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Scenari economici n. 19 - La difficile ripresa. Cultura motore dello sviluppo -dicembre 2013

Dicembre 2013

╚ finita l’intensa e lunga recessione dell’economia italiana. La seconda in sei anni. Da poco Ŕ partita la risalita. Non sarÓ rapida, per tre fattori. Primo: non si Ŕ trattato solo di difficoltÓ congiunturali ma di veri cambiamenti epocali negli assetti produttivi globali. Nulla sarÓ pi¨ come prima. E i rivolgimenti hanno code lunghe, con ristrutturazioni e dislocazioni che ridisegnano la mappa di chi fa che cosa e grandi ricadute su lavori e lavoratori. Secondo: Ŕ stata perduta capacitÓ produttiva, tanto che il gap colmabile Ŕ la metÓ della riduzione registrata dal PIL, e ci˛ limita il possibile rimbalzo. Terzo: la dinamica potenziale, faro di ogni previsione, Ŕ calata dai ritmi striminziti stimati prima della crisi.

La ripresa (termine inadeguato) sarÓ sostenuta da mercati emergenti, soliditÓ USA, pi¨ stabilitÓ finanziaria e coralitÓ europea del miglioramento. Ma ostacolata da restrizione del credito e alto cambio dell’euro. Per rafforzarla il Governo deve puntare su investimenti e competitivitÓ.

Cultura ed economia non sono mondi separati. Anzi, non c’Ŕ sviluppo senza cultura. Intesa sia come l’insieme dei valori fondanti le societÓ democratiche e di mercato sia come produzioni culturali e creative. Le quali hanno molteplici ricadute industriali: dal vantaggio di cui gode l’export, grazie all’ammirazione internazionale per il Belpaese, al rinascimento manifatturiero, attrezzando l’Italia nella competizione della conoscenza. Il patrimonio artistico italiano Ŕ nel nucleo di quelle produzioni. Perci˛ la sua gestione va cambiata. Lasciandosi alle spalle le barriere ideologiche alla sana collaborazione tra pubblico, che tutela i beni collettivi, e privato, che Ŕ attrezzato a far rendere quei beni a beneficio di tutti. A cominciare dalla stessa cultura.

ScenEco n19 1.1-1.2.pdf
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