COMUNICATI STAMPA

23 gennaio 2019 | Politiche Industriali


Termovalorizzatori, Confindustria: necessari all'interno di un ciclo virtuoso dei rifiuti 

Roma 23 gennaio 2019 - Con riferimento alle dichiarazioni rilasciate oggi dal Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, Confindustria ribadisce l'importanza di creare un ciclo virtuoso e integrato dei rifiuti, all'interno del quale sono necessari anche i termovalorizzatori. La nostra valutazione è supportata da analisi tecniche, economiche e scientifiche contenute nel rapporto “Il ruolo dell’industria italiana nell’economia circolare” trasmesso anche al Ministero dell’Ambiente. Il Paese deve rafforzare la sua capacità impiantistica, sia per il riciclo dei rifiuti, sia per quanto riguarda il recupero di energia dagli stessi, attraverso i termovalorizzatori. In particolare abbiamo già avuto modo di ribadire più volte che per quei rifiuti che non si possono recuperare sotto forma di materia e che rischiano di non trovare più spazio in discarica dobbiamo realizzare i termovalorizzatori. Lavorare nella direzione dell'integrazione è la strada per assicurare la tutela dell’ambiente e dell’igiene pubblica e la normalità dei costi, che al momento penalizzano sia le famiglie sia le imprese rispetto al resto d’Europa.

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23 gennaio 2019 | Lavoro Welfare e Capitale Umano

ORIENTAGIOVANI: CONFINDUSTRIA, NEI PROSSIMI TRE ANNI SERVIRANNO 193MILA TECNICI, 1 SU 3 SARA' INTROVABILE

Boccia: serve grande piano di inclusione per i giovani

Brugnoli: la formazione torni  al centro dell'agenda di Governo, quota 100 non è una misura per giovani


Roma, 22 gennaio 2019 – Saranno poco meno di 193mila i posti di lavoro a disposizione nel prossimo triennio (2019-2021) nei settori della meccanica, dell’ICT, dell’alimentare, del tessile, della chimica e del legno-arredo, sei tra i settori più rilevanti del Made in Italy. Gli imprenditori cercano con urgenza figure professionali che in 1 caso su 3 sono di difficile reperimento vista la scarsità complessiva dell’offerta formativa che è carente soprattutto per le competenze tecnico-scientifiche medio-alte. Questi i risultati della ricerca di Confindustria sul fabbisogno delle imprese nel triennio 2019-2021 in 6 settori chiave del made in Italy presentati oggi nel corso della XXV Giornata Nazionale Orientagiovani.

Le previsioni sono frutto di elaborazioni dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria sulla base di dati Istat e Unioncamere fanno riferimento tanto ai posti di lavoro generati dall’andamento economico dei settori produttivi quanto alle necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita. Le stime tengono conto anche dell’introduzione, in via sperimentale nello stesso triennio 2019-21, del sistema di pre-pensionamento “quota 100”. I dati sulle uscite previste sono riferiti al 2019 e coincidono con le stime contenute nella relazione tecnica al relativo Decreto Legge attualmente in circolazione. Sulla base di queste informazioni e delle stime sui tassi di sostituzione tra lavoratori giovani e lavoratori anziani, si prevede che, nei sei settori considerati, ai circa 172 mila nuovi posti di lavoro dello scenario “base”, se ne aggiungeranno ulteriori 20 mila in conseguenza di quota 100.

“Questi dati dimostrano che l'impresa del futuro ha bisogno dei giovani, per questo serve un grande piano d'inclusione”, ha commentato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. “Serve avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i giovani a fare le scelte giuste. L'Italia - ha concluso - non ha materia prime, ma ha capitale umano, conoscenza e talento e su questo dobbiamo puntare per costruire il futuro del paese”.

“Le imprese hanno fame di talento, ma per far venir fuori quello dei giovani c'è bisogno di una formazione aperta all’industria”, ha detto il Vice Presidente di Confindustria per il Capitale Umano Giovanni Brugnoli. “L’invito è quello di scegliere i centri di formazione professionale, le scuole, gli ITS  e le università che sono più aperte al mondo del lavoro e che valorizzano il know-how e le tecnologie  delle imprese. La formazione  deve tornare al centro dell'agenda del Governo e del paese. Quota 100 non è una misure per i giovani. Forse libererà dei posti di lavoro, ma non risolve il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese. Con il rischio - ha concluso- di lasciare un vuoto di competenze fin quando non avremo un sistema educativo che permetterà una rapida professionalizzazione”.

