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29 | mar | 16 | Centro Studi
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Nota CSC N.3 - 2016 - Conti pubblici più flessibili per sostenere le riforme

La flessibilità nelle regole europee su bilanci pubblici è cruciale per il successo delle riforme strutturali. Varata un anno fa, richiede una revisione nella dimensione e nei tempi di rientro. La valutazione dei conti si basa, poi, su stime opinabili dei saldi strutturali.

 

di Alessandro Fontana e Luca Paolazzi

 

La flessibilità di bilancio è stata pensata come un incentivo per adottare virtuose riforme strutturali e investimenti, per i paesi che sono riusciti, con alti costi sociali, a ridurre i deficit pubblici sotto la soglia del 3,0%. Oltre che per fronteggiare situazioni eccezionali, come un flusso migratorio straordinario, e una congiuntura economica particolarmente negativa.


La clausola delle riforme è la parte più rilevante della flessibilità, sia politicamente sia economicamente. Così come è stata ideata e applicata ha gravi limiti che ne minano l’efficacia. I limiti sono: la dimensione ridotta, pari al massimo a 0,5 punti di PIL, e la concentrazione in un solo anno, che  penalizzano quelle riforme che abbiano costi superiori alla soglia e protratti nel tempo; la rapidità del rientro, che impone la riduzione del maggior  deficit in tre anni. Diventa così elevato il rischio di azzerare l’efficacia delle riforme stesse, a causa degli effetti recessivi delle manovre necessarie a  riassorbire la deviazione consentita dalla clausola.


Inoltre, le manovre di rientro post-flessibilità, peggiorando nell’immediato la performance dell’economia, minano il consenso politico alle riforme. Infatti, il peggioramento facilmente viene imputato dai cittadini alle riforme stesse, essendo l’uno contemporaneo alle altre. In questo modo si  accentua la percezione dei costi sociali delle riforme; ciò aumenta la probabilità del loro rigetto e rende più instabile il quadro politico. L’instabilità  può arrivare al punto di far cadere i governi riformatori e affermare elettoralmente gli oppositori delle riforme, i quali finiscono per abolirle. Esempi di  tale instabilità sono Spagna, Portogallo e Irlanda. Per contrastarla non è necessario aumentare il deficit, ma occorre rendere più graduale il sentiero di rientro.

Perciò occorre invertire l’orientamento del Consiglio europeo, recuperando lo spirito originario della flessibilità, aumentare l’ammontare massimo della deviazione consentita e prevedere tempi di rientro più lunghi.

Va, inoltre, rivista la metodologia di stima del PIL potenziale, poiché quella adottata dalla Commissione europea comporta disavanzi strutturali molto più elevati rispetto a quanto calcolato da FMI e OCSE, richiedendo, quindi, aggiustamenti di bilancio più consistenti.

 

 

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