Serve un sistema aperto ai capitali, all'export e alla crescita dimensionale

30 marzo 2019 | Politiche Regionali e Coesione Territoriale,Vice Presidente,Consiglio delle Rappresentanze Regionali

Stampa

Condividi

Guardando l'andamento delle regioni europee, le prime per crescita sono quelle dove l'incidenza dell'industria sul PIL è superiore al 20%. Se in Italia non superiamo i limiti di una mentalità anti-industrialista non faremo mai un salto di qualità.

Stefan Pan, Vice presidente di Confindustria e Presidente del Consiglio delle rappresentanze regionali, nell’intervista su Il Sole 24 Ore parte da un confronto internazionale per riflettere sullo stato dell'economia del Sud, a partire dal Rapporto PMI Mezzogiorno 2019 di Confindustria e Cerved.

A maggior ragione nel Mezzogiorno l'industria dovrebbe essere concepita naturalmente come il fattore abilitante che può generare un circuito virtuoso in cui tutti i settori economici si rafforzano. Ma troppo spesso non è così.

La fotografia generale del sistema industriale meridionale è ancora troppo frammentata. Il ripopolamento del segmento delle PMI di capitali dell'industria, pari a poco più di un sesto del totale dell'area, è ancora faticoso nel Mezzogiorno e manca all'appello il 18% delle imprese che erano attive nel 2007.

Ci sono 612 imprese industriali più strutturate che fanno da sole oltre il 40% dell'occupazione industriale, 310mila addetti su 740mila. È chiaro che sia fondamentale aprire il sistema. 

Non parliamo di micro interventi specifici ma di un cambiamento di cultura. I numeri e le tesi del rapporto dicono una cosa molto chiara: iI Mezzogiorno riparte se anche l'industria si fa più strutturata, più aperta ai mercati e al management esterno.

Un salto dimensionale delle PMI meridionali, da piccole a medie, da medie a grandi, richiede forti iniezioni di capitale - sottolinea il Rapporto PMI Mezzogiorno 2019 di Confindustria e Cerved - nuove competenze e una diversa propensione al rischio, caratteristiche più difficili da trovare in un tessuto in cui le aziende familiari sono il 74% (contro il 67% del dato medio nazionale). 

Pan cita le mille imprese che hanno invece elementi di sicura appetibilità per il private equity o la Borsa come un patrimonio da cui partire e i grandi capitoli di intervento che ci si attende il governo prenda debitamente in attenzione: infrastrutture, crescita di impresa, competitività.

Quanto allo Sblocca cantieri e al decreto crescita in arrivo al Consiglio dei ministri aspettiamo di vedere i testi in uscita, quello che chiediamo con convinzione è un'iniezione di certezze che generi fiducia tra le imprese.

Proprio nel decreto crescita stando almeno ad alcune bozze provvisorie - potrebbe entrare una norma per accelerare la spesa dei fondi al Sud, in particolare del Fondo sviluppo e coesione fermo, per il 2014-2020, all'1,5% di pagamenti rispetto alle risorse programmate.

Se solo la spesa fosse rimasta costante sui livelli raggiunti nel 2009 anche per gli anni successivi il Mezzogiorno avrebbe beneficiato di 60 miliardi di euro in più per investimenti pubblici.

 


INFORMAZIONI CORRELATE

Dove siamo
Complementary Content
${loading}