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Attuazione della Direttiva UE sulla tutela penale dell'ambiente. Osservazioni di Confindustria sullo schema di decreto di recepimento

Roma, 2 Maggio 2011
Affari Legislativi
Il Direttore Marcella Panucci


Il 7 aprile 2011 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di recepimento della Direttiva n. 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente e della Direttiva 2009/123/CE, che modifica la Direttiva 2005/35/CE, in materia di inquinamento provocato dalle navi, in attuazione della delega contenuta nella legge Comunitaria per il 2009 (art. 19, l. n. 96/2010).

Lo schema di decreto, che dovrà essere approvato definitivamente entro il 9 luglio prossimo, inserisce due nuove fattispecie di reato nel Codice penale ed estende la disciplina della responsabilità amministrativa degli enti ex decreto 231 del 2001 ad un lungo elenco di reati in materia ambientale, anche di natura contravvenzionale.

Il provvedimento è attualmente all’esame delle competenti Commissioni di Camera e Senato per l’espressione dei rispettivi pareri (entro il 18 maggio 2011). In vista del prescritto passaggio parlamentare, Confindustria ha predisposto un documento di osservazioni (allegato), che riassume le molte segnalazioni ricevute nelle scorse settimane dalle imprese associate e che è stato inviato alle Commissioni parlamentari competenti.

In particolare, il documento di Confindustria sottolinea l’esigenza che il recepimento delle richiamate direttive avvenga in maniera coerente e nel rispetto delle norme comunitarie, evitando la criminalizzazione di violazioni dall'impatto lesivo trascurabile e l’applicazione della responsabilità ex decreto 231/2001 anche a violazioni contravvenzionali e di mera forma (es. omesse comunicazioni, erronