L’intervista del Sole 24 Ore a Licia Mattioli: all’estero c’è spazio per il Made in Italy bello e ben fatto

17 novembre 2019 | Vice Presidente,Affari Internazionali,Centro Studi

Il Made in Italy ha ancora molto spazio per crescere sui mercati internazionali. È apprezzato all'estero più di quanto non sia percepito nel nostro paese. Ma bisogna sostenerlo, ricominciare a lavorare in squadra, imprese e istituzioni. 

Così la Vice presidente di Confindustria per l'internazionalizzazione Licia Mattioli nella sua intervista di oggi al Sole 24 Ore.

In questi primi mesi dell'anno - dice - abbiamo aumentato quote di mercato, a riprova della forza del Made in Italy. È quel "bello e ben fatto" italiano che piace: quell'alto di gamma che vince puntando sulla qualità e sull'eccellenza.

Domani a Vicenza la Mattioli, insieme al Presidente di Sace Beniamino Quintieri, presenterà il Rapporto "Esportare la dolce vita", arrivato alla sua decima edizione, un'analisi del potenziale che ha quel Made in Italy alto di gamma per design, qualità dei materiali e delle lavorazioni.

Di fronte alla concorrenza mondiale che è arrivata in questi anni dai paesi emergenti, con prodotti a basso costo, le aziende italiane hanno puntato sempre di più sul bello e ben fatto, cioè sui prodotti ad alto valore aggiunto e alta qualità. E quindi è aumentata anche la nostra competitività.

Il bello e ben fatto italiano è ormai molto diffuso, ha un mercato di riferimento importante. È più presente sui mercati maturi che in quelli dei paesi emergenti. Ciò dimostra che siamo più riconosciuti nei mercati che condividono la nostra cultura.

Del resto, a parte gli Usa e il Giappone, l'Italia esporta soprattutto in paesi europei. Ci apprezzano e riusciamo a spuntare un prezzo maggiore. Non solo abbiamo aumentato quote di mercato ma il nostro bello e ben fatto, come prodotto finito, è nella fascia più alta in termini di prezzo.

Ma possiamo continuare a crescere, sia nei mercati maturi che in quelli emergenti, mettendo in azione alcune strategie, sia impegnandoci come imprenditori che lavorando in squadra con le istituzioni.

Siamo infatti indietro sulle vendite on line; dobbiamo rafforzare la distribuzione, sia inserendo i nostri prodotti nei department store degli altri paesi, presenti all'estero molto più di noi, sia portando ad internazionalizzarsi le nostre catene distributive. Inoltre occorre l'attenzione del Governo e delle istituzioni: il Piano Made in Italy non ha nella Legge di bilancio le risorse sufficienti.

L'Italia è composta soprattutto da PMI che hanno bisogno di sostegno, spesso non c'è all'interno nemmeno chi parla inglese: i fondi per gli export manager, per esempio, sono andati tutti esauriti.

Le guerre commerciali penalizzano sempre. Noi abbiamo dimostrato di essere i più bravi ad esportare: dove ci sono accordi di libero scambio, Corea, Giappone e Canada, siamo andati meglio degli altri. È una questione da trattare in sede UE, e dovrà essere una priorità della nuova Commissione.

 


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