Rivista di Politica Economica

MILANO CORTINA A CINQUE CERCHI L’ECONOMIA DELLO SPORT E DELLA MONTAGNA

Introduzione

di Stefano Manzocchi, Beniamino Quintieri

Lo sport come bene culturale globale

di Lucio Scandizzo

Infrastrutture sportive e competitività : il ruolo degli impianti di media e grande dimensione

di Laura Torchio

Competitività e qualità dei beni sportivi made in Italy possono far da volano per l’export

di Tullio Buccellato, Raffaele Fiorentino, Gianluca Santoni

Il turismo dello sport e dei grandi eventi

di Marina Lalli

La spesa pubblica nello sport in Italia

di Giorgio Alleva, Riccardo Bucella

Le Olimpiadi invernali e l’economia: qualche considerazione a partire da Cortina 1956

di Andrea Goldstein

La dimensione produttiva della montagna e il Libro Bianco sulla Montagna

di Anna Giorgi, Stefano Sala

La montagna come periferia competitiva : apertura economica, complessità industriale e nuova imprenditorialità

di Giulio Buciuni, Giancarlo Corò

Cambiamento climatico, mobilità residenziale ed economia metromontana

di Andrea Membretti

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Introduzione

di Stefano Manzocchi, Beniamino Quintieri

Che ruolo possono avere, oggi, lo sport e la montagna nello sviluppo economico e sociale del Paese? E quale eredità possono lasciare i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 oltre l’evento in sé? A questi interrogativi si dedica questo numero della Rivista di Politica Economica, che propone una lettura integrata dell’economia dello sport e delle trasformazioni delle aree montane, collocandole al centro delle grandi sfide contemporanee. L’obiettivo è ambizioso: analizzare lo sport come fattore culturale, sociale e produttivo e, al tempo stesso, riflettere sulle nuove traiettorie di sviluppo delle montagne italiane, senza pretese di esaustività ma con uno sguardo sistemico.

Il quadro che emerge è quello di un settore dinamico e multidimensionale. Lo sport si configura come bene pubblico globale, capace di generare valore economico, identità collettive e benessere sociale. La filiera sportiva appare come un ecosistema complesso, in cui infrastrutture, manifattura, turismo ed eventi internazionali agiscono come leve di competitività territoriale. L’Italia mostra punti di forza rilevanti, soprattutto sul fronte dell’export di beni sportivi e del turismo legato agli eventi, ma sconta un sottodimensionamento degli investimenti pubblici e un ritardo infrastrutturale rispetto ai principali partner europei, aggravato da vincoli amministrativi e finanziari.

Le Olimpiadi invernali rappresentano, in questo contesto, un banco di prova decisivo. Se ben progettati, i grandi eventi possono lasciare un’eredità duratura in termini di rigenerazione territoriale, coesione sociale e sviluppo sostenibile, soprattutto nelle aree montane. Proprio queste ultime appaiono segnate da fragilità strutturali, ma anche ricche di potenzialità: risorse naturali e culturali, nuove forme di imprenditorialità, capitale umano qualificato e opportunità legate alla transizione climatica e digitale. Superare l’alternativa tra iperturismo e marginalizzazione significa riconoscere la montagna come territorio competitivo, complementare alle aree urbane.

Nel loro insieme, i contributi del volume convergono su una tesi chiara: sport e montagna non sono comparti marginali, ma snodi strategici per uno sviluppo più equilibrato, resiliente e inclusivo. A condizione che siano sostenuti da una governance efficace, da politiche mirate e da una visione di lungo periodo capace di trasformare eventi, investimenti e cambiamenti sociali in un patrimonio duraturo per il Paese.

Lo sport come bene culturale globale

di Lucio Scandizzo

  • Questo articolo tratta lo sport come un unico bene culturale che abbraccia il pianeta, sintetizzando le intuizioni sul suo carattere di bene pubblico, l’impronta economica, la coevoluzione tecnologica e la risonanza sociopolitica. L’articolo sostiene che, come altre forme culturali basate sul capitale umano e sociale e portatrici di risultati economici, lo sport offre un complesso mix di rendimenti tangibili e intangibili la cui misurazione richiede quadri ibridi che integrano l’analisi costi-benefici, la modellazione dell’equilibrio generale computabile, la valutazione contingente e la contabilità della legacy. Lo sport, da semplice attività ricreativa, si è trasformato in un potente motore economico e sociale. Oggi rappresenta un settore trasversale capace di generare benefici rilevanti su più livelli: economico, sanitario, educativo e relazionale. Il valore economico diretto e indiretto dello sport, le sue ricadute sulla salute pubblica e il  suo impatto sulla coesione sociale ne fanno uno strumento strategico per la crescita sostenibile e il benessere collettivo.

