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Il numero di luglio del Check-Up Mezzogiorno 2026 realizzato da Confindustria e SRM, presentato a Bari in occasione dell’evento “La ZES Unica come acceleratore di sviluppo per il Mezzogiorno e il Mediterraneo”, fotografa un Sud in rafforzamento, sostenuto dagli investimenti, dall’occupazione e dalla maggiore solidità del tessuto imprenditoriale, ma ancora chiamato a colmare i divari strutturali che ne limitano il potenziale di sviluppo.
Dopo il lieve arretramento del 2024, l’Indice sintetico dell’economia meridionale registra una crescita di 8,2 punti, trainato in particolare dagli investimenti. Il PIL del Mezzogiorno cresce del +8,3% nel periodo 2019–2025, contro il +6,3% della media nazionale.
Sul fronte occupazionale, il Mezzogiorno conta oltre 6,52 milioni di occupati, con un incremento tendenziale dello 0,6%, una variazione tripla rispetto +0,2% medio italiano.
Restano ancora delle fragilità. L’export meridionale cala dell’1,1% nel I trimestre 2026; il tasso di occupazione è inferiore alla media nazionale (50% contro 62,5%), il PIL pro-capite è il più basso tra le macroaree nonostante la crescita degli ultimi anni. Gli investimenti esteri nel Mezzogiorno restano ancora poco presenti rispetto al potenziale dell’area e l’attuazione dei fondi europei procede con ritardi significativi.
La ZES Unica si conferma un importante motore di sviluppo per il Mezzogiorno: a metà 2026 ha favorito oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e con ricadute occupazionali dirette di circa 25.000 nuovi posti di lavoro. Cresce il numero delle autorizzazioni, ma cresce anche la dimensione economica media dei progetti attivati dalla ZES.


