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Peggiora il quadro economico italiano sotto la spinta dei rincari energetici e delle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. Lo segnala il Confindustria Centro Studi nella sua Congiuntura Flash di aprile 2026.
Nello specifico, l’impatto dello shock energetico si riflette già su diversi indicatori: dal calo della fiducia delle famiglie, con rischi per i consumi, al deterioramento delle aspettative delle imprese fino all’aumento dei tassi sovrani.
Energia e tassi in rialzo
As for the oil, il prezzo resta elevato attestandosi in media a 102 dollari al barile ad aprile, in aumento rispetto ai mesi precedenti e ben al di sopra dei livelli di fine 2025. Più contenuta, invece, la dinamica del gas che si riduce leggermente dopo i picchi di marzo, pur restando su valori elevati.
Il contesto geopolitico sta inoltre spingendo al rialzo i tassi sovrani europei e alimentando le attese di ulteriori interventi restrittivi da parte della BCE, con effetti attesi sul credito alle imprese.
Investimenti tengono, consumi in frenata
Analizzando gli investments, nel primo trimestre del 2026 emergono segnali di tenuta sostenuti anche dalle risorse del PNRR. Stabile anche la fiducia nelle imprese produttrici di beni strumentali, mentre nel settore delle costruzioni si registrano indicazioni positive sul fronte occupazionale.
Più debole il quadro dei consumi. Le vendite al dettaglio risultano in calo e la fiducia delle famiglie è peggiorata in modo marcato, con il rischio di un aumento del risparmio e un conseguente rallentamento della spesa.
Industria e servizi, peggiorano le attese
Anche la produzione industriale mostra una dinamica ancora debole, con un primo trimestre in riduzione. Nonostante il PMI manifatturiero resti in area espansiva, l’attività è in parte sostenuta da accumuli di scorte legati alle attese di aumento dei prezzi.
Peggiorano invece le aspettative con le imprese industriali che segnalano un calo delle attese di produzione, mentre nei servizi si registra una flessione della domanda, con indicatori tornati in area recessiva.
Export e scenario internazionale
Segnali di recupero a febbraio da parte dell’export italiano, trainato in particolare dalle vendite verso gli Stati Uniti. Tuttavia, l’introduzione di nuovi dazi e gli effetti del conflitto rischiano di ridurre la competitività delle imprese del Belpaese e incidere su flussi rilevanti, in particolare verso i Paesi del Golfo.
A livello internazionale, l’analisi del Centro Studi ha evidenziato segnali di indebolimento nell’Eurozona, mentre negli Stati Uniti le prospettive restano più favorevoli. La crescita cinese è attesa in rallentamento nel 2026, anche a causa delle difficoltà legate al commercio e all’energia.
Focus: costi energetici in forte aumento per le imprese
Il focus del mese evidenzia come le tensioni legate al conflitto si traducano soprattutto in un aumento dei costi per le imprese, in particolare per l’energia. Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nel 2026 la bolletta energetica della manifattura italiana potrebbe crescere di 7 miliardi di euro nello scenario di una rapida conclusione del conflitto, fino a 21 miliardi in caso di prolungamento per l’intero anno, con un impatto significativo sulla competitività.
Le principali criticità segnalate dalle imprese riguardano, oltre all’energia, anche i costi di trasporto e delle materie prime, mentre in prospettiva aumentano le preoccupazioni legate all’approvvigionamento degli input e alla tenuta delle esportazioni, soprattutto nei mercati più esposti al conflitto.
LEGGI LA CONGIUNTURA FLASH DI APRILE
















