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Ora sciogliete le contraddizioni sul programma: l’editoriale di Marcella Panucci su Huffington Post

06 settembre 2019 | Direttore Generale

Fiducia dei mercati, con uno spread in netto e costante calo ormai da giorni, e ricomposizione della frattura con l’Europa sono i primi due effetti del nuovo governo giallo-rosso.

Nel suo editoriale per Huffington Post Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria, parla di questi due importanti segnali che vanno capitalizzati, ma che non dureranno a lungo, se non accompagnati da un progetto chiaro e da azioni coerenti e conseguenti. A partire dall’economia.

Negli ultimi giorni sono circolate due versioni di un programma di governo. La prima, una bozza del 2 settembre, mancava del tutto di una visione di politica economica; la seconda, due giorni dopo, migliorativa rispetto alla precedente.

In attesa di conoscere il programma che il Presidente del Consiglio presenterà alle Camere per ottenerne la fiducia, tre constatazioni iniziali. Bene aver affermato con chiarezza l’importanza del multilateralismo e la centralità dell’alleanza euro-atlantica, insieme a una vocazione europeista-riformista.

Bene aver chiarito che le politiche espansive che saranno messe in campo, a partire dalla prossima manovra di bilancio, non dovranno mettere a rischio gli equilibri di finanza pubblica.

Bene aver sottolineato l’importanza di investire sui due principali driver di sviluppo della nostra industria: digitalizzazione e sostenibilità, proseguendo sulla strada tracciata con Impresa 4.0.

Entrando nel merito dei 29 punti è chiara la forte impronta sociale e ambientale che connoterà l’azione del nuovo governo. La focalizzazione sul lavoro è positiva, a partire dalla necessità di tagliare il cuneo fiscale per aumentare i salari dei lavoratori, intervento fortemente sollecitato sia dal mondo delle imprese che dei sindacati. Così come è bene aver collegato il salario minimo alla contrattazione collettiva stipulata dalle organizzazioni più rappresentative di imprese e lavoratori.

In questo piano per il lavoro mancano però due aspetti: interventi per aumentare la produttività, cruciale invece per la competitività del nostro sistema, e una forte azione per sostenere l’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. Questa è la vera emergenza, che va affrontata da un lato agevolando in modo significativo le imprese che assumano giovani a tempo indeterminato, dall’altro con un investimento deciso sull’istruzione e formazione per costruire quelle competenze di cui le imprese hanno bisogno ma che molto spesso non trovano.

Positiva è anche l’intenzione di puntare sulle politiche ambientali attraverso un Green New Deal. Quella ambientale è la sfida del futuro, che l’industria italiana, tra le più sostenibili al mondo, ha già fatto propria, ma va affrontata in maniera progressiva e non regressiva, ovvero non solo attraverso vincoli e sanzioni, ma con politiche che accompagnino la transizione. Va tutelata la competitività delle imprese italiane, energivore e non, già penalizzate da un costo dell’energia più alto rispetto a quello dei principali competitor, se vogliamo evitare la moltiplicazione dei tavoli di crisi.

Serve quindi un piano 4.0 green che punti su misure regolamentari, fiscali e finanziarie che spingano l’innovazione dei processi produttivi e l’investimento sulle tecnologie, così come sulle infrastrutture strategiche: reti e impianti.

 


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