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Carlo Bonomi al Corriere: Subito riforme per lavoro, fisco e burocrazia

28 luglio 2020 | Presidente

“Si fa un gran parlare di come utilizzare i 209 miliardi che arriveranno dall'Europa. Ma le riforme necessarie per riuscire a spendere in modo efficace queste risorse, a oggi, non sono state nemmeno impostate. A partire da quella del lavoro, la più urgente. E poi fisco e burocrazia. La verità è che per il governo la fase 2 non è ancora iniziata”.

Così il Presidente Carlo Bonomi nella sua intervista di oggi al Corriere della Sera.

“Mi sarei aspettato di vedere già scritto il Piano nazionale delle riforme, mentre il comitato interministeriale per gli affari europei, che dovrebbe redigerlo, comincia solo oggi a lavorare – prosegue il Presidente.

Si continua a parlare dei fondi che arriveranno dall'Europa pensando che risolveranno tutti i nostri problemi.

Prima di tutto ricordiamo che le risorse a fondo perduto ammontano a 80 miliardi quando l'Italia contribuisce con 55. Questo comporta un saldo netto a nostro favore di 25 miliardi. Che sono tantissimi, sia chiaro.

Poi ci sono i prestiti agevolati che porteremo a casa in funzione dei progetti che sapremo presentare. E qui l'esperienza ci dice che l'Italia non è stata in grado già in passato di spendere quanto ci veniva accordato. D'ora in avanti non potremo confondere l'Europa con task force e stati generali. Bisogna agire.”

Tre le riforme fondamentali per modernizzare il Paese, spiega il Presidente Bonomi: “Fisco e burocrazia. Si tratta di riforme per cui non è necessario mobilitare risorse. Ma sono fondamentali, senza di esse non saremo in grado di correggere le storture che ci hanno relegato tra gli ultimi Paesi in Europa per crescita e produttività. Ma la prima riforma è quella del lavoro.”

Per quanto la riforma degli ammortizzatori sociali, abbiamo presentato la nostra proposta al governo, continua il Presidente. “Non è il momento dello studio ma delle decisioni. Anche nel merito poi si sta andando nella direzione sbagliata.

Su 100 euro spesi per il lavoro l'Italia ne mette 98 per le politiche passive e 2 per quelle attive. Ma non c'è alcuna intenzione di mettere mano a questa situazione. Anzi: si vara uno scostamento di bilancio da 25 miliardi per distribuire altre risorse a pioggia.

Nessuno vuole abbandonare chi è in difficoltà. Al contrario, si tratta di introdurre soluzioni efficaci perché il sistema attuale evidentemente non funziona. Tiene tutti fermi al lavoro dov'era e com'era, invece di formare e riorientare al lavoro nuovo.

La proposta di Confindustria prevede invece “di distinguere le crisi tra quelle reversibili, da gestire con una Naspi riformata. Attenzione: in questo caso però l'assegno andrebbe subordinato all'esercizio della condizionalità: se mentre percepisci la disoccupazione rifiuti un posto di lavoro perdi il contributo.

Dove invece ci sono crisi strutturali e quindi irreversibili ha senso usare la cassa integrazione. Non innumerevoli tipi di cassa come oggi, però: uno soltanto. Le imprese sprecano troppo tempo ed energie con un sistema complicatissimo.”

Dobbiamo mettere in campo una riforma delle politiche attive che offra a tutti i disoccupati l'assegno di ricollocazione e non solo a chi ha il reddito di cittadinanza – ha aggiunto Carlo Bonomi.

Abbiamo proposto di mettere in campo in questa direzione i fondi interprofessionali. E poi l'Anpal pubblica deve collaborare con le agenzie del lavoro private.”

Per quanto riguarda il Patto della Fabbrica, “sono stati i confederali a interrompere il confronto. In certi momenti è come se Confindustria avesse sulle spalle, da sola, la tutela di persone e lavoro. Noi siamo convinti che buone relazioni industriali siano fondamentali per il Paese” – ha spiegato il Presidente.

Sui contratti: “vanno rinnovati introducendo parametri adeguati al contesto, la produttività in primis. E comunque gli aumenti dovrebbero essere dati a livello aziendale. La contrattazione aziendale è molto più presente di quanto non si dica. La strada è questa.”

Sull’intervento statale nell’economia: “Quello che ci preoccupa non è l'ingresso dello Stato in una fase di crisi come questa. A due condizioni però: che sia temporaneo e che si lasci la gestione ai privati.”

Infine il capitolo tassazione, per il quale viene ribadita la richiesta di eliminazione dell’Irap. “La pressione fiscale sulle imprese è altissima, e togliendo l'Irap si premia chi assolve con lealtà al patto con lo Stato pagando le tasse. Con la Francia, siamo ai vertici mondiali del cuneo fiscale a carico delle imprese.

Sento ripetere che la prima cosa è perseguire una seria lotta all'evasione fiscale. Abbiamo combattuto per avere la fatturazione elettronica, che poi si è dimostrata uno strumento utile in questa direzione. Tranne il fatto che poi lo Stato si tiene comunque lo split payment e drena risorse dai suoi fornitori anche dopo la fatturazione elettronica.

Se il governo deciderà di imboccare seriamente la strada della lotta all'evasione ci avrà dalla sua parte.”

 


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