JEL Classification: Z20, Z21, H41.
Keywords: sport, eventi, giochi, beni culturali, valori.nita, lungimirante e capace di affrontare le sfide globali.

Infrastrutture sportive e competitività : il ruolo degli impianti di media e grande dimensione

di Laura Torchio

  • Il concetto di competitività, tradizionalmente ancorato a metriche economico-produttive, sta evolvendo verso una visione più ampia e integrata, in cui le infrastrutture sociali e, in particolare, gli impianti sportivi assumono un ruolo strategico non solo per la qualità della vita e la coesione sociale, ma anche per l’attrattività territoriale. Grandi strutture, come stadi e arene multifunzionali, contribuiscono a migliorare il posizionamento internazionale di una città o di un paese, catalizzando eventi, flussi turistici, investimenti.
  • L’evoluzione degli impianti sportivi in hub multifunzionali, integrati nei processi di sviluppo urbano ed economico, ha generato un crescente interesse da parte degli investitori istituzionali, che li riconoscono come asset class emergente ad alto potenziale, grazie alla capacità di generare ricavi diversificati e scalabili, all’integrazione con settori ad alta redditività – quali media, entertainment e real estate – e al contributo nelle operazioni di rigenerazione urbana.
  • L’Italia non riesce a cogliere appieno le opportunità offerte dalle dinamiche del mercato sportivo, a causa di un ritardo strutturale nel rinnovamento del patrimonio infrastrutturale, con un parco impianti obsoleto, progettualità concentrate su interventi di piccola scala e iter autorizzativi che rallentano gli investimenti. Superare queste criticità richiede un approccio integrato, che combini risorse pubbliche e private, semplifichi le procedure e promuova modelli gestionali professionali, con il supporto di strumenti finanziari innovativi e politiche mirate volte a trasformare le infrastrutture sportive in leve abilitanti per uno sviluppo sostenibile e competitivo del Paese.

JEL Classification: R11, R53, L83, L92, I31, G23, O18.
Keywords: competitività territoriale, rigenerazione urbana, sport, infrastrutture sociali, finanza sostenibile.

Competitività e qualità dei beni sportivi made in Italy possono far da volano per l’export

di Tullio Buccellato, Raffaele Fiorentino, Gianluca Santoni

  • In questo articolo si offre una tassonomia che consente di misurare il contributo dei beni sportivi all’export mondiale e italiano distinguendo due componenti: la core che include tutte quelle categorie di beni direttamente riconducibili ad utilizzo sportivo e la broad che include prodotti ad uso non esclusivamente sportivo. Per la parte core si offre anche una suddivisione in comparti che riflettono direttamente le principali discipline.
  • La tassonomia viene utilizzata non solo per valorizzare la rilevanza dello sport nel commercio internazionale (128 miliardi di euro per la parte core) e il peso che questo rappresenta sul made in Italy (pari a poco meno di 4,7 miliardi di euro), ma anche per calcolarne l’ulteriore potenziale di sviluppo (circa 650 milioni di export aggiuntivo per le categorie di prodotto core). Metriche di competitività e di qualità arricchiscono l’analisi per tratteggiare performance e prospettive dell’export italiano di beni sportivi.
  • I risultati evidenziano una marcata eterogeneità nelle strategie di prezzo tra i diversi comparti. In settori come caccia e pesca, bici e le sue componenti, sport con la palla, sport con la racchetta e sport invernali prevale un approccio orientato alla competitività di scala, con prezzi medi più contenuti rispetto a Francia, Germania e Spagna. All’opposto, comparti come integratori e affini (+57%), nautica sportiva (+35%), sport acquatici (+31%) e fitness (+27%) si caratterizzano per un chiaro posizionamento premium, con valori unitari sensibilmente più elevati.
  • Analizzando congiuntamente le informazioni sul potenziale di export e sul livello di qualità, si possono individuare quei prodotti sportivi su cui può rivelarsi più agile puntare per accrescere le quote dell’export italiano: le componenti delle biciclette, i costumi da uomo, i fucili sportivi a canna liscia, le calzature sportive, abbigliamento e attrezzature per gli sport invernali e le tute da uomo.

JEL Classification: F13, F14, F17.
Keywords: export, sport, competitività, qualità, potenziale.

