Class action: i ricorsi diventano business, ci guadagnano i legali

04 aprile 2019 | Direttore Generale

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Con l’approvazione definitiva in Senato di ieri, la nuova class action è legge. 

Dal punto di vista delle imprese ci troviamo di fronte ad una revisione complessiva dell'azione collettiva che ne cambia i connotati. Quindi diventa qualcosa di diverso rispetto alle vecchie norme, spiega il Direttore Generale di Confindustria Marcella Panucci in un'intervista a La Stampa.

La legittimazione ad agire non riguarda più i soli consumatori e poi cambiano gli illeciti che ne rappresentano il presupposto. Ormai qualsiasi tipologia di danno che un consumatore o un utente può aver subito a causa di un comportamento dell'impresa, può essere oggetto di ricorso collettivo.

Inoltre, rispetto al passato vengono introdotti molti più incentivi a promuovere azioni di classe e un sistema premiale a favore degli avvocati. Peraltro, non avendo previsto sanzioni per chi porta avanti azioni strumentali, il rischio che vengano utilizzate aumenta considerevolmente.  

Confindustria aveva indicato che fosse prevista la possibilità di rivalersi per l'impresa che in seguito ad azioni temerarie o pretenziose avesse subito un danno di immagine, ma questa proposta non è stata accolta. Senza contare che non è stata corretta la possibilità per consumatori e utenti di aderire all'azione anche dopo la sentenza di condanna.

Una revisione della vecchia legge era necessaria, ma il pendolo ha oscillato troppo verso un modello che, visti anche i problemi della giustizia italiana, può dar luogo ad abusi.

In allegato l'intervista al Direttore Generale di Confindustria Marcella Panucci su La Stampa.



Intervista Direttore Generale Marcella Panucci_La Stampa_04_04_2019.pdf

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