Nello specifico, le previsioni indicano che saranno 68mila i nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica. Di questi, circa un terzo saranno disponibili per professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (come ingegneri, progettisti e specialisti in scienze informatiche) e per professioni tecniche come tecnici della gestione dei processi produttivi e conduttori di impianti produttivi.

Nei settori della chimica, della farmaceutica e della fabbricazione di prodotti in gomma e plastica, si prevede per il prossimo triennio una domanda di lavoro pari a circa 18mila addetti. In questo settore, le professioni tecniche, scientifiche e di elevata specializzazione (come l’analista chimico, il ricercatore farmaceutico e il tecnico di laboratorio) rappresenteranno dalla metà ai due terzi delle figure professionali richieste. 

La domanda di lavoro delle imprese dell’ICT (operanti nell’industria elettrica ed elettronica, nell’industria ottica e medicale o esercenti servizi informatici e di telecomunicazione) è stimata sui 45mila persone nel triennio 2019-2021. In particolare, in prospettiva le figure professionali più richieste saranno, tra le altre, l’analista programmatore, il progettista/sviluppatore di software e app, il progettista di apparecchiature informatiche e loro periferiche e il progettista di impianti per le telecomunicazioni.

Nell’orizzonte temporale di riferimento, gli ingressi nel settore alimentare, delle bevande e del tabacco saranno 30mila. Inoltre, il fabbisogno occupazionale del settore tessile si attesterà a 21mila lavoratori, mentre nell’industria del legno-arredo la domanda di lavoro consisterà in quasi 11mila nuovi ingressi. In tutti e tre questi settori, le professioni più richieste riguarderanno figure quali gli operai specializzati (tra i quali, ad esempio, gli artigiani della tessitura artistica, della lavorazione del legno e i modellisti di capi di abbigliamento) e i conduttori e manutentori di attrezzature elettriche, elettroniche e di impianti.

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18 gennaio 2019 | Affari Internazionali


Intesa tra Regione Toscana e Confindustria per rafforzare gli investimenti esteri

Roma, 18 gennaio 2019 - Sostenere l'insediamento e consolidare la presenza di investimenti esteri in Toscana: questo l'obiettivo del protocollo d'intesa fra Confindustria, Regione Toscana, e Confindustria Toscana firmato oggi a Firenze, a Palazzo Strozzi Sacrati. L'intesa è stata siglata dalla vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione, Licia Mattioli, dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e dal coordinatore della Commissione multinazionali e investitori esteri di Confindustria Toscana, Fabrizio Monsani.
 
“Dai dati Istat – dichiara Licia Mattioli - emerge chiaramente come gli investimenti delle imprese italiane a capitale estero siano centrali per la crescita. Su questi temi l’ABIE (Advisory Board Investitori Esteri di Confindustria) si propone tre priorità: retention per attrarre nuovi investimenti, rafforzare la competitività, migliorare la comunicazione. L’Italia deve affrontare una doppia sfida: da una parte difendere e aumentare gli investimenti delle imprese straniere già presenti nel nostro Paese e dall’altra attrarne di nuovi, creando un ecosistema favorevole. Per attrarre nuovi investimenti – continua - occorre attivare un customer care che, attraverso il dialogo continuativo con gli investitori, abbia il polso della situazione sul loro livello di soddisfazione e sulle eventuali criticità da superare. Si tratta di un'attività che può essere svolta da soggetti più vicini alle imprese. Il Protocollo di oggi rappresenta, quindi, un primo importante passo anche verso questa direzione. Stiamo avviando un’attività di collaborazione più stretta con i territori e il Protocollo firmato oggi – conclude Mattioli - deve essere solo il principio di un percorso di azioni da mettere in campo per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati” 