Il turismo dello sport e dei grandi eventi

di Marina Lalli

  • Lo sport si è affermato come motore strategico per il turismo, capace di destagionalizzare i flussi, rafforzare l’identità dei territori e generare nuove opportunità di posizionamento competitivo. Dai grandi eventi internazionali alle esperienze tematiche come la Motor Valley, lo sport arricchisce l’offerta turistica trasformandosi in una componente esperienziale e culturale di forte richiamo.
  • Con un giro d’affari stimato in oltre 12 miliardi di euro nel 2024 e circa 42 milioni di presenze, il turismo sportivo è oggi uno dei comparti più dinamici dello sport system nazionale. I turisti sportivi, sia attivi che spettatori, mostrano comportamenti di spesa superiori alla media e una crescente sensibilità verso la sostenibilità, la digitalizzazione e l’esperienza autentica.
  • Manifestazioni quali Olimpiadi, Ryder Cup o America’s Cup agiscono come catalizzatori di investimenti infrastrutturali, innovazione e promozione territoriale, con effetti duraturi su occupazione, attrattività internazionale e rigenerazione urbana. L’eredità (legacy) diventa cruciale per trasformare l’evento in sviluppo sostenibile.
  • Perché l’Italia diventi un hub europeo del turismo sportivo, servono governance integrata, coordinamento della filiera pubblico-privata e politiche orientate a infrastrutture, digitalizzazione e sostenibilità.
  • Il turismo sportivo è destinato a consolidarsi come strumento di sviluppo economico, sociale e culturale di lungo periodo.

JEL Classification: Z32, L83, O18, R11, Q01.
Keywords: turismo, sport, turismo sportivo, grandi eventi, Olimpiadi,
Milano Cortina 2026, Torino 2006, Ryder Cup 2023 Roma, America’s Cup 2027, Parigi 2024, Giro d’Italia, Motor Valley, sostenibilità, destagionalizzazione, esperienza, legacy, attrattività territoriale, governance integrata, Piano Strategico Turismo 2023/2027, millennial, gen Z.

La spesa pubblica nello sport in Italia

di Giorgio Alleva, Riccardo Bucella

  • Dimensione e dinamica della spesa pubblica per lo sport: nel 2022 la spesa pubblica per servizi sportivi e ricreativi nel nostro Paese ammonta a 5,2 miliardi di euro a prezzi correnti, che corrispondono ad una spesa pro-capite pari a 88,2 euro. Si tratta di una quota dello 0,48% della spesa pubblica complessiva e dello 0,27% del prodotto interno lordo. I dati Eurostat mostrano che a fronte della nostra spesa pubblica sportiva pro-capite pari nel 2022 a 88,2 euro, la Francia spende 215,8 euro, la Spagna 126,5 euro e la Germania 119,3 euro.
  • La composizione della spesa pubblica per lo sport: spesa corrente e spesa in conto capitale. Nei ventidue anni considerati, la spesa per servizi sportivi e ricreativi è stata ripartita in media per il 78% in spesa corrente e per il 22% in conto capitale. Quest’ultima ha registrato un massimo nel 2004, con 1,3 miliardi di euro, e un minimo nel 2014, con 489 milioni di euro. Questa prevalenza della spesa corrente sulla spesa in conto capitale risulta ancor maggiore nel 2022, con una ripartizione della spesa per l’84% in spesa corrente (4,381 miliardi) e per il 16% in conto capitale (824 milioni).
  • La spesa per lo sport nei programmi della Presidenza del Consiglio dei Ministri: nell’approfondimento sulla spesa della PCM è stata valutata la spesa relativa alla Missione della PCM 30 Giovani e Sport e la spesa classificata nella COFOG 8.1.1, servizi sportivi e ricreativi, a prescindere dalla missione e dal programma di riferimento.

JEL Classification: H52, H75, Z28.
Keywords: servizi sportivi e ricreativi, spesa pubblica sportiva, politica economica, investimenti pubblici, spesa corrente, spesa in conto capitale.

Le Olimpiadi invernali e l’economia: qualche considerazione a partire da Cortina 1956

di Andrea Goldstein

  • Le Olimpiadi invernali del 1956 hanno rappresentato il primo grande evento organizzato in Italia dopo la guerra e la loro importanza è andata ben al di là di Cortina e dello sport.
  • L’impatto economico-finanziario dei Giochi non è stato consistente, se non sul piano cittadino, e in ogni caso gli introiti sono stati di molto inferiori alle spese sostenute dal CONI (con i proventi del Totocalcio) e dal Comune (con finanziamenti statali).
  • Il lascito è stato invece considerevole, in termini di benefici sia materiali (infrastrutture, sportive e settori a rete), sia immateriali (immagine e attrattività di Cortina).
  • Le grandi imprese italiane, in particolare Fiat e Olivetti, così come i distretti industriali più rappresentativi del Bellunese (occhialeria e attrezzature sportive), furono protagonisti dei Giochi, come fornitori di beni e servizi, in protoforme di sponsorizzazioni.

