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Il nuovo aumento dei prezzi dell’energia torna a frenare l’economia italiana proprio all’inizio del terzo trimestre. È quanto emerge dalla Congiuntura Flash di luglio del Centro Studi Confindustria, che fotografa gli effetti della nuova escalation in Medio Oriente su inflazione, attività economica e scelte delle imprese. I prestiti bancari, infatti, crescono soprattutto per sostenere il maggiore fabbisogno di liquidità legato ai costi energetici, più che per finanziare nuovi investimenti.
Caro energia: il credito sostiene la liquidità , non gli investimenti
L’analisi del CSC evidenzia come il nuovo rialzo di petrolio e gas, accompagnato dal rafforzamento del dollaro, stia peggiorando il quadro economico. Dopo il rallentamento registrato nel secondo trimestre, gli effetti dello shock energetico si estendono anche ai mesi estivi, alimentando l’inflazione e irrigidendo gradualmente le condizioni del credito.
In questo contesto emerge un dato particolarmente significativo. Pur con un aumento ancora contenuto dei tassi d’interesse, i prestiti alle imprese accelerano, ma la maggiore domanda di credito è destinata prevalentemente a coprire il fabbisogno di liquidità legato ai costi energetici e molto meno al finanziamento di nuovi investimenti. Un segnale che conferma come il caro energia continui a sottrarre risorse alla crescita delle imprese.
Investimenti, consumi ed export rallentano
Il peggioramento del contesto internazionale si riflette sulle principali componenti della domanda. La produzione di beni strumentali ha interrotto la crescita e le previsioni di investimento risultano in calo. Anche i consumi mostrano segnali di rallentamento, penalizzati dall’aumento dei prezzi e da un lieve indebolimento del mercato del lavoro, mentre le vendite al dettaglio e gli acquisti di automobili restano deboli.
Prosegue inoltre la fase di rallentamento dell’export italiano. A maggio le esportazioni di beni risultano ancora in calo rispetto al mese precedente, pur mantenendo nei primi cinque mesi dell’anno una crescita inferiore alla media storica. Restano molto differenziate le performance sui mercati esteri, con risultati positivi verso Svizzera, Cina e Mercosur e flessioni nei confronti di Stati Uniti, Spagna e Turchia.
Industria in frenata, servizi stabili. L’inflazione continua a pesare sulla crescita
Sul fronte produttivo, l’industria perde slancio dopo i recenti shock, mentre i servizi mostrano una sostanziale stabilizzazione grazie soprattutto alla ripresa del turismo internazionale. Anche il contesto globale resta eterogeneo: nell’Eurozona si registra un rimbalzo dei servizi, gli Stati Uniti evidenziano un rallentamento della crescita, mentre la Cina continua a essere sostenuta dalla forte espansione dell’export.
Il focus del mese è dedicato all’inflazione, che il Centro Studi considera probabilmente temporanea ma comunque destinata a produrre effetti negativi sull’economia. Anche qualora il rialzo dei prezzi dovesse rientrare nel corso del prossimo anno, il livello raggiunto continuerà infatti a comprimere consumi, investimenti e fiducia. Tre fattori che, secondo il CSC, continueranno a frenare l’economia italiana anche in uno scenario di graduale normalizzazione dell’inflazione.
LEGGI LA CONGIUNTURA FLASH DI LUGLIO






