COMUNICATI STAMPA


ITS: LE IMPRESE CERCANO 20MILA PROFILI MA NE TROVANO SOLO 5MILA

Al via gli ITS POP DAYS, la prima fiera virtuale degli Istituti Tecnici Superiori

 

Roma, 5 maggio 2021 – Ogni anno le imprese cercano 20mila diplomati provenienti dagli Istituti Tecnici Superiori, ma ne trovano solo 5 mila. Sono ancora bassi, quindi, i numeri dei diplomati in queste vere e proprie Accademie del Made in Italy. Un segmento dell’istruzione professionalizzante terziaria in cui, grazie al contatto diretto con il mondo produttivo, i ragazzi maturano competenze nell’innovazione tecnologica multidisciplinare e digitale. Un investimento sul futuro che è necessario promuovere attraverso un percorso di informazione e orientamento dedicato ai giovani e alle loro famiglie. È questo il senso degli ITS POP DAYS, la prima fiera virtuale degli Istituti Tecnici Superiori, organizzata da Confindustria e Umana, in collaborazione con Indire. Un viaggio di tre giorni che, da oggi fino al 7 maggio, consentirà di vedere da vicino le peculiarità e le potenzialità di queste realtà formative.

 

Partecipano migliaia tra studenti e docenti, in particolare coloro che provengono dalle scuole superiori, che avranno la possibilità di navigare tra gli stand virtuali di 92 Fondazioni ITS iscritte tra le 109 presenti in Italia, e dialogare con loro in diretta tramite live chat, oltre ad assistere a incontri e webinar tematici sulla formazione, sul lavoro e sul futuro delle nuove generazioni.

 

Le linee guida del Recovery Fund indicano tra i primi driver proprio la formazione e l’occupazione giovanile e il PNRR ha destinato 1,5 mld in 5 anni agli ITS. Un’occasione da non perdere per promuovere la scelta degli Istituti Tecnici Superiori come leva per creare occupazione e rispondere al fabbisogno delle imprese. Secondo il monitoraggio Indire 2020, infatti, l’80,1% dei diplomati in queste eccellenze del territorio ha trovato lavoro a un anno dal diploma, con punte che hanno raggiunto il 100%, e il 92% ha trovato un impiego in un’area coerente con il proprio percorso formativo.

 

“Gli iscritti agli ITS sono ancora troppo pochi, in media 19mila l’anno, contro i 200mila dei percorsi professionalizzanti terziari francesi e gli 800mila tedeschi. L’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa ma senza orientare i ragazzi e le ragazze verso la “seconda gamba” dell’istruzione terziaria, che sono gli ITS quale alternativa all’università, non riusciremo a competere in un mondo sempre più interconnesso e tecnologico, perché i “super-tecnici” avranno sempre più un ruolo chiave”, ha detto Giovanni Brugnoli, vicepresidente per il Capitale Umano di Confindustria. “Servono più giovani che scelgano gli ITS, e dobbiamo convincere loro ma anche rivolgerci a insegnanti e famiglie. Perché le opportunità sono tantissime e vanno conosciute: la stessa pandemia non ha ridimensionato la domanda di super-tecnici delle imprese italiane, anzi, ci sono settori chiave come il metalmeccanico, l’ICT, l’alimentare, ma anche la moda, il legno-arredo, le costruzioni e il chimico-farmaceutico che cercano giovani tecnici ma non li trovano. Dobbiamo scongiurare il rischio che le risorse Ue destinate a questi istituti siano sprecate. Abbiamo 1,5 miliardi da investire sugli ITS, ora dobbiamo orientare i giovani verso la scelta di queste realtà formative e l’idea degli ITS POP DAYS è nata proprio con quest’obiettivo”. 

 

“È il momento degli ITS, uno strumento formativo professionalizzante capace di aprire direttamente le porte del mondo del lavoro. Formazione qualificata, occupabilità altissima, collegamento con le forze produttive del territorio: gli ITS – ha spiegato Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana - sono la risposta al mismatch di competenze fra i giovani in uscita dalla scuola e quel che cercano le imprese, ma sono anche una risposta concreta di qualità alle aspettative di futuro di ragazzi e famiglie. Umana ha sempre creduto in questo strumento e oggi è tempo di superare la fase di rodaggio che li caratterizza da troppi anni. È tempo di accelerare, di farli conoscere, di sviluppare l’Apprendistato, altro strumento che sembra studiato proprio per gli ITS. Oggi le aziende cercano profili tecnici, ma attenti alle soft skill, che oggi fanno la differenza. Le aziende cercano infatti persone a tutto tondo, dove le loro humanities, le discipline umanistiche, sono importanti. Ecco perché, in ITS POP DAYS, Umana ha deciso di donare oltre 7 mila libri del Premio Campiello 2020 a tutti gli ITS partecipanti che li distribuiranno ai loro iscritti. Nel nostro stand, inoltre, ospitiamo un ulteriore piccolo evento che ha avuto il pregio di essere inserito nell’ambito del Maggio dei Libri, un video-reading sul testo di “La Chiave a Stella” di Primo Levi, un libro straordinario sul valore e la dignità del lavoro”.

 

“Gli ITS sono balzati al centro dell’attenzione dopo che il Presidente del Consiglio ne ha parlato e dopo che sono stati previsti importanti finanziamenti nel PNRR. Si è capito che questo canale otteneva il miglior successo occupazionale rispetto a tanti altri percorsi formativi anche universitari”, ha affermato Giovanni Biondi, presidente di Indire. “Dalla loro nascita e senza particolari investimenti gli ITS hanno triplicato il numero degli studenti mantenendo sempre altissima la percentuale di occupati. Paradossalmente, adesso che si sono accese le luci della ribalta, il pericolo è che i fattori di successo, i caratteri originali di questo modello formativo vengano in qualche modo stravolti. In questo momento è necessario approfondire i fattori di successo che la banca dati e la ricerca di INDIRE hanno evidenziato e difenderne le specificità. Gli ITS sono un percorso formativo post secondario non universitario, legato al mondo delle imprese e fortemente ancorato all’obiettivo dello sviluppo di competenze. Proprio la loro flessibilità, il non avere un “programma ministeriale” da seguire, la centralità delle attività nei laboratori – ha concluso Biondi - sono tra i fattori che vanno sviluppati e difesi per garantire che gli ITS possano continuare a sostenere i processi di innovazione in atto nel settore manifatturiero e dei servizi. Solo così si manterrà l’attuale successo occupazionale perché le aziende troveranno nei diplomati dagli ITS le competenze necessarie a sostenere lo sviluppo tecnologico”.




Roma 27 aprile 2021 - “La richiesta di impostare delle politiche attive che funzionino una volta per tutte non è proporre schemi vecchi e superati, anzi. Si tratta di prendere atto del fallimento delle iniziative che in questi anni sono state avviate per rendere il nostro mercato del lavoro più inclusivo. Senza cooperazione fra pubblico e privato non si risolvono i problemi. Così il Vicepresidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali Maurizio Stirpe risponde al Ministro Orlando, che dagli studi di La 7 ha definito la posizione del Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, espressa al Corriere della sera, come uno schema dei secoli passati. “I dati parlano chiaro: il collocamento pubblico non funziona e sperare che i navigator risolvessero il problema è stata una illusione. Se i centri per l'impiego, fatte le debite eccezioni, non hanno rapporti con le imprese del territorio, domanda e offerta non si incontreranno mai. Liquidare con una battuta un tema che dovrebbe essere in cima alle priorità del Paese non fa che aumentare una polemica sterile – ha proseguito Stirpe. Le imprese hanno proposto delle soluzioni sia per le politiche attive che per gli ammortizzatori sociali.  Il presidente Bonomi ha voluto solo rimarcare la disponibilità di Confindustria a disegnare un sistema che semplifichi l'assunzione e la ricollocazione dei lavoratori. Credo che questa disponibilità andrebbe accolta, e non stigmatizzata. D’altronde, l’unica proposta che c’è sul tavolo in tema di ammortizzatori e politiche attive del lavoro è quella di Confindustria e su questa il ministero ancora non ha dato alcun riscontro. Con un approccio ideologico perdiamo tutti e non si va lontano”.



Roma, 26 aprile 2021 - “La pianificazione e l’offerta di una strutturata e virtuosa partecipazione a Expo Dubai è fondamentale per rilanciare l’industria italiana nel contesto internazionale e promuovere, insieme, una rinnovata attività di internazionalizzazione del nostro sistema imprenditoriale”. Così Barbara Beltrame Giacomello, vicepresidente di Confindustria per l’Internazionalizzazione, in missione a Dubai per incontrare le imprese italiane in vista della presentazione, domani, del Padiglione Italia e dello svelamento della riproduzione del David di Michelangelo alla presenza del Ministro Di Maio e di una folta delegazione emiratina. “Il nostro dialogo con il Commissariato Generale per l’Italia ad Expo Dubai è intenso e vogliamo essere protagonisti di questa vetrina internazionale e, di concerto con il Commissariato, stiamo promuovendo la più ampia partecipazione possibile delle imprese italiane. L’Esposizione Universale – continua Beltrame – costituisce un’occasione di ricongiungimento e di ricostruzione dei rapporti con tutti i Paesi partecipanti. Expo sarà il luogo per creare quelle connessioni con le delegazioni dei paesi presenti a Dubai che potranno consentire alle nostre imprese di affermarsi in un contesto ancora più ampio. Possiamo e dobbiamo cogliere le opportunità di Expo per una rinascita internazionale dell’Italia”.



