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23 | gen | 17 | Centro Studi
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Nota CSC n.1 - 2017 - Più lavoro in Italia: di che tipo e per chi?

di Giovanna Labartino e Francesca Mazzolari

 

Da inizio 2014 a metà 2016 l’occupazione ha puntato verso l’alto, con un incremento che varia tra +2,3% e +2,9% a seconda dell’indicatore usato per misurarla. La crescita delle persone occupate (+651mila*) è stata trainata dalla componente dipendente.

 

L’84% dell’aumento dell’occupazione dipendente registrato nel corso del 2015 (+288mila unità) è avvenuto con contratti a tempo indeterminato; degli aggiuntivi 210mila posti di lavoro dipendente guadagnati nei primi 9 mesi del 2016, quasi i due terzi sono a tempo indeterminato.

 

L’aumento dell’occupazione è quasi interamente avvenuto nei servizi privati mentre la massiccia perdita nell’industria in senso stretto non è stata recuperata (ancora 715mila occupati in meno nel terzo trimestre 2016 rispetto a fine 2007).

 

Si è verificata un’espansione delle opportunità lavorative anche per i giovani: il tasso di occupazione dei 25-29enni è aumentato di 3,8 punti percentuali da fine 2013 a metà 2016, quello dei 15-24enni di 1,7 punti.

 

Le informazioni disponibili per la seconda parte del 2016 indicano che la risalita dell’occupazione ha subito un arresto, anche quella dipendente nell’ultimo quarto dell’anno.

 

Quanto di questi andamenti è attribuibile al Jobs Act e/o ai temporanei esoneri contributivi? È troppo presto per dare una risposta conclusiva. Il recente stallo dell’occupazione è almeno in parte spiegato dal processo di riallungamento degli orari che, finché non sarà esaurito, smorzerà la creazione di nuovi posti di lavoro.

 

*Indagine sulle Forze Lavoro ISTAT, dati mensili destagionalizzati, variazione da dicembre 2013 a giugno 2016.

 

Per saperne di più, scarica la nota allegata

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