefano Manzocchi, Enrico Marvasi

Politica industriale e competitività europea: il rischio della frammentazione

di Stefano Olivari

Aiuti di stato e competitività del sistema

di Carlo Eugenio Baldi

IA e competitività: il problema europeo non è inventare, ma adottare . Produttività, diffusione tecnologica e politica industriale

di Emilio Calvano

Energia per competere: prezzi, divari e autonomia strategica nell’Unione europea

di Margherita Bianchi

Convergenza della produttività e digitalizzazione della pubblica amministrazione locale: evidenza dai comuni italiani

di Carlo Altomonte, Matteo Dalla Val, Giulio Gottardo, Tommaso Sonno

Condividi su

Introduzione

di Stefano Manzocchi, Marco Simoni

La globalizzazione ha cambiato forma: gli scambi commerciali e produttivi si inseriscono oggi in un contesto in cui efficienza produttiva, autonomia strategica, resilienza e rivalità geopolitica si intrecciano. In questo scenario, l’Europa è chiamata a ripensare il proprio approccio per sostenere competitività, autonomia e sovranità, in un contesto segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina e dall’emergere di nuove vulnerabilità.

Questo numero della Rivista di Politica Economica approfondisce alcuni dei temi centrali per il futuro europeo: la necessità di investimenti comuni in beni pubblici europei, il dibattito sulla competitività e sul divario tecnologico con gli Stati Uniti, il completamento del mercato dei capitali e del mercato dell’energia, il ruolo dell’innovazione e la revisione della cornice regolatoria. Il volume evidenzia come l’Unione disponga delle risorse necessarie – risparmio privato, capitale umano e base scientifica – ma incontri ancora ostacoli strutturali che ne limitano la capacità di trasformarle in crescita e innovazione.

La riflessione si estende al rapporto tra competitività e autonomia strategica, mostrando come le dipendenze nei settori critici – dall’energia ai semiconduttori, dalle infrastrutture digitali alle materie prime – possano tradursi in strumenti di pressione geopolitica. In questo contesto, il rafforzamento dell’integrazione europea e una capacità di azione comune appaiono condizioni essenziali per affrontare le sfide della nuova economia globale.

Nel loro insieme, i contributi del volume convergono su una tesi chiara: di fronte alle trasformazioni dell’economia internazionale, l’Europa deve compiere un cambio di passo, rimuovendo gli ostacoli strutturali che frenano investimenti, innovazione e crescita e dotandosi degli strumenti necessari per rafforzare competitività, autonomia strategica e capacità di incidere nello scenario globale.

Competitività europea: falsi miti e vere opportunità

di Marco Buti, Marcello Messori

A due anni dalla pubblicazione dei rapporti di Letta e Draghi, le iniziative per sostenere la competitività dell’Unione europea (UE) devono liberarsi da due “falsi miti”: che la deregolamentazione possa sostituire le risorse europee e che gli aiuti nazionali di stato creino crescita senza aggravare le frammentazioni del mercato unico. Le recenti risposte della UE sono, al riguardo, parziali o contraddittorie. Il rilancio dell’Europa richiede un drastico aumento degli investimenti innovativi, ma questi ultimi non possono tradursi in un mero inseguimento (catching up) dei processi tecnologici di USA e Cina. Si tratta di realizzare traiettorie innovative specificamente europee capaci di coniugare efficienza economica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. I pilastri di tale strategia sono la creazione di una capacità fiscale centrale permanente che finanzi l’offerta di beni pubblici europei capaci di innescare investimenti privati e favorire una crescita dimensionale delle imprese sostenuta da un mercato finanziario europeo integrato. Si creerebbero così “campioni europei”, compatibili con mercati non frammentati e concorrenziali e con un robusto sistema di welfare in grado di fronteggiare le sfide geopolitiche globali.

JEL Classification: H41, H81, L50, D43.

Keywords: competitività, capacità fiscale centrale, beni pubblici europei, politica industriale, investimenti innovativi, mercato unico.

Investimenti e produttività in Italia: quando gli intangibili sono invisibili

di Tommaso Crescioli, Alessandra Lanza, Marco Rispoli

  • Dal confronto globale emerge una divergenza strutturale nei modelli di accumulazione del capitale: la Cina ha raggiunto un’intensità di investimento pari al 40% del PIL nel 2024, contro il 20% circa di UE e USA.
  • La composizione degli investimenti differisce profondamente tra le due sponde dell’Atlantico: negli USA gli intangibili rappresentano il 92% degli investimenti totali contro il 55% in Europa. L’Italia si posiziona strutturalmente al di sotto della media europea, con un trend decrescente nel periodo recente.
  • Le politiche di incentivazione hanno storicamente privilegiato il capitale tangibile: l’esperienza italiana mostra una risposta sistematica degli investimenti materiali agli incentivi fiscali, a fronte di una dinamica significativamente più debole della componente immateriale.
  • L’analisi econometrica documenta un sottoinvestimento strutturale in capitale intangibile nel manifatturiero italiano e ne quantifica le implicazioni produttive: le imprese con la più elevata intensità di accumulazione di intangibili registrano tassi di crescita della PTF significativamente superiori alla media nazionale.
  • Il confronto con la Spagna evidenzia una composizione degli investimenti più orientata agli intangibili, riconducibile a un processo di catching-up industriale più recente e al ruolo strutturale degli investimenti diretti esteri come vettore di trasferimento tecnologico e di integrazione nelle catene del valore europee e globali.