PNRR: CONFINDUSTRIA, GRAVE ERRORE MANCATA PROROGA SUPERBONUS 110%
Orsini: “Risorse da destinare al settore manifatturiero, invece che ad Alitalia”
 

Roma, 22 aprile 2021 – “Dalle indiscrezioni che circolano sul PNRR,  sembra che da parte del Governo non ci sia la volontà di prorogare la misura del Superbonus 110% fino a dicembre 2023. Sarebbe un gravissimo errore perché danneggerebbe il settore delle costruzioni, che è volano dell’economia ed è ad alta intensità di occupazione. La proroga è necessaria, tanto più che il Superbonus è partito in ritardo viste le complessità amministrative”. Così Emanuele Orsini, Vice Presidente di Confindustria per il credito, la finanza e il fisco. “Una scelta miope quanto incomprensibile perché penalizza fortemente il settore manifatturiero. Invece di destinare ancora una volta ingenti risorse ad Alitalia, il Governo dovrebbe puntare sull’industria, l’unica ad aver reagito ai colpi della crisi e che continua a sostenere il Paese” – sottolinea Orsini. “Il Superbonus 110% è una misura che, con l’ammodernamento del patrimonio immobiliare del Paese, consente di raggiungere gli obiettivi di transizione ecologica previsti dal PNRR”- conclude il Vice Presidente.


CONFINDUSTRIA: BONOMI NOMINA RENZO ROSSO DELEGATO PER ECCELLENZA, BELLEZZA E GUSTO DEI MARCHI ITALIANI 


Roma, 22 aprile 2021 - Il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha nominato Renzo Rosso, fondatore e presidente del Gruppo OTB, Delegato dell’Associazione per Eccellenza, Bellezza e Gusto dei Marchi Italiani.

La delega a Renzo Rosso si aggiunge a quelle già affidate dal Presidente Bonomi lo scorso giugno a Gianfelice Rocca come Advisor per le Life Sciences, Stefan Pan come Delegato per l’Europa e Aurelio Regina per l’Energia.

“L’industria italiana è riconosciuta in tutto il mondo per le sue caratteristiche di eccellenza in termini di design, cura, qualità dei materiali e delle lavorazioni. Un’immagine delle nostre produzioni – afferma il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi – che alimenta e veicola allo stesso tempo l’amore per l’Italia e l’attrattività del nostro Paese. Sono fiero di poter contare sull’energia e il pragmatismo di Renzo Rosso che, con la sua storia imprenditoriale di assoluto successo e prestigio internazionale, sarà un valido ambasciatore dei marchi italiani e offrirà un contributo significativo alle scelte strategiche e non più rinviabili che tutti noi siamo chiamati a prendere per il rilancio della nostra economia, in Europa e nel mondo”. 

“Il Made in Italy è un asset fondamentale del nostro Paese - aggiunge il neodelegato di Confindustria Renzo Rosso – e chi le dà valore sono le tante realtà imprenditoriali che portano avanti una tradizione unica e irripetibile. Ringrazio il Presidente Bonomi per la fiducia, sono pronto a dare il mio contributo e la mia esperienza, e conto sul supporto dei tanti marchi di prestigio italiani”.

Renzo Rosso, fondatore nel 1978 del marchio Diesel, è oggi presidente del gruppo internazionale di moda OTB, nato nel 2002 e con sede a Breganze (Vicenza), a cui fanno capo, oltre a Diesel, Maison Margiela, Marni, Jil Sander, Viktor&Rolf, Staff International, Brave Kid. Il gruppo detiene anche una partecipazione di minoranza nel marchio Amiri. Nel 2008, Rosso ha istituito OTB Foundation, la onlus del gruppo che si occupa di progetti per contrastare le disuguaglianze sociali e per contribuire allo sviluppo sostenibile di persone e aree meno avvantaggiate in Italia e nel mondo.



G20, SALUTE: INNOVAZIONE E COOPERAZIONE PUBBLICO PRIVATO AL CENTRO DEL PRIMO INCONTRO TRA IL MINISTRO SPERANZA E LA TASK FORCE B20 PER RILANCIARE LA SALUTE E PREVENIRE LE PANDEMIE.

 

Speranza: il coordinamento delle iniziative e la condivisione delle conoscenze ed esperienze sia fondamentale per vincere le sfide del futuro.

 

Il Ministro indonesiano della Salute Sadikin –  ospitante G20-2022: ricerca, Big Data e intelligenza artificiali fondamentali per una Salute che garantisca accesso universale alla Salute.

 

Sergio Dompé: ecosistema dell’innovazione fondamentale per creare una Sanità più resiliente e sostenibile. Il B20 vuole dare un contributo fondamentale attraverso raccomandazioni al G20.

