La fase della ricostruzione

Ingresso a Roma degli Alleati
All'indomani della seconda guerra mondiale, la Confindustria assunse un ruolo di primo piano nell'opera di ricostruzione.
Ciò avviene per merito soprattutto di Angelo Costa, presidente dell’Associazione dal 1945 al 1955, dopo i brevi periodi di presidenza transitoria di Giuseppe Mazzini e Fabio Friggeri a seguito della caduta del fascismo e la liberazione di Roma.
Egli seppe stabilire rapporti non strumentali, ma nel rispetto delle reciproche sfere d'autonomia, con i governi centristi di De Gasperi e riuscì a ricomporre il tessuto dei rapporti contrattuali con le organizzazioni sindacali.

Inizia l'opera di ricostruzione delle fabbriche
Fin dagli esordi del suo mandato vennero così siglati alcuni importanti accordi con la Cgil: lo sblocco dei licenziamenti, la perequazione salariale fra Nord e Sud, il ripristino delle Commissioni interne e l’istituzione della scala mobile.
Altre intese a livello nazionale e di categoria vennero poi concluse nel corso degli anni Cinquanta con la Cisl e la Uil, le nuove confederazioni sorte nel 1948 dal distacco dalla Cgil della componente cattolica e di quelle repubblicana e socialdemocratica.
Affiancato da un segretario generale come Mario Morelli (che manterrà tale carica sino al 1970) nell'opera di difesa e valorizzazione dei principi dell'iniziativa privata, Costa fu un deciso fautore del ripristino degli automatismi di mercato e della liberalizzazione degli scambi appoggiando le scelte della classe politica, anche a costo di non trovare il consenso di alcuni gruppi industriali restii a rinunciare al protezionismo doganale.