La spinta delle scienze della vita: Italia grande start up. Serve una nuova governance pubblico-privato

23 dicembre 2021 |

“In questo periodo storico è completamente cambiato il rapporto tra salute ed economia. Nei documenti del World Economic Forum, una pandemia non appariva neppure tra i rischi possibili. Prima di ogni ragionamento, quindi, dobbiamo partire da che cosa è stata e che cosa è questa esperienza”. Così Gianfelice Rocca, Special Advisor di Confindustria per le Life Sciences e Presidente di Techint e di Humanitas, in un’intervista al Corriere della Sera. “La pandemia è stata uno tsunami, ma la risposta dell’Italia è stata straordinaria - ha proseguito Rocca. Durante la fase acuta, nei nostri ospedali di Bergamo, ad esempio, tutti i posti letto erano dedicati al Covid, ma successivamente siamo riusciti a prenderci cura anche degli altri pazienti. In 11 settimane abbiamo realizzato un ospedale Covid a Rozzano e poi un altro a Bergamo. I dati del Paese mostrano che la pandemia ha portato al calo di un anno dell’aspettativa di vita a 65 anni. Bisogna puntare sul senso di resilienza ma avere il coraggio di rimettere in discussione alcune cose: serve una nuova governance pubblico-privato che consenta di trasformare l’Italia nella più grande startup al mondo. Capace di abbracciare il cambiamento al quale la pandemia ci ha costretto”.

Parlando delle sfide future, secondo Rocca: “abbiamo davanti a noi quattro grandi temi: la pandemia, la transizione energetica, quella digitale e siamo nel pieno di un nuovo conflitto egemonico. Anche l’Europa con il suo progetto di Strategic Autonomy sta cercando la sua strada. Ma nella globalizzazione è come separare le molecole dell’acqua dal vino. Co2, dati, virus, non hanno barriere, in un mondo senza frontiere è difficile separare le parti. A questo aggiungiamo una colossale liquidità che ha generato una sorta di infiammazione economico-industriale. Siamo passati dai servizi all’acquisto di beni fisici. Pensiamo alla logistica, dove i prezzi per far viaggiare un container sono cresciuti di quattro volte. Ecco, è questo lo scenario”, ha spiegato Rocca. Sulla transizione ambientale, che sta modificando il modo stesso di fare impresa, “la decarbonizzazione completa appare come un fine teologico, come il finale di una pellicola. II fatto è che bisogna chiarire come ci si arriva alla fine del film. Bisogna costruire tappe, scene, non immaginare solo il gran finale. E qui l'Italia ha tutte le carte, per ricombinare i sapori e costruire nuove ricette di crescita in un mondo sempre più sostenibile anche dal punto di vista ambientale”.

In questo contesto di transizione, “le scienze della vita possano essere un motore di crescita, capace di ricombinare il rapporto tra salute ed economia. Negli Stati Uniti valgono circa il 20% del Pil, in Europa circa il 12%. Dovremo prepararci ad eventuali nuove epidemie in futuro, all'invecchiamento della popolazione e a frontiere sempre nuove della tecnologica. Dalla medicina di precisione al sequenziamento del genoma, all'analisi dei sistemi biologici complessi. Ma è necessario rendere tutto questo più veloce, eliminando i colli di bottiglia nel rapporto pubblico e privato, ad esempio stipulando nel welfare un nuovo contratto sociale. Ad oggi, infatti, in un ospedale, con le tecnologie attuali i medici si trovano a scegliere fra 650 processi di cura diversi, con la medicina di precisione diventeranno decine di migliaia. Come facciamo a rendere tutto questo accessibile al più alto numero di persone possibile? Questa è la sfida più grande. E non è un tema di colore della casacca, pubblica o privata accreditata, ovvero delle caratteristiche di chi dà un servizio pubblico, sia un ente religioso, non profit, for profit. E' un tema di risposte da dare ai cittadini”, ha spiegato Rocca.

Parlando della sanità in Italia e sul Pnrr, Rocca ha aggiunto: “oggi assistiamo a una crescita del fondo sanitario, rimasto bloccato per anni, cui si aggiungono la responsabilità e l'impegno del Pnrr che ha due missioni nel settore delle scienze della vita: sanità e ricerca”. Secondo Rocca però, “la premessa di fondo per un utilizzo proficuo sia del Pnrr, per sua natura trasformativo perché volto a innestare un cambiamento, sia del fondo sanitario è la modifica della governance. Ora è divisa in silos, pubblico, privato, Stato, regioni, comuni. Con il grande paradosso: unisce i costi e le complicazioni burocratiche di un sistema centrale alla francese con i costi di uno Stato federale alla tedesca”. Per questo, “è necessaria una partnership strategica per rendere più collaborativo e competitivo il sistema: è questa la vera sfida tra i continenti e l'Italia ha da giocarsi una partita partendo dai suoi leading hospital, gli Ircss». Inoltre, grazie ai fondi stanziati per il Pnrr, si potrebbe invertire la rotta culturale che vede la sanità come eccessivamente ospedale-centrica: “il territorio, per dare risposte di qualità e innovative, ha bisogno di un rapporto culturale con i grandi ospedali. Il Pnrr può aiutare ad articolare questa relazione, ma i grandi ospedali resteranno sempre le "cattedrali" della conoscenza sanitaria grazie a quello che io considero il triangolo della conoscenza: clinica, ricerca, education”.

Nella transizione sanitaria, “i cambiamenti hanno la stessa intensità della rivoluzione industriale. Sono epocali, ma possiamo giocarcela. Serve un'alleanza strategica, emulativa e competitiva, per migliorare avendo la qualità al centro. Siamo sul bordo di una colossale start up”, ha concluso.


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