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19 | lug | 18 | Politiche di Coesione
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Check-up Mezzogiorno: continua la lenta risalita, puntare sulle imprese

L’economia del Mezzogiorno prosegue nella sua lenta risalita che ha caratterizzato gli ultimi due anni: i segnali positivi restano prevalenti, ma il ritmo con cui i valori pre-crisi vengono recuperati è ancora contenuto. Per il secondo anno consecutivo, tutti e cinque gli indicatori che compongono l’Indice Sintetico dell’Economia meridionale elaborato da Confindustria e SRM (relativi a ricchezza prodotta, livelli occupazionali, numero delle imprese, export e investimenti) sono positivi.

 

Il PIL conferma la previsione di una moderata crescita (+1,4%), che consente al Mezzogiorno di tenere il passo del resto del Paese.

 

I principali segnali di vitalità vengono dalle imprese: migliora la loro affidabilità creditizia, mentre il loro numero continua a crescere (9.000 imprese in più), e anche i risultati, in termini di incremento del valore aggiunto, sono migliori di quelli del resto del Paese, in particolare nell’industria in senso stretto (+4,4%). Resta moderatamente positivo anche l’andamento dell’export (+3,7% nel primo trimestre 2018), ma la sua crescita non è sufficiente ad invertire il dato di una bilancia commerciale sfavorevole.

 

Segnali in chiaroscuro vengono dal lavoro. Rispetto ad un anno fa, si registrano circa 60 mila occupati in più, ma non sono omogeneamente distribuiti sul territorio meridionale: un giovane meridionale su due non lavora, e oltre 1/3 non lavora e non studia. I posti di lavoro da recuperare rispetto ai livelli pre-crisi sono ancora 400 mila, e il disagio sociale resta dunque elevato,

 

Gli investimenti in impianti e attrezzature tornano a crescere (in particolare nell’industria +40%), sostenuti da efficaci strumenti di agevolazione, ma restano ben lontani da quelli pre-crisi.

 

Crescono anche nell’edilizia (+17,2%), che resta però il settore dell’economia meridionale che più ha sofferto gli effetti della crisi, avendo perduto oltre 26 aziende, in particolare nella classe tra 10 e 49 addetti, in cui una impresa su due ha chiuso i battenti. Le imprese rimaste sul mercato sono più solide e profittevoli, ma i segnali positivi restano molto deboli, anche a causa di una spesa pubblica per investimenti che resta ai minimi degli ultimi anni (dai 22 miliardi di euro l’anno del 2009 ai 13 stimati per il 2016), sia per problemi di finanza pubblica, sia per difficoltà amministrative e di capacità progettuale.

 

L’accelerazione dell’utilizzo delle risorse nazionali e comunitarie per la coesione è dunque fondamentale, sia per migliorare la competitività delle regioni meridionali, sia per favorire la ripresa del comparto delle costruzioni, l’ultimo ad agganciare la ripresa. Per superare le difficoltà, è necessario uno sforzo straordinario per rafforzare le competenze della pubblica Amministrazione del Mezzogiorno.

 

Scarica gli allegati per leggere il Rapporto e i comunicati stampa (in italiano e inglese).

 

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