JEL Classification: Z2, Z3, N0.
Keywords: Olimpiadi, Cortina d’Ampezzo, grandi eventi, 1956.

La dimensione produttiva della montagna e il Libro Bianco sulla Montagna

di Anna Giorgi, Stefano Sala

  • Si delineano le caratteristiche socioeconomiche dei territori montani italiani, analizzate regione per regione. Questi territori, che coprono il 35,2% della superficie nazionale, vengono analizzati ponendo particolare attenzione agli aspetti demografici, alla distribuzione e all’evoluzione quali-quantitativa delle imprese, nonché alla progressiva riduzione dei servizi di base. Ne emerge un quadro di fragilità, che tuttavia rivela anche potenziali leve di rigenerazione.
  • Il contesto economico viene analizzato evidenziando le criticità dei settori produttivi tradizionali che si accompagna, anche in montagna, ad una progressiva terziarizzazione dell’economia; la limitata attrattività per investimenti dei settori tradizionali evidenzia la necessità di rafforzare le economie locali con nuovi approcci, capaci di creare occupazione qualificata anche grazie alle opportunità emergenti legate alla sostenibilità, all’innovazione tecnologica e alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali attraverso attività, prodotti e servizi unici e di qualità.
  • Si sottolinea la necessità di individuare strategie specifiche per diversificare e rafforzare il tessuto socioeconomico montano, promuovendo reti territoriali, investendo sul capitale umano attraverso nuovi percorsi di formazione e capacity building coerenti con le specificità e unicità territoriali, tali da favorire nuove forme di imprenditorialità e di occupazione, nonché modelli di sviluppo e di governance che facciano della montagna un vero laboratorio per la transizione ecologica e sociale.

JEL Classification: O13, O18, O20.
Keywords: sviluppo territoriale, governance, aree montane, Libro Bianco.

La montagna come periferia competitiva : apertura economica, complessità industriale e nuova imprenditorialità

di Giulio Buciuni, Giancarlo Corò

  • Lo sviluppo della montagna sembra oggi in bilico tra la tendenza di alcuni centri verso l’iperturismo e l’abbandono di molti altri al loro destino di “aree interne”. Nessuna di queste due prospettive può tuttavia assicurare alla montagna una prosperità duratura e sostenibile, condizione che può invece essere ottenuta solo diventando territorio competitivo, inteso come luogo in grado di attrarre e trattenere le risorse strategiche dello sviluppo e promuovere la crescita della produttività nel lungo periodo. L’articolo propone una lettura dello sviluppo della montagna nella prospettiva dell’economia della conoscenza, considerando le tendenze verso la concentrazione urbana, ma anche esplorando le possibilità che le aree periferiche possono cogliere facendo leva sul valore della complessità economica generata dall’intreccio delle filiere dell’economia montana, da una politica per l’attrazione selettiva e l’ancoraggio degli investimenti esteri, sulla nuova centralità del sistema educativo superiore, e una finanza locale a sostegno di imprese innovative.

JEL Classification: O15, O18, O33.
Keywords: sviluppo della montagna, aree interne, economia della conoscenza, competitività.

Cambiamento climatico, mobilità residenziale ed economia metromontana

di Andrea Membretti

  • Il cambiamento climatico sta già influenzando in modo significativo la qualità della vita, l’economia e la mobilità umana, non solo nei paesi del Sud globale ma anche in Europa.
  • In Italia, dopo decenni di spopolamento, si osservano da alcuni anni flussi interessanti di neo abitanti, che scelgono la montagna, specialmente le Alpi, anche in quanto possibile “rifugio climatico”.
  • La ricerca MICLIMI evidenzia una crescente consapevolezza degli effetti del cambiamento climatico in città e mette in luce, al contempo, un diffuso interesse verso la montagna come spazio di vita alternativo.
  • Le montagne sembrano diventare così potenziali laboratori di adattamento climatico e sviluppo resiliente, pur restando ecosistemi fragili e vulnerabili.
  • Comprendere e governare i flussi attuali e futuri della migrazione verticale risulta allora cruciale per trasformarli in opportunità di riequilibrio territoriale e di innovazione socio ambientale, nel quadro di una governance di natura metromontana.

JEL Classification: Q54, Q57, R42.
Keywords: cambiamento climatico, metromontagna, migrazioni, Alpi, mobilità.

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