JEL Classification: D24, E22, L60, O30, O33, O52.

Keywords: investimenti, capitale intangibile, produttività, politiche incentivanti.

Produttività, capitale intangibile e potere di mercato : il divario fra Unione europea e Stati Uniti

di Cecilia Jona-Lasinio, Stefano Manzocchi, Enrico Marvasi

  • Il divario di produttività tra Stati Uniti e Unione europea è particolarmente marcato nei settori ad alta intensità di capitale intangibile, nei quali gli Stati Uniti hanno investito prima e più intensamente.
  • Gli investimenti intangibili possono favorire maggiore concentrazione e potere di mercato, ma generano anche sfide di misurazione e interpretazione: una loro corretta contabilizzazione riduce gli indicatori di markup. Risultato evidente soprattutto negli Stati Uniti e nei settori ad alta intensità intangibile.
  • Per ridurre il divario con gli Stati Uniti, l’Unione europea dovrebbe combinare le politiche di concorrenza e regolazione con interventi di politica industriale volti a favorire investimenti e diffusione del capitale intangibile.

JEL Classification: E22, E01, O47.

Keywords: intangibles, market power, markup, productivity.

Politica industriale e competitività europea: il rischio della frammentazione

di Stefano Olivari

  • La politica industriale è tornata centrale ed è aumentata rapidamente in intensità e diffusione. Nel 2023 si contano oltre 2.500 misure a livello globale, concentrate nei paesi avanzati e nei settori strategici, in particolare transizione verde, tecnologie digitali e sicurezza economica. Si osserva un passaggio da politiche orizzontali a interventi più mirati e selettivi, spesso in risposta a shock geopolitici, energetici e tecnologici.
  • Nell’Unione europea il sostegno è rilevante ma fortemente sbilanciato verso strumenti nazionali. Gli aiuti di stato a finalità industriale ammontano a 90,8 miliardi nel 2024, pari allo 0,50% del PIL, mentre le risorse europee a gestione diretta sono significativamente inferiori, stimate intorno allo 0,14% del PIL all’anno (25,3 miliardi). La capacità di intervento dipende quindi principalmente dallo spazio fiscale dei singoli stati membri, con il rischio di accentuare le divergenze e la frammentazione del mercato unico.
  • I modelli nazionali sono eterogenei per intensità e strumenti. Le differenze riflettono lo spazio fiscale e la capacità amministrativa, determinando un sostegno diseguale tra paesi. Le economie con maggiori risorse adottano strumenti più ampi e articolati, mentre altre restano più limitate, con implicazioni sulla capacità di trasformazione industriale.
  • L’attuale configurazione rischia però di trasformare la politica industriale europea in una competizione fiscale intra-europea. La prevalenza di interventi nazionali non coordinati e la competizione sui sussidi generano distorsioni concorrenziali e riducono l’efficacia complessiva della politica industriale nell’Unione.

JEL Classification: L52, H23, F15, O38, H50.

Keywords: industrial policy evaluation, state aid, subsidy competition, industrial competitiveness, European Union, green transition, digital transformation.

Aiuti di stato e competitività del sistema

di Carlo Eugenio Baldi

  • La disciplina degli aiuti di stato rappresenta un pilastro nella realizzazione del mercato comune, che sta alla base dell’Unione europea. La graduale eliminazione delle barriere tariffarie e degli ostacoli tecnici alla libera circolazione delle merci doveva essere accompagnata dal controllo sulle politiche di sostegno alle imprese messe in atto dai singoli stati.
  • A termini di Trattato, gli aiuti di stato sono dichiarati in principio “incompatibili” con il mercato interno; sono tuttavia ammissibili quando possono favorire un obiettivo di “interesse comune” che compensi gli effetti negativi degli aiuti sulle condizioni di concorrenza. Alla Commissione spetta il compito di stabilire le regole cui gli stati devono attenersi nell’istituzione di misure di aiuto, adeguandole al contesto in continua evoluzione.
  • Pur in un mercato globalizzato, la Commissione continua a privilegiare il contrasto agli effetti degli aiuti sugli scambi tra stati membri, in un’ottica eurocentrica, con regole che spesso si prestano a interpretazioni contrastanti e pongono concrete difficoltà applicative.

JEL Classification: K210.

Keywords: concorrenza, aiuti di stato, Unione europea, competitività.