“Ci aspettiamo buoni esiti per la Toscana e la sua economia da questo Protocollo - commenta il presidente Enrico Rossi –, con l’apertura di prospettive di grande interesse per questo scorcio di legislatura. Lo scambio di informazioni e il confronto continuo con Confindustria, sia nazionale che regionale, renderanno non solo più facile conoscere le possibilità concrete di insediamento di aziende multinazionali sul territorio, ma consentiranno anche di mettere a punto strategia per mantenerne e svilupparne la presenza. Nel lavoro svolto in questi anni – prosegue – abbiamo puntato sulla qualità della relazione che la Toscana è in grado di offrire a chi viene a investire dall’estero. In molti casi – spiega, ricordando tra gli altri i casi di Nuovo Pignone, Laika, Eli Lilly, Solvay, Ikea – è stato il contatto diretto, fattivo, concreto che ha fatto la differenza. E quando parlo di relazioni, intendo il complesso dei soggetti e delle opportunità che possono favorire insediamento e sviluppo: dall’efficienza delle strutture operative delle istituzioni, al mondo della ricerca e della formazione. Una grande azienda che viene dall’estero gioca, per così dire fuori casa: anche attraverso questo nuovo strumento cercheremo di rendere la Toscana più attraente e più attrattiva”. 

“Le multinazionali rafforzano il tessuto produttivo e sociale della nostra regione – dichiara Fabrizio Monsani - ma sono, soprattutto, importatori di elevati standard internazionali e veicolo d’internazionalizzazione per le PMI che fanno parte dei loro indotti e con cui dobbiamo puntare a costruire sempre più rapporti di partnership e non solo di subfornitura. Questa intesa ci avvicina alle imprese che rappresentiamo, a prescindere dalla loro dimensione e rappresenta un modello nuovo di relazione con la politica e le istituzioni, sia locali che nazionali”.

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15 gennaio 2019 | Politiche Industriali,Gruppo Tecnico

Protocollo Confindustria_CONOU.pdf

Roma, martedì 15 gennaio – Siglato oggi a Roma il Protocollo d’intesa tra Confindustria e il CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) per dare il via a CircOILeconomy, un roadshow sul “sistema Confindustria” per migliorare il processo di gestione e raccolta dell’olio lubrificante usato da parte delle imprese: un rifiuto pericoloso per l’ambiente e per la salute dei cittadini che, se adeguatamente gestito, può trasformarsi in un’importante risorsa economica.

In Italia il valore economico dell’olio usato è rilevante, grazie al recupero annuo di 186.000 tonnellate, il 99% delle quali avviate a riciclo tramite rigenerazione, con un significativo risparmio sulla bilancia energetica del Paese. In particolare l’olio usato raccolto nel 2018 proviene per la gran parte dal settore industriale. Sensibilizzare le imprese alla corretta gestione di questo rifiuto è un ulteriore passo per rendere l’intera filiera sempre più efficiente.

«La firma dell’accordo – spiega il Presidente del Gruppo Tecnico Industria e Ambiente di Confindustria Claudio Andrea Gemme - rappresenta l’ennesima iniziativa che abbiamo assunto per sostenere presso il nostro tessuto produttivo i nuovi modelli di business improntati all’economia circolare. Siamo convinti che grazie al lavoro che stiamo portando avanti con tutte le Istituzioni competenti, anche sovranazionali, e alle iniziative che coinvolgono direttamente le nostre imprese, come quella odierna, l’economia circolare costituirà sempre più un fattore centrale sia per il benessere diffuso che per la competitività delle nostre industrie. Inoltre, in qualità di Presidente di Anas , ricordo che nell’ambito delle nuove procedure di affidamento delle concessioni per le Aree di Servizio carburanti sono state valorizzate le offerte di quegli operatori maggiormente orientati all’adozione di politiche gestionali innovative in materia ambientale: tutti i rifiuti prodotti nell’ambito delle nuove aree di servizio confluiranno in una “isola ecologica” che comprenderà oltre ai cassoni per stoccaggi differenziati anche serbatoi dedicati alla raccolta degli oli esausti”.

«Il Protocollo d’intesa firmato oggi con Confindustria – spiega il Presidente del CONOU, Paolo Tomasi – è un contributo concreto alla crescita economica e sostenibile delle imprese. CircOILeconomy intende infatti formare gli imprenditori, che hanno a che fare con un rifiuto complesso da gestire, sulle norme e le procedure da seguire per il suo corretto stoccaggio. In questo modo migliorerà la qualità dell’olio usato raccolto, potrà essere reso più performante il processo di rigenerazione e crescerà la resa della produzione di olio base rigenerato, rendendo le imprese sempre più protagoniste di un sistema virtuoso di economia circolare».