 

Roma 21 aprile 2021 - Più innovazione, non solo tecnologica, ma anche regolatoria, e nuovi modelli di collaborazione tra pubblico e privato che mettano al centro i pazienti. È questa la linea che emerge sia dalle voci governative che da quelle delle imprese e del mondo accademico durante il primo B20-G20 Dialogue, ospitato oggi dalla Task Force Health & Life Sciences del B20, l'engagement group ufficiale G20 riservato alle imprese con oltre 1000 delegati delle maggiori aziende globali.

 

L'evento digitale, organizzato dalla Task Force guidata dal Chair Sergio Dompé, ha visto la partecipazione di Emma Marcegaglia Presidente del B20, del Ministro della Salute Roberto Speranza e del Ministro della Salute indonesiano Budi Gunadi Sadikin, che nel 2022 ospiterà il G20. L’evento s’inscrive all’interno del percorso che l’8 ottobre consegnerà a Mario Draghi, Chair del G20 italiano, tre raccomandazioni per rilanciare il settore della Salute rendendolo più sostenibile e resiliente a pandemi e crisi. Sono intervenuti i quattro Co- Chair della Task Force: Werner Baumann (CEO Bayer); Sir Mark Caulfied (Chief Scientist Genomics England); Geoff Martha (Chairman & CEO Medtronic); Leon Wang (EVP International AstraZeneca), inoltre, Rifat Atun (Harvard University) e Sergio Marullo di Condojanni (CEO Angelini Holding).  

 

“Il dialogo con il settore privato è un’occasione importante per sottolineare ancora una volta quanto il coordinamento delle iniziative e la condivisione delle conoscenze ed esperienze sia fondamentale per vincere le sfide del futuro. In questo senso, il G20 può e deve essere la chiave di volta in questo processo. L’Italia è pronta a fare la sua parte nel consesso internazionale”, ha dichiarato il Ministro Speranza nel suo intervento.  “Il G20 di quest’anno si svolge in un contesto complesso come quello della pandemia che ha causato la morte di quasi tre milioni di persone e ha stravolto i sistemi sanitari nel mondo – ha sottolineato il Ministro italiano - Un contesto in cui, per citare le parole del Segretario Onu Guterres, la ripresa deve trasformarsi in una reale opportunità di fare le cose correttamente per il futuro. I Paesi più industrializzati del G20 possono svolgere un ruolo chiave per stimolare un cambiamento positivo a livello internazionale. In particolare, il programma del G20 di quest’anno è incentrato su 3 pilastri: Persone, Pianeta e Prosperità con la salute come elemento trasversale.  L’incontro di oggi all’interno della B20 Health and Life Science Task Force ha evidenziato ancora una volta la pressione che la pandemia ha esercitato su tutti i sistemi sanitari nazionali e la necessità di rafforzare la prontezza di reazione alle crisi globali. Dobbiamo sviluppare e migliorare gli standard di cure primarie e allo stesso tempo favorire l’uso delle tecnologie digitali, comprese la robotica e l’elaborazione dati, come elementi centrali per affrontare le sfide future e per accelerare l’evoluzione verso una copertura sanitaria universale”.  

 

La ripresa di un ruolo guida nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci e vaccini e nella diagnostica e da parte degli Stati che devono promuovere innovazioni ad alto valore aggiunto equilibrando la prospettiva della sanità pubblica con quella della comunità scientifica sono temi chiave del Policy Paper su cui sta lavorando la Task Force B20 e che verrà presentato all’incontro in autunno dei ministri della Salute del G20.

 

“La ricerca scientifica, la tecnologia, i big-data e l’Intelligenza Artificiale stanno trasformando tutte le industry – ha sottolineato nel suo intervento il Ministro della Sanità indonesiano, Budi Gunadi Sadikin, che nel 2022 ospiterà il G20 – L’Indonesia è composta da oltre 30mila isole e solo attraverso l’innovazione è oggi possibile assicurare la centralità del paziente con costi sostenibili. Quando soffia il vento dell’innovazione molti Paesi erigono dei muri per proteggersi, mentre ancora pochi pensano a come sfruttarlo a vantaggio dei propri cittadini e per questo le raccomandazioni al G20 del Policy Paper del B20 sono importanti”.

 

“Dagli interventi del Ministro Roberto Speranza e del Ministro Sadikin è emerso con chiarezza che per uscire dalla crisi, le partnership tra pubblico-privato e pazienti sono al centro di una visione della Salute integrata condivisa sia da governi che dalle imprese – ha sottolineato Sergio Dompe’. Un altro punto fondamentale è l’importanza dell’ecosistema che unisce i tanti attori dell’innovazione. Con Emma Marcegaglia, con i Co-Chair che mi affiancano e la Task Force tutta, il B20 sta lavorando affinché per consegnare ai leader del G20 soluzioni che rendano permanente la fenomenale accelerazione nella ricerca e sviluppo che ci ha permesso di avere vaccini in meno di un anno invece che in un decennio”.


