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28 | mag | 16 | Centro Studi , Congiuntura Flash
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Congiuntura flash. Analisi mensile centro studi confindustria. Maggio 2016

Il quadro globale rimane ben poco brillante. L’incertezza viene ancor più alimentata da fattori politici. Brexit, elezioni generali spagnole, questione greca, reazioni xenofobe all’ondata migratoria, referendum costituzionale italiano, presidenziali americane: basta l’elenco delle incognite per capire perché la Banca d’Inghilterra ha definito la fase attuale come la più insidiosa dalla crisi dei debiti sovrani.

 

Non è necessario che qualcosa vada storto: sono sufficienti i timori che ciò accada perché già oggi le aspettative rimangano fiacche e impediscano alla crescita mondiale di accelerare. La dinamica del commercio internazionale e dei prezzi al consumo ne rivelano la bassa temperatura. Pur se i fondamentali restano nell’insieme solidi. Lo sgonfiamento dei debiti eccessivi e l’impostazione di alcune politiche in seno all’Eurozona mantengono vivo il rischio di deflazione.

 

L’instabilità finanziaria è rientrata, grazie anche alla maggiore tranquillità nei mercati dei cambi e del petrolio. In prospettiva non si intravede un chiaro e uniforme miglioramento. Negli USA è molto probabile un cambio di passo e la FED agirà di conseguenza. La Cina si stabilizza sul più basso sentiero di sviluppo, progressi sono attesi in India, il peggio dovrebbe essere alle spalle in Russia, mentre in Brasile ancora non compaiono segni positivi.

 

Nell’Unione europea i segnali sono di rallentamento, per le ripercussioni ritardate dell’export debole, la frenata britannica, l’apprezzamento dell’euro, la stretta regolamentare che continua a zavorrare i prestiti bancari: tutto ciò penalizza gli investimenti, mentre rimane discreto l’aumento dei consumi.

 

L’Italia risente del contesto estero e del maggior vincolo creditizio; la domanda delle famiglie sale, sostenuta dall’occupazione e da una misura fiscale che agisce nella seconda metà dell’anno; quando anche la spesa pubblica in infrastrutture riceverà nuova linfa dalla recente concessione della flessibilità europea. Il profilo calante degli ordini, soprattutto esteri, e del fatturato conferma la debolezza della risalita. 

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