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Periodo

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Descrizione

All’inizio del 2008 sembrava che lo scivolamento dell’economia italiana si fosse definitivamente arrestato. E quindi che non si dovesse più parlare di un paese destinato al declino. Ma proprio in quell’anno la crisi in cui era precipitata la Borsa americana, con la caduta dei suoi innumerevoli castelli di carta, cominciava a investire anche le piazze in Europa. Emma Marcegaglia, eletta alla guida di Confindustria nella primavera di quell’anno, si trovò di fronte a un compito estremamente arduo, anche perché l’inversione di tendenza che si riteneva dovesse manifestarsi nei primi mesi del 2009, non si verificò. Anzi, la crisi si aggravò, spazzando gli argini che man mano i governi e le autorità monetarie avevano cercato di opporre a una trafila straripante di dissesti finanziari che avevano atterrato, insieme alle Borse, istituti bancari e società assicurative.
 
Tre sono stati i punti del programma della prima donna a ricoprire l’incarico di rappresentante degli industriali: la valorizzazione delle risorse, sia delle imprese industriali che di quelle specializzate nel terziario avanzato, ai fini di una sempre maggiore internazionalizzazione del sistema Paese; un’intesa con i sindacati per dare più spazio alla contrattazione di secondo livello; lo sviluppo di una “cultura della condivisione” nell’ambito delle aziende, che assecondi la crescita della produttività e quindi dei salari. Numerosi gli appelli alla classe dirigente, affinchè affrontasse con determinazione oltre al contenimento della spesa corrente, il tema delle riforme, a cominciare da quella della Pubblica Amministrazione, e si impegnasse per la riduzione del cuneo fiscale su imprese e lavoratori.  
 
Nel 2012, ad Emma Marcegaglia succede Giorgio Squinzi: è la prima volta per un imprenditore chimico. La nuova presidenza si trova ad affrontare una situazione di forte instabilità politica e una crisi economica che sta portando il paese allo stremo: oltre a un tasso di disoccupazione ai massimi storici, è in atto un processo di forte desertificazione industriale. La crescita diviene missione primaria e va ottenuta combattendo la cultura anti impresa su un doppio binario: a livello nazionale, affrontando i  problemi strutturali italiani – politica fiscale oppressiva, scarso accesso al credito, alti costi dell’energia –  e a livello europeo, rilanciando con forza la centralità del manifatturiero e l’idea di un Industrial Compact in grado di supportare l'impresa nello sviluppo economico. Altro punto centrale del programma di presidenza la semplificazione burocratica e normativa, “madre di tutte le riforme”, una semplificazione che deve investire anche il sistema di rappresentanza: viene nominata una Commissione, presieduta da Carlo Pesenti, cui è affidato, con il coinvolgimento della base imprenditoriale, il compito di innovare, modernizzare e snellire la struttura associativa realizzando la Riforma. 
 
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