Brexit: l`Italia sia pronta al no deal e a cogliere le opportunità

13 marzo 2019 | Europa,Vice Presidente

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Brexit: è fondamentale tenersi pronti ad ogni evenienza, facendo valutazioni di impatto e prendendo le contromisure necessarie per attutire gli effetti del no deal.

Oggi Lisa Ferrarini, Vice presidente di Confindustria per l’Europa è stata intervistata da Il Mattino a proposto dei possibili scenari della Brexit, in ore cruciali per Londra e la stessa Unione Europea. 

L'export di Made in Italy verso il mercato britannico nel 2017 è stato di 23,1 miliardi di euro, mentre l'import di 11,4 miliardi. Il Regno Unito è il 4° mercato di destinazione dell'export italiano, rappresentando oltre il 5% del nostro export verso il mondo, e l'8° paese fornitore con il 3% dell'import totale italiano.

Visti in numeri non secondari, il clima di incertezza totale sulla Brexit influenza le pianificazione delle imprese, rende più complesse le strategie degli operatori e in definitiva incide sulla competitività.

Le imprese italiane ed europee si troveranno a dover fronteggiare principalmente due tipologie di ostacoli:

  • le difficoltà che tutte le imprese esportatrici italiane si troveranno di fronte quando il Regno Unito uscirà dal mercato unico;
  • le imprese che hanno scelto il Regno Unito come base logistica o che hanno attività sul territorio britannico potrebbero dover rivedere alcune scelte organizzative per adattarsi al mutato contesto.

Ma ci sono anche opportunità.

L'uscita del Regno Unito dall'UE potrebbe mettere in moto la riallocazione, almeno parziale, degli investimenti diretti esteri (IDE). Per i paesi UE ci saranno opportunità di maggiori capitali esteri in entrata. Uno studio effettuato a ridosso del referendum sulla Brexit stimava una diminuzione degli IDE nel Regno Unito del 22% in due anni.

Ciò equivarrebbe a circa 282 miliardi di euro di capitali esteri che potrebbero affluire nei paesi UE. Il nostro Centro Studi ha stimato che l'effetto netto della Brexit per l'Italia potrebbe determinare un aumento di Ide pari a 26 miliardi di euro. Un tale incremento si tradurrebbe in un aumento del PIL pari a 5,9 miliardi di euro annui, ovvero Io 0,4%.

Leggi l’intervista in allegato


Lisa Ferrarini_Confindustria_Il Mattino.pdf

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