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“L’ordine internazionale che ha finora governato le relazioni economiche non è scomparso, ma è diventato invisibile. Due conflitti di crescente intensità stanno alimentando rischi severi per l’economia globale e uno di essi potrebbe portare diversi Paesi G7 in recessione entro la fine dell’anno”. Con queste parole Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti di Confindustria, è intervenuta alla Conference on International Trade and Supply Chain Security, organizzata dal MEDEF a Parigi nell’ambito della presidenza francese del G7. L’appuntamento ha riunito i rappresentanti delle principali organizzazioni imprenditoriali dei Paesi avanzati per discutere le sfide del commercio globale e della sicurezza economica, in vista del Final Summit del B7 in programma a giugno.
Commercio globale: l’impatto della frammentazione normativa sulle PMI
Nel panel dedicato al futuro del commercio internazionale, la vicepresidente di Confindustria ha evidenziato come la crescente frammentazione regolatoria e l’adozione di misure di sicurezza economica non coordinate stiano generando effetti sempre più pesanti sulle imprese, non solo italiane ma di tutti i Paesi del G7. Una frammentazione che, ha sottolineato Cimmino, “colpisce in modo più duro le PMI, che soffrono per picchi dei prezzi energetici, aumento dei costi di trasporto e maggiore volatilità dei mercati”. “Le implicazioni sono chiare: senza coordinamento, aumentano chiusure e perdita di capacità industriale. La depressione economica rischia di essere più ampia e profonda”.
I tre rischi segnalati da Confindustria
Nel suo intervento, Cimmino ha richiamato tre fattori di rischio che oggi pesano sulla competitività del sistema industriale internazionale: “l’incertezza, dazi che non dovrebbero esistere nel G7 e normative divergenti tra i Paesi G7”. Secondo Confindustria, il disallineamento normativo e commerciale tra economie alleate rischia infatti di indebolire le catene globali del valore proprio in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche.
Supply chain, tecnologie strategiche e unità del G7
“Se crediamo – come credo – che le imprese abbiano la capacità di vedere soluzioni dove noi vediamo ostacoli, allora la nostra responsabilità è essere all’altezza del loro impegno rendendo le nostre raccomandazioni più efficaci”, ha aggiunto Cimmino che ha indicato alcune priorità strategiche per il G7: rafforzare l’unità tra i Paesi partner, consolidare le catene del valore per i beni critici ed estendere la cooperazione industriale alle tecnologie pulite, al digitale e ai settori strategici. “Dobbiamo impegnarci per salvare ciò che resta dell’ordinamento multilaterale del commercio, prima che si sposti completamente in altre mani. Solo così le nostre imprese – soprattutto le PMI – potranno continuare a competere, innovare e creare benessere”.
Il peso dell’export italiano nelle catene globali del valore
“L’Italia – ha concluso Cimmino – è uno dei Paesi più integrati nelle catene globali del valore: esporta circa 9.000 categorie di beni in 232 mercati, e nel 2025 l’export ha raggiunto 643 miliardi di euro, pari a circa un terzo del PIL”. Una struttura industriale fortemente internazionalizzata che, ha ribadito la vicepresidente di Confindustria, “fa forte affidamento su regole condivise, stabilità normativa e prevedibilità”.