IA e competitività: il problema europeo non è inventare, ma adottare . Produttività, diffusione tecnologica e politica industriale

di Emilio Calvano

  • Il vero valore dell’IA non dipenderà tanto dalla produzione di modelli fondazionali, quanto dalla capacità di adottare e integrare efficacemente la tecnologia nei settori utilizzatori.
  • L’intelligenza artificiale genera guadagni di produttività misurabili in singole mansioni, ma la traduzione di questi guadagni in crescita aggregata dipende dalla quota di attività esposte, dalla convenienza economica dell’adozione e dagli investimenti complementari in dati, software, competenze e organizzazione.
  • L’Europa non parte da zero: nel 2025 il 19,95% delle imprese dell’UE con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di IA, ma l’adozione resta molto più elevata nelle grandi imprese e nei settori ad alto contenuto di conoscenza e professionali.
  • Tra le imprese che hanno già considerato l’IA ma non l’hanno adottata, un indicatore del vincolo è la capacità di trasformare una tecnologia generale in soluzioni verticali: il 70,89% indica la mancanza di competenze rilevanti.
  • La politica industriale dovrebbe concentrarsi sul talento ed usare la leva della spesa pubblica per generare domanda aggregata, standard di interoperabilità e accompagnamento alle PMI, preservando la sovranità sui dati senza trasformare la regolazione in frammentazione.

JEL Classification: O33, O47, L25, L60, D24.

Keywords: intelligenza artificiale, produttività, adozione tecnologica, imprese, dati industriali, politica industriale.

Energia per competere: prezzi, divari e autonomia strategica nell’Unione europea

di Margherita Bianchi

  • La crisi dello Stretto di Hormuz del 2026 ha riportato al centro del dibattito europeo il trilemma energetico: sicurezza degli approvvigionamenti, accessibilità dei prezzi e decarbonizzazione non possono essere gestiti separatamente, né affrontati con risposte nazionali disomogenee.
  • L’Europa sconta un differenziale strutturale di prezzo rispetto ai principali concorrenti: i prezzi industriali dell’elettricità nell’UE nel 2025 erano ancora oltre il doppio di quelli statunitensi e circa il 50% superiori a quelli cinesi, con profondi divari interni tra gli stati membri.
  • La transizione energetica riduce le dipendenze dai combustibili fossili ma genera nuove vulnerabilità nelle filiere delle tecnologie pulite e delle materie prime critiche, rendendo indispensabile un approccio selettivo e coordinato all’autonomia strategica.
  • Le politiche industriali europee – dal Clean Industrial Deal all’Industrial Accelerator Act – rappresentano un cambio di passo rispetto al passato, ma restano vincolate da fragilità fiscali, limiti giuridici e frammentazione politica tra gli stati membri.

JEL Classification: Q37, Q43.

Keywords: prezzi energetici, competitività industriale, trilemma energetico, autonomia strategica, mercato elettrico europeo, tecnologie pulite, materie prime critiche.

Convergenza della produttività e digitalizzazione della pubblica amministrazione locale: evidenza dai comuni italiani

di Carlo Altomonte, Matteo Dalla Val, Giulio Gottardo, Tommaso Sonno

  • L’economia italiana soffre di una stagnazione strutturale della produttività totale dei fattori (TFP), in netta divergenza rispetto alle principali economie avanzate. In assenza di spinte sulla frontiera tecnologica nazionale, la convergenza territoriale rappresenta una delle poche leve disponibili per riattivare la dinamica aggregata della TFP. Questo lavoro esplora un canale specifico di tale convergenza: la digitalizzazione della pubblica amministrazione locale. Combiniamo stime della TFP a livello d’impresa per l’insieme delle società italiane (Orbis, 2018–2024), riaggregate a livello territoriale, con l’indice di trasformazione digitale dei comuni elaborato dalla Corte dei conti nel 2018.
  • Nel 2018 emerge una forte correlazione positiva tra digitalizzazione provinciale e TFP delle imprese: le province con amministrazioni più digitalizzate ospitano imprese mediamente più produttive.
  • Nel periodo 2018–2024 la relazione si inverte: i territori meno digitalizzati nel 2018 sono quelli in cui la TFP è cresciuta di più, in un movimento di convergenza modesto ma statisticamente significativo. La convergenza è interamente guidata dalle province del Mezzogiorno; nel Centro-Nord, dove la digitalizzazione era già relativamente uniforme e in media più elevata, il legame è statisticamente nullo.
  • L’evidenza è compatibile con un ruolo degli interventi pubblici sul contesto amministrativo locale nei territori più arretrati (PNRR Missione 1, fondi di coesione, politiche per le aree fragili) come componente strutturale, e non meramente redistributiva, di una politica nazionale di produttività.

JEL Classification: H11, O33, R12, D24.

Keywords: produttività, TFP, digitalizzazione, pubblica amministrazione, convergenza territoriale.

Altri contenuti

Unisciti alla più grande comunità di imprese in Italia.

Temi in evidenza

Ambiente e Transizione Ecologica

Internazionale

Europa

Transizione digitale

Energia

Fisco

La nostra piattaforma