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Finanza per la crescita - PIR | Confindustria

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Finanza per la crescita - PIR

09 gennaio 2020 | Credito e Finanza


La rubrica "Finanza per la crescita" è un nuovo contenitore mensile pensato per dare notizia di tutte le opportunità offerte alle imprese impegnate in processi di crescita dagli strumenti finanziari alternativi al credito.

Uno spazio per raccontare le best practice di chi ha deciso di sbarcare a Piazza Affari e di chi guarda alla Borsa come una strategia di lungo periodo, di chi apre il capitale a fondi di private equity e venture capital e diversifica le fonti di debito, di chi rivede la propria governance e avvia processi di riorganizzazione e managerializzazione per prepararsi a dialogare con i mercati.

Sono queste, infatti, le leve di sviluppo per fare grandi le nostre imprese.

 

Il rilancio dei PIR con il DL Fiscale 2020

Il DL Fiscale approvato recentemente è intervenuto sui piani di risparmio a lungo termine, i cosiddetti PIR, al fine di riattivarne la raccolta che si era bloccata nel 2019 a seguito di alcune modifiche normative.

I PIR, introdotti dalla Legge di Bilancio 2017 per favorire un afflusso di risorse dalle famiglie verso il sistema produttivo, sono una sorta di contenitore fiscale all’interno del quale i risparmiatori possono collocare strumenti finanziari o somme di denaro e beneficiare di un’agevolazione consistente nella detassazione integrale dei capital gain e dei dividendi a condizione che siano rispettati determinati vincoli di investimento. In particolare, i PIR devono essere investiti con un orizzonte temporale di medio periodo, 5 anni, per almeno il 21% in titoli di imprese italiane o europee non appartenenti al listino FTSE MIB o indici equivalenti.

Nella prima fase di applicazione, i PIR hanno registrato un successo superiore alle aspettative. Dal 2017 sono stati costituiti 71 fondi PIR compliant che hanno raccolto circa 15 miliardi. Circa 800 milioni sono andati alle imprese degli indici FTSE Italia Small Cap e FTSE AIM Italia e 1,5 miliardi alle grandi imprese non quotate.

La Legge di Bilancio 2019, con l’obiettivo condivisibile di favorire un maggior afflusso di risorse verso le PMI, anche non quotate, ha introdotto due nuovi vincoli di destinazione all’investimento delle risorse dei PIR: 3,5% a favore di PMI quotate su sistemi multilaterali di negoziazione, come ad esempio l'AIM Italia, e 3,5% a favore di fondi di venture capital. Purtroppo però, la formulazione delle norme che hanno introdotto i nuovi vincoli non ha centrato l’obiettivo che si intendeva raggiungere e lo strumento dei PIR si è bloccato.

Il DL Fiscale, al fine di rilanciare i PIR e riattivare il flusso di risorse verso il sistema produttivo, ha eliminato i vincoli introdotti dalla Legge di Bilancio 2019, introducendo, per i PIR costituiti dal 1 gennaio 2020, nuovi vincoli che dovrebbero sbloccare lo strumento ma al tempo stesso favorire un maggiore investimento nelle imprese di dimensioni più piccole e non quotate. È previsto, infatti, che almeno il 17,5% delle risorse raccolte tramite i PIR debba essere investito in imprese diverse da quelle inserite nell'indice FTSE MIB e almeno il 3,5% in imprese diverse da quelle inserite nell'indice FTSE MIB e FTSE Mid cap.

Ora la parola passa agli operatori di mercato e si capirà se i nuovi vincoli consentiranno effettivamente di riattivare lo strumento.


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