Il Progetto CircOILeconomy

Il progetto – del quale è responsabile Riccardo Piunti, Vicepresidente CONOU – prevede un roadshow che farà tappa nelle principali città italiane, con un fitto calendario di incontri rivolti alle imprese per supportarle nell’adempimento degli obblighi di legge relativi alla gestione dell’olio usato. Per le aziende diventare “ambasciatori” di buone pratiche di gestione di un rifiuto pericoloso si traduce in vantaggi sotto forma di brand reputation, affidabilità e nuove opportunità di business: praticare scelte attente all’ambiente e alla sostenibilità economica facilita i rapporti con le istituzioni, la pubblica amministrazione e le associazioni del settore.

Gli incontri formativi, realizzati presso le Sedi territoriali di Confindustria, hanno anche lo scopo di mettere in contatto tra loro rappresentanti e responsabili ambiente delle maggiori imprese produttrici di olio usato, istituzioni competenti, concessionari CONOU e aziende di rigenerazione, per rendere la filiera sempre più coesa.

Il programma di incontri territoriali è disponibile nella sezione dedicata del sito del CONOU e di Confindustria


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09 gennaio 2019 | Presidente

Roma, 9 gennaio 2019 - Confindustria e Fiaip, Federazione italiana degli agenti immobiliari professionali, hanno rinnovato oggi a Roma un protocollo di intesa per accrescere la rappresentatività del settore immobiliare sul territorio con l’obiettivo di rafforzare il peso del sistema confederale e la  presenza  nelle sedi di rappresentanza e presso il sistema delle Camere di Commercio.

L’accordo “Rappresentanza e Rappresentatività” siglato dal  Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e dal  Presidente Nazionale di Fiaip Gian Battista Baccarini, risponde  all’esigenza  di  favorire  l’integrazione  della categoria degli agenti  immobiliari  nel  sistema  confederale territoriale, rafforzando le attività  di  rappresentanza  e  di lobby delle due Associazioni presso gli interlocutori istituzionali.

L’accordo prevede che Confindustria promuoverà presso le proprie Associazioni di Territorio la presenza di Fiaip attraverso la stipula di accordi di adesione collettiva delle imprese per tramite dei collegi provinciali aderenti a Fiaip. Le singole imprese dei collegi provinciali Fiaip risulteranno così iscritte alle Associazioni Territoriali di Confindustria in qualità di soci ordinari di territorio con diritti e doveri specifici previsti nell’accordo e con diritto di voto in Assemblea, espresso collettivamente dal Presidente del Collegio e vi sarà la presenza di un rappresentate delle organizzazioni in comitati o gruppi di lavoro tematici. Confindustria e Fiaip si impegnano, inoltre, a realizzare iniziative di comunicazione o eventi specifici dedicati alle proprie componenti territoriali per incentivare ed implementare la realizzazione degli accordi di adesione sul territorio.

“L’accordo con la Federazione degli agenti immobiliari professionali ci ha consentito di avviare una proficua collaborazione, ormai decennale, che intendiamo continuare a sviluppare - dichiara il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. In diversi territori l’intesa ha avuto seguito e abbiamo voluto confermarla anche per il prossimo biennio e rafforzarla, prevedendo espressamente la facoltà delle Associazioni di modulare i servizi da fornire a Fiaip in base alle particolari esigenze del territorio”.

"Grazie all'accordo - ha dichiarato Gian Battista Baccarini, Presidente Nazionale di Fiaip - ci  apprestiamo a programmare nuove iniziative comuni per il rilancio e la crescita del settore immobiliare anche su scala territoriale, forti di  un’esperienza pluriennale che ci vede già insieme protagonisti in varie realtà provinciali. Intendiamo rafforzare le sinergie con il sistema  confindustriale contribuendo  a realizzare manifestazioni per i rilancio e la crescita economica in tutto il Paese, iniziative formative ed eventi congiunti al fine di promuovere proposte di interesse  comune  per  lo sviluppo economico del territorio e di rilievo esterno su tematiche condivise".

“L’accordo promosso da  Fiaip  e Confindustria – sottolinea infine il Presidente Fiaip Baccarini -  ha lo scopo di sviluppare una maggiore cooperazione tra le due organizzazioni e  calare sul territorio attività comuni alle due strutture, assicurando presso le Camere di Commercio la massima rappresentatività alle imprese associate alla Fiaip. In questo momento tutte le realtà hanno la necessità di fare sistema - prosegue Baccarini - e l'accordo che rinnoviamo si muove per rafforzare nuove modalità di collaborazione e far crescere a tutti i livelli le azioni di rappresentanza e tutela degli associati".

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27 dicembre 2018 | Politiche Regionali e Coesione Territoriale

Roma, 27 dicembre 2018 - L’economia meridionale tiene un passo moderato, ma sempre più lento rispetto a quello seguito negli ultimi due anni, spinto dagli investimenti delle imprese, in particolare di quelle manifatturiere, e da una discreta performance sui mercati esteri. La fiducia resta abbastanza positiva, così come discrete restano le attese delle imprese industriali riferite a produzione e ordini.

Ma i risultati meno lusinghieri delle micro imprese, tuttora prevalenti al Sud, il rallentamento dell’occupazione e del credito bancario, la situazione congiunturale complessiva del Paese e, soprattutto, una crescente debolezza dell’attore pubblico nel sostenere, con gli investimenti, la crescita economica dipingono una immagine del Mezzogiorno in cui gli elementi di preoccupazione iniziano a farsi più evidenti, e con essi a divenire più concreta la prospettiva di un rallentamento del ritmo di crescita.

Questo, in sintesi, il profilo delineato dal Check Up Mezzogiorno, tradizionale pubblicazione curata da Confindustria e SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Centro Studi del Gruppo Intesa Sanpaolo) che per l’edizione di dicembre 2018 si concentra sull’approfondimento congiunturale dell’economia meridionale.

Secondo le stime preliminari, anche nell’anno che si sta per chiudere tutti e cinque gli indicatori (PIL, imprese, occupati, export, investimenti) che compongono l’Indice Sintetico dell’Economia meridionale, elaborato da Confindustria e SRM, sono positivi. Rispetto al 2017, rallenta però il ritmo con cui i valori del 2007 si stanno recuperando. Con l’andamento lento dell’ultimo anno, infatti, saranno necessari ancora 4 anni per tornare al valore di partenza dell’indice.
I principali segnali positivi continuano a provenire dalle imprese, che hanno superato il milione e 700mila, con un saldo positivo di 7mila unità, valore tanto più significativo se confrontato con il calo di 3mila unità registrato, nello stesso periodo, nel Centro-Nord. Positivo in particolare, il dato riferito alle imprese di capitali, il cui saldo migliora di ben 20mila unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+6,5%). Tuttavia, quello meridionale rimane un tessuto produttivo caratterizzato in prevalenza da micro imprese.

Soprattutto, è apprezzabile la vitalità delle imprese meridionali dell’industria in senso stretto: il valore aggiunto industriale sale, nel 2017, del 4,1% al Sud (contro un +1,1% del Centro-Nord), con risultati particolarmente significativi nella manifattura vera e propria, che cresce al Sud del 5,8% (a fronte del +1,6% nel Centro-Nord). Il contributo maggiore a questa spinta significativa viene dagli investimenti, che crescono al Sud soprattutto nell’industria (+3% nel 2016, +7,7% nel 2017, con una stima di +14,9% nel 2018), compensando la contemporanea fermata che si registra nei servizi (i cui investimenti, per il 2018, sono addirittura stimati in leggero calo, -0,4%).
A novembre 2018 la fiducia delle imprese manifatturiere meridionali resta prevalentemente positiva e si mantiene sopra la media nazionale. In particolare si confermano stabili le attese sulla produzione, mentre continua il lento miglioramento del giudizio sugli ordini.
Un trend moderatamente positivo, ma non ancora sufficiente a far imboccare all’economia meridionale un robusto sentiero di crescita. Lo conferma l’esempio del settore TAC (tessile,
abbigliamento, calzature) a cui il Check up di dicembre dedica un approfondimento, a cura dell’ISTAT. Un settore di grande rilievo per l’economia meridionale e di grande tradizione, che raccoglie oltre 15.600 imprese, dà lavoro a oltre 84 mila addetti e che, con oltre 2,5 miliardi di euro di fatturato, contribuisce alla creazione del 2,1% del PIL meridionale (dati 2015).
In un certo senso il settore TAC è un po’ la cartina di tornasole del tessuto imprenditoriale meridionale: un settore con numerose eccellenze, e altrettanto numerose imprese che ancora non riescono a fare il balzo in avanti in termini di valore aggiunto e di produttività: cosicché non stupisce se le stime sull’evoluzione del valore aggiunto negli anni successivi, considerando l’andamento dei valori di export del settore, mostrano una crescita apprezzabile, ma sempre più contenuta di quella registrata al Centro-Nord.
L’incertezza sulle prospettive è confermata in particolare dalle dinamiche creditizie. Infatti, nonostante un significativo calo delle sofferenze (scese in un anno di circa 15miliardi nel 2018), frenano in maniera sensibile anche gli impieghi (-4,5%). In particolare, continua il calo dei finanziamenti bancari alle imprese delle costruzioni e quelli alle famiglie, possibile segnale di frenata dei consumi che si accompagna al rallentamento della crescita dei servizi.
Un segnale importante proviene dal valore complessivo delle esportazioni meridionali dei primi nove mesi del 2018, che raggiunge quasi 37 miliardi di euro, con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2017 del 7%, più che doppio di quello registrato nel complesso del Paese (+3,1%). Aumenta, in particolare, l’esportazione di idrocarburi, di mezzi di trasporto e di apparecchiature elettriche: continua, anche se con ritmi più contenuti, anche la crescita dell’export agroalimentare.
Registrano, invece, un improvviso stop gli ultimi dati sull’andamento del mercato del lavoro meridionale. Il III trimestre 2018 presenta un inatteso calo degli occupati, pari a -0,6%, peraltro non equamente distribuito: diminuiscono per la prima volta dopo diversi trimestri gli occupati in Campania (-55mila) mentre aumentano di oltre 25mila unità in Calabria. Restano molto alte, in particolare, la disoccupazione femminile (al 19,3%) e soprattutto quella giovanile (a 43,3%). Pur se in calo, si conferma l’emergenza occupazione al Sud, dove poco più di un giovane su due effettivamente lavora.
Secondo le stime formulate nei mesi scorsi da alcuni tra i principali istituti di previsione, il PIL del Mezzogiorno dovrebbe sostanzialmente confermare, anche per il 2018, la tendenza ad una moderata crescita già registrata nel biennio precedente (+0,9%), anche se in maniera meno pronunciata rispetto alla media nazionale, e mettere a segno un risultato positivo anche per il 2019. Le più recenti revisioni delle previsioni operate a livello nazionale dai principali istituti (tra cui il Centro Studi Confindustria, che stima una crescita del PIL nazionale nel 2019 dello 0,9%) potrebbero tuttavia comportare una revisione al ribasso anche per l’andamento del PIL nella ripartizione meridionale.
Anche perché continua a mancare il contributo dell’attore pubblico alla crescita. La spesa in conto capitale della PA al Sud continua ad essere caratterizzata da un trend decrescente (da un massimo di 21,6 miliardi di euro nel 2009 ad un minimo di 10,6 nel 2017, anno in cui, secondo le stime, la spesa raggiunge il livello minimo degli ultimi 15 anni). Se solo la spesa fosse rimasta costante sui livelli raggiunti nel 2009 anche per gli anni successivi, sarebbero stati spesi poco meno di 60 miliardi di euro in più per investimenti pubblici al Sud, con effetti positivi che è facile stimare.
La centralità della questione industriale e quella della ripresa degli investimenti pubblici, prima di tutto in infrastrutture, si propongono dunque come due sfide assolutamente decisive per la riduzione dei divari e la stabilizzazione delle prospettive di crescita del Sud e dell’intero Paese: ma alcune scelte contenute nel ddl di bilancio, come le rimodulazioni delle risorse per la coesione e la riduzione di quelle per gli investimenti delle imprese meridionali lasciano dubbi sulla effettiva volontà di agire in questa direzione.