B20: PRIMA RIUNIONE IAC COORDINATA DA MARCEGAGLIA ED ELKANN
Bezos e Ambani tra i membri del gruppo, focus su empowerment femminile e clima


Roma, 20 aprile 2021 – Valorizzare il ruolo delle donne attraverso la creazione di un nuovo ambiente di lavoro e affrontare la sfida del cambiamento climatico. Queste i due temi cardine al centro del primo incontro dell’International Advocacy Caucus (IAC), l’organismo internazionale del B20 la cui nomina, dopo quella dell’Advisory Board, completa la governance del più autorevole fra gli Engagement Group istituiti dal G20. A coordinare questo gruppo insieme alla Chair del B20, Emma Marcegaglia, sarà John Elkann, Chairman e CEO EXOR N.V. e Stellantis Group.
 
La riunione di oggi, la prima di tre appuntamenti, è stata introdotta dal Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ed ha costituito l’occasione per valutare le sinergie tra il B20 e il G20 sulle due macro priorità relative al contesto lavorativo delle donne e agli obiettivi climatici da perseguire. Nel corso del secondo incontro, previsto per il 30 luglio, partirà l’interazione con alcuni ministri responsabili dei principali dossier economici, mentre il meeting del 28 settembre sarà dedicato ad orientare l’elaborazione dei messaggi chiave per la Dichiarazione Finale.
 
"Con l’International Advocacy Caucus, il B20 Italy 2021 completa la propria governance inserendo profili internazionali di altissimo livello. La sua prima riunione ha luogo esattamente tre mesi dopo l’avvio ufficiale dei lavori il 20,21 gennaio. Sono fiera del percorso fin qui svolto e sono certa che raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissi con la formulazione di proposte concrete per il G20, a partire dall’impiego, le donne e i cambiamenti climatici. La visione e l’esperienza delle donne e degli uomini che compongono il Caucus sarà fondamentale". Così Emma Marcegaglia, B20 Chair.  
 
"Sfide di portata globale richiedono l'impegno di tutti” – ha affermato John Elkann, Chairman e CEO EXOR N.V. e Stellantis Group. “Il mondo del business, riunito nel Caucus internazionale più inclusivo e ampio di sempre nella storia del B20-G20, in termini di mestieri, età e genere - ha spiegato Elkann – si è dato un obiettivo fondamentale: formulare proposte concrete per migliorare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e per rendere lo sviluppo economico compatibile con la salvaguardia del nostro pianeta. Proposte che saranno presentate ai governi del G-20 nella riunione che si svolgerà a Roma il 7 e 8 ottobre".
 
L’IAC è costituito da 26 membri tra i quali amministratori delegati e leader aziendali dei paesi del G20, nominati dalla presidenza B20. Si tratta di veri e propri ambasciatori del Business Summit che contribuiranno ad implementarne la visibilità attraverso le loro reti, portandone avanti le istanze, anche nei confronti dei relativi governi nazionali. Fanno parte del Caucus: Yousef Al-Benyan (CEO & Vice Chairman SABIC, Chair B20 Arabia Saudita), Mukesh Ambani (CEO Reliance Industries), Jeffrey Preston Bezos (Presidente, CEO, Chairman & Fondatore Amazon), Lord Karan Bilimoria (Chairman Cobra Beer, Presidente CBI -Confederazione dell’Industria Britannica), Mark Carney (COP26 Finance Advisor & Inviato Speciale delle Nazioni Unite), Suzanne Clark (Presidente & CEO Camera di Commercio Americana), Rogelio De Los Santos (Managing Partner Dalus Capital), Daniel Funes De Rioja (Founding Partner Funes de Rioja & Asociados, Chair B20 Argentina), Pierre Gattaz (Presidente Radiall, Presidente BusinessEurope), Ilham Kadri (CEO Solvay), Shinta Kamdani (CEO Sintesa Group), Simone Kaslowski (Vice Chairman Organik Holding, Presidente TUSIAD -  Associazione dell’Industria Turca), Jean Liu (Presidente Didi Chuxing), Phuthi Dabengwa Mahanyele (CEO Naspers), Anne M. Finucane (Vice Chairman Bank of America), Hiroaki Nakanishi (Chairman Hitachi, Presidente Keidanren – Federazione Imprese Giapponesi), Vasant Narasimhan (CEO Novartis), Zeynep Bodur Okyay (Presidente & CEO Kale Group), Geoffroy Roux De Bezieux (Presidente & Fondatore Notus Technologies, Presidente MEDEF - Movimento delle Imprese di Francia), Siegfried Russwurn (Chairman Supervisory Board Thyssenkrupp, Presidente BDI -Federazione delle Industrie Tedesche), Bettina Schaller Bossert (Capo del Gruppo Public Affairs Adecco Group, Presidente World Employment Confederation), Alexander Nikolaevich Shokin (Presidente RSPP - Unione Russa degli Industriali e degli Imprenditori), Andre Street (Fondatore Stone Co. e SaltPay), Mark Tucker (Group Chairman HSBC Holdings), Shemara Wikramanayake (CEO Macquarie Group),Yuzhuo Zhang (Chairman Sinopec Group).