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20 dicembre 2018 |

Roma, 20 dicembre 2018 – Rafforzare la rappresentanza e la promozione del Made in Italy nei territori dell’Europa orientale attraverso la diffusione e la valorizzazione delle aggregazioni e della cooperazione tra imprese.

Questo è l’obiettivo dell’Accordo di collaborazione firmato oggi da Luca Serena, Presidente di Confindustria Est Europa - la Federazione delle associazioni di imprese italiane operanti in Albania, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia e Ucraina - e Fabrizio Landi, Vice Presidente di RetImpresa, l’Agenzia di Confindustria per le aggregazioni e le reti d’impresa.

L’Accordo prevede la realizzazione congiunta di iniziative mirate a connettere le reti d’impresa italiane orientate ai mercati dell’Europa dell’Est, con le aziende italiane e straniere presenti in queste aree. Lo scopo è quello di favorire le relazioni commerciali, gli investimenti, l’export, i processi di internazionalizzazione e di accrescere la competitività delle imprese anche attraverso il contratto di rete.

La collaborazione tra Confindustria Est Europa e RetImpresa prevede infatti azioni di rappresentanza, di diffusione e scambio di informazioni, momenti formativi, elaborazione di servizi per l’internazionalizzazione delle PMI, nonché l’organizzazione di eventi e missioni finalizzati alla promozione di partnership tra i rispettivi associati.

“Grazie all’Accordo con RetImpresa – dichiara il Presidente Luca Serena – le Rappresentanze Internazionali di Confindustria presenti nell’Europa dell’Est si pongono come punto di riferimento e collettore delle esigenze delle aziende italiane organizzate in forma aggregata che intendono approcciare i mercati dell’Europa orientale, nonché dell’imprenditoria locale che vede nel mercato italiano una importante opportunità per creare collaborazioni qualificate e strategiche per lo sviluppo dei settori economici prevalenti”.

Secondo il Vice Presidente Fabrizio Landi, “quest’Accordo rappresenta un modello virtuoso di partnership internazionale, che potrà accrescere il livello di internazionalizzazione delle imprese italiane organizzate in rete, e in particolare delle PMI, esportando competenze, prodotti e servizi di eccellenza del Made in Italy. Il primo bando di prova per sperimentare le sinergie previste dall’Intesa sarà Connext, il grande evento di partenariato industriale lanciato da Confindustria in programma al MiCo di Milano il 7 e 8 febbraio 2019, a cui le imprese possono partecipare anche in Rete. Si tratta di un progetto che consentirà di mettere in connessione le imprese italiane anche con realtà provenienti da ambiti internazionali, tra cui l’area balcanica, offrendo opportunità di crescita e di business attraverso azioni di networking e di matching”.


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20 dicembre 2018 | Politiche Industriali

Roma, 19 Dicembre 2018 - Si è svolto questo pomeriggio in Confindustria il tavolo di confronto sull’economia circolare promosso da “TES - Transizione Ecologica Solidale” (think tank presieduto da Andrea Orlando e diretto da Michele Fina). Hanno partecipato parlamentari, esponenti del ministero dell’Ambiente, associazioni imprenditoriali, esperti di enti e istruzioni pubbliche ed associazioni ecologiste.
L’economia circolare è una grande opportunità per il nostro Paese: tutti i soggetti presenti al tavolo condividono la necessità di superare gli ostacoli normativi oggi presenti, adottare politiche industriali per investimenti in tecnologie, favorire il mercato dei prodotti riciclati - anche sfruttando la leva della domanda pubblica - e rafforzare la capacità impiantistica virtuosa del paese.


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20 dicembre 2018 | Politiche Industriali

Roma, 14 Dicembre 2018 - Confindustria e Confagricoltura hanno sottoscritto oggi un Protocollo di collaborazione per la promozione delle buone pratiche industriali e agricole e per lo sviluppo della sostenibilità come fattore di crescita.
 
L’iniziativa nasce dalla convinzione che lo sviluppo e il benessere del Paese non possano prescindere da un uso sempre più efficiente delle risorse ambientali, compresa quella del suolo, e che occorra agire in sinergia con le Istituzioni per  stimolare investimenti pubblici e privati diretti a rafforzare la tutela ambientale e il rilancio economico dei territori, in vista  degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

La sostenibilità economica – afferma il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia – non può prescindere da quella ambientale. Oggi la cultura della responsabilità si allarga a tutti i campi d’azione di un’impresa che deve imparare a essere eccellente in ogni sua funzione e attore di cresciuta a beneficio dell’intera società.
 
“Negli ultimi anni - ha commentato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti - sia la società, sia l’imprenditoria italiana hanno acquisito sempre più la consapevolezza che per raggiungere uno sviluppo economico sostenibile sia necessario aumentare la produttività e utilizzare in modo sempre più efficiente le risorse ambientali. Tutto ciò con l’indispensabile supporto dell’innovazione tecnologica”.
 
Le imprese italiane nei prossimi anni saranno chiamate ad affrontare sfide sempre più impegnative e dovranno essere sempre più protagoniste della transizione verso un’economia più circolare, in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo.Con  questo accordo si vuole realizzare un’azione incisiva e continuativa di collaborazione su questi temi. Nell’ambito della collaborazione prevista dal presente protocollo Confindustria e Confagricoltura si impegnano a: realizzare strumenti e attività di comunicazione  e formazione congiunte  coinvolgendo le associazioni territoriali e le categorie produttive interessate per  promuovere i temi della sostenibilità e  dell'economia circolare; promuovere l’innovazione dei modelli di business e lo sviluppo di innovative strategie aziendali per l'uso corretto delle risorse naturali, la prevenzione dello spreco alimentare, puntando sull'economia circolare;orientare le iniziative di sostegno alla ricerca ed all’innovazione e rafforzare le azioni verso  lo sviluppo delle tecnologie digitali.


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20 dicembre 2018 | Lavoro Welfare e Capitale Umano

Roma, 13 dicembre 2018 - Ieri Confindustria e Cgil, Cisl, Uil si sono incontrate sui temi del Patto per la Fabbrica e hanno condiviso la necessità e l’urgenza di addivenire, quanto prima possibile, a un’intesa ampia e condivisa sulla misurazione della rappresentanza, da recepire successivamente in legge, per dare certezza alla contrattazione collettiva e alla rappresentatività dei soggetti negoziali.

Nell’occasione, è stato sottoscritto tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil un primo accordo di attuazione del Patto per la Fabbrica in materia di salute e sicurezza e rappresentanza sui luoghi di lavoro. L’intesa sulla sicurezza è importante perché mette al centro dell’iniziativa delle Parti la piena valorizzazione dei principi qualificanti del DLGS 81 del 2008 sui temi della salute e sicurezza impegnandole, inoltre, nell’elaborazione di una serie di proposte dirette ad attuare appieno il quadro normativo, stabilendo il ruolo della pariteticità come elemento di governance del sistema. Getta – dopo dieci anni dal decreto sulla salute e sicurezza – le basi per una serie di iniziative comuni finalizzate a garantire, attraverso una maggiore prevenzione, più elevati standard di sicurezza e più ampie tutele, rafforzando il clima di cooperazione tra imprese e lavoratori anche al fine di contrastare il pericolo di comportamenti e pratiche elusivi della legislazione vigente. Punta al miglioramento delle tutele assicurative dell’Inail garantendo, nel rispetto degli equilibri tra premi e prestazioni, migliori livelli di tutela a favore dei malati di origine professionale e degli infortunati. Le Parti hanno convenuto, inoltre, sull’opportunità di promuovere un Fondo per la tutela dei malati affetti da morbilità causata dall’amianto per garantire a essi un sostegno adeguato. L’accordo avvia un confronto sui temi della salute e della sicurezza in relazione alle trasformazioni tecnologiche e organizzative in atto nel lavoro e definisce alcuni criteri per la rappresentanza dei lavoratori in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e su base territoriale, dandone più compiuta attuazione. 

Questa intesa rappresenta un ulteriore passo del percorso delineato col Patto per la Fabbrica, che da gennaio vedrà le Parti impegnate sui temi della riduzione del costo del lavoro, delle politiche fiscali, delle politiche attive per l’occupazione, della formazione, del capitale umano, del welfare, nonché sui temi legati alla partecipazione all’Europa con particolare attenzione alle politiche di coesione e di sviluppo.


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