PNRR: SERVE VISIONE STRATEGICA SU FILIERE CENTRALI DELLA MANIFATTURA. PIU' SPAZIO AI PRIVATI, NO RIFORMA WELFARE PER COMPARTIMENTI STAGNI

Def: riduzione prevista 8 punti di deficit/PIL in 2022-24 credibile solo con tassi di crescita sostenuti. Per evitare azzardi, prevedere interventi per una crescita solida

 

Roma, 20 aprile 2021 – Il quadro macroeconomico proposto dal Documento di Economia e Finanza, le misure più urgenti per le imprese e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questi i temi al centro dell’incontro tra il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e il Presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Gli effetti della pandemia sull’economia, sul lavoro e sui redditi sono diseguali nel mondo e tra Paesi avanzati. In questo quadro, l’Europa rischia di restare indietro e l’Italia più indietro dell’Europa stessa. Per un anno Confindustria ha sottolineato l’esigenza di coinvolgere tutte le forze economiche e sociali per convogliare l’ingente mole di risorse europee su finalità credibili e condivise. Ma il tempo per le imprese è trascorso invano e ora, nel confermare la disponibilità a collaborare con il Governo, Confindustria pone l’accento su tre punti cruciali.

Il primo è il DEF . Il documento prevede, dall’11,8% sul PIL di quest’anno, una discesa del deficit pubblico superiore a 8 punti di PIL in 36 mesi, tra il 2022 e il 2024. Ma questo obiettivo può essere raggiunto solo con interventi per innalzare la crescita e renderla solida e duratura. 

Il DEF si fonda sull’ipotesi che i 4 pilastri della risposta europea al COVID (sospensione del Patto di Stabilità, acquisti senza limiti della BCE, sospensione del divieto di aiuti di Stato e Next Generation EU considerato solo come l’inizio di una progressiva espansione del debito europeo) restino in vigore per molti anni. Ma nessuno oggi può prevederlo.

Considerato che il debito pubblico dell’Italia è previsto superiore al 150% del PIL per anni, sarebbe auspicabile proporre in Europa un piano B, solido e credibile, di rientro del debito.

In questo modo, peraltro, famiglie e imprese sarebbero più propense a orientare la massa di risparmio cresciuta con la crisi (di circa 110 mld) verso investimenti produttivi, poiché sarebbe scongiurato il rischio di stangate fiscali volte a ridurre l’eccesso di debito. 

Il secondo tema riguarda le necessità più urgenti per le imprese: liquidità, patrimonializzazione, ristori, lavoro. Le misure emergenziali varate nel 2020 hanno alleviato i colpi della crisi, ma hanno altresì determinato un forte aumento del debito delle imprese. Sulle imprese industriali grava inoltre la sensibile crescita dei prezzi delle materie prime che riducono ulteriormente i cash flow.

Servono dunque alcune misure prioritarie, a partire da un più rapido recupero dell’IVA versata sui corrispettivi non incassati, dalla compensazione tra crediti e debiti fiscali e contributivi, dall’allungamento dei tempi di restituzione da sei a non meno di quindici anni dei debiti emergenziali contratti. Bene la proroga della moratoria, ma non è sufficiente.

Vanno inoltre scongiurati interventi di aumento dell'imposizione fiscale, a partire dall’introduzione di nuove imposte come plastic e sugar tax, e andrebbe consentita l’immediata deducibilità dalla base imponibile IRAP degli oneri finanziari, in attesa di una riforma fiscale organica.

Queste misure andrebbero accompagnate da interventi volti al rafforzamento patrimoniale delle imprese, come un vigoroso incentivo a favore degli aumenti di capitale.

Inoltre, per evitare un’ondata di fallimenti fuori controllo, serve rinviare di un anno l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa o, quantomeno, delle procedure di allerta e composizione assistita della crisi.

Sul capitolo ristori, registriamo il cambio di passo nell’annuncio di voler superare la logica dei contributi calcolati solo sulle perdite di fatturato, inserendo anche i costi fissi nella valutazione dei sostegni da erogare.

Per quanto riguarda il lavoro, i numeri delineano un’emergenza assoluta: tra febbraio 2020 e febbraio 2021, abbiamo perso 945 mila occupati, soprattutto giovani, donne, occupati a tempo e autonomi, nonostante il blocco dei licenziamenti assunto solo in Italia.

Serve quindi agire lungo due direttrici. La prima è scaricare meglio a terra gli strumenti già esistenti, riducendo la soglia d’accesso al contratto di espansione portandola a 50 dipendenti dagli attuali 250, collegando questa misura ai bonus per l’assunzione di giovani e donne, e rimuovendo contestualmente le causali previste nel DL Dignità sui contratti a tempo determinato.

La seconda riguarda le riforme strutturali, la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Già a luglio 2020 abbiamo presentato proposte tecniche senza ricevere finora alcun riscontro. Serve un ammortizzatore universale basato su formazione e rioccupabilità, e analoghe politiche attive del lavoro aperte anche alle APL private, e non più solo basate sui centri per l’impiego pubblici.

Il terzo tema riguarda il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza su cui, non conoscendo ancora i dettagli, Confindustria ribadisce alcuni auspici di ordine generale, già formulati al Governo precedente.

Primo: un sistematico coinvolgimento delle parti sociali nell’attuazione del Piano, in linea con le indicazioni europee. Una vera e propria “rete” nazionale, composta da soggetti pubblici e privati, per monitorare ed elaborare costantemente i dati e le informazioni necessari ad accompagnare l’esecuzione dei progetti.

Secondo: una governance del Piano snella, la cui cabina centrale presso il MEF si occupi non solo della gestione dei flussi finanziari e rendicontazione dei progetti, ma dia supporto operativo alla gestione del PNRR ed elabori, in caso di ritardi, azioni correttive.

Terzo: serve una visione industriale strategica. Nel precedente PNRR non mancavano solo cronoprogrammi, costi e impatti, come invece richiedono le guidelines europee. Mancava qualunque approfondimento per le filiere centrali della nostra manifattura, automotive, siderurgia, componentistica, automazione industriale, chimica, farmaceutica, tessile-moda, alimentare.

Così come era del tutto assente l’obiettivo di aumento della concorrenza e della produttività, due temi strettamente correlati tra loro perché la produttività negativa che l’Italia registra da 25 anni, è dovuta anche al fatto che oltre la metà del PIL nazionale proviene da comparti esclusi da criteri pienamente concorrenziali. Confidiamo che l’attuale governo accolga e traduca in interventi concreti le proposte dell’Antitrust: dalla energica diminuzione dei servizi in house delle controllate locali, all’abbattimento delle deroghe di durata delle concessioni pubbliche.

Nella versione precedente del PNRR, prevaleva inoltre la scelta di fondo di puntare solo sugli investimenti pubblici sia nel campo dell’energia e dell’ambiente che in quello del mercato del lavoro. Ma mancavano completamente misure concrete di partenariato pubblico-privato, chieste invece dalla Ue

A questo proposito, Confindustria ha presentato al Governo tre progetti coerenti alla nostra visione sinergica. Il primo relativo al capitale umano, il secondo sull’economia circolare, e il terzo riferito all’economia del mare.

 

Serve insomma una visione generale per la ripresa dell’Italia . La pregiudicata sostenibilità sociale del nostro Paese merita risposte ispirate allo stesso senso di emergenza che ci vede impegnati contro la pandemia. Sono le fratture sociali in continua crescita a richiedere una revisione generale dell’intervento dello Stato in alcuni pilastri fondamentali del nostro vivere come comunità. A partire dalla modifica dell’offerta formativa pubblica, la revisione generale della sanità, il riequilibrio della previdenza, una riforma organica del fisco e delle procedure pubbliche e l’abbandono di criteri elettoralistici e assistenziali.

Nel rinnovare la disponibilità di Confindustria al coinvolgimento di ogni risorsa privata nella costruzione di una nuova Italia, auspichiamo che, con il nuovo PNRR, il Governo sappia utilizzare al meglio le risorse europee destinate al nostro Paese.


Confindustria, Ance e Confindustria Assoimmobiliare chiedono una profonda revisione del DDL sulla Rigenerazione Urbana: necessaria una disciplina semplice, chiara ed efficace della trasformazione urbana, per promuovere la resilienza, la sostenibilità e la vivibilità delle nostre città e l’iniziativa pubblica e privata 


I Presidenti di Confindustria Carlo Bonomi, di Confindustria Assoimmobiliare Silvia Maria Rovere e di ANCE Gabriele Buia esprimono forte preoccupazione in merito al testo di legge unificato sulla rigenerazione urbana in esame presso la Commissione Territorio e Ambiente del Senato. 

La rigenerazione è un tema di straordinaria rilevanza sociale ed economica, che deve diventare una grande occasione per trasformare le aree urbane e offrire ai cittadini servizi moderni, sostenibili e digitalizzati e per rilanciare filiere produttive e tecnologiche di primaria importanza. Occorre finalmente trasformare le buone intenzioni in prassi e regole concrete capaci di raggiungere questi obiettivi.

Per questa ragione è necessaria una disciplina flessibile e semplice in grado di valorizzare il ruolo del privato nelle varie realtà territoriali e di soddisfare rapidamente le esigenze di una società in continua evoluzione, sia dal punto di vista socioeconomico che tecnologico e ambientale. 

Il testo di legge adottato dal Senato, al contrario, disegna un sistema di regole rigido, lento e che finirà per scoraggiare gli investimenti dei privati, anche perché non prevede misure di agevolazione e di semplificazione urbanistiche ed edilizie adeguate, ponendo ulteriori vincoli sui centri storici, con il rischio di aumentarne il degrado, anziché di favorirne la rigenerazione e il recupero.

Un’impostazione, inoltre, anche più restrittiva rispetto alle migliori leggi regionali (tra cui quelle di Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto) e che può dare adito a dubbi di tenuta costituzionale, basata su una disciplina eccessivamente dettagliata e su un processo attuativo estremamente lungo e farraginoso, che rischia di paralizzare le nuove iniziative e di rallentare quelle già avviate o in procinto di partire, sia quelle più complesse che quelle puntuali individuate dai Comuni. 

Per questi motivi, Confindustria, Ance e Confindustria Assoimmobiliare chiedono una revisione radicale del testo di legge unificato sulla rigenerazione urbana, definendo al più presto regole che rendano possibile un vero processo di trasformazione sostenibile delle città in linea con gli obiettivi prefissati dall’Europa e dal Governo italiano in materia di resilienza, tutela del suolo e del territorio, e determinante per le prospettive di rilancio economico e sociale del Paese.



SCUOLA: GLI ITS POP DAYS AI BLOCCHI DI PARTENZA, A MAGGIO LA PRIMA FIERA VIRTUALE DEGLI ISTITUTI TECNICI SUPERIORI
Un evento di Confindustria, Umana e Indire per l’orientamento nelle Accademie del Made in Italy


Roma, 19 aprile 2021 – Diffondere e implementare la conoscenza degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), evidenziandone il valore e l’efficacia come vere e proprie “officine del sapere tecnico” ad alto contenuto tecnologico e anche come garanzia per l’occupabilità dei giovani.

È questo lo scopo degli ITS POP DAYS, la prima fiera virtuale degli ITS, organizzata da Confindustria, Umana e in collaborazione con Indire che si svolgerà dal 5 al 7 di maggio in formato interamente online sul sito www.itspopdays.it

Sarà una tre giorni dedicata all’orientamento di queste vere e proprie Accademie del Made in Italy del sistema terziario professionalizzante, una sorta di “città digitale”, che opererà attraverso una piattaforma online appositamente progettata. Sarà possibile navigare tra gli stand virtuali di 92 Fondazioni ITS iscritte con cui dialogare in diretta tramite live chat, oltre alla possibilità di partecipare a incontri e webinar tematici sulla formazione, sul lavoro e sul futuro delle nuove generazioni.

Con l’arrivo dei fondi del Recovery Plan, l’Italia è a una svolta e i primi driver su cui indirizzare i progetti e le risorse europee sono quelli della formazione e dell’occupazione giovanile. Gli iscritti agli ITS sono ancora troppo pochi rispetto al fabbisogno delle imprese e per questo è necessario promuovere la scelta degli Istituti Tecnici Superiori come investimento sul futuro. Secondo il monitoraggio Indire, infatti, l’83% dei diplomati in queste eccellenze del territorio ha trovato lavoro a un anno dal diploma, di cui il 92% in un’area coerente con il percorso concluso e, in alcuni percorsi, l’occupazione ha raggiunto il 100% dei diplomati.

Si tratta di percorsi terziari professionalizzanti dove la competenza tecnologica si sposa con la pratica aziendale. Sono correlati a 6 aree tecnologiche:

1.        Efficienza energetica
2.        Mobilità sostenibile
3.        Nuove tecnologie della vita
4.        Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali – Turismo
5.        Tecnologie dell’informazione e della comunicazione
6.        Nuove tecnologie per il Made in Italy (Servizi alle imprese; Sistema agro-alimentare; Sistema casa; Sistema meccanica; Sistema moda).

Il legame strutturale con la manifattura e i servizi collegati sono la chiave del sistema ITS. Grazie alla partecipazione attiva delle imprese sia nella co-progettazione didattica che nella governance stessa degli Istituti, rappresentano un accesso privilegiato al mondo del lavoro.
Gli ITS POP DAYS saranno l’occasione per conoscere e avvicinarsi a un percorso formativo che può costituire un trampolino di lancio per il futuro dei nostri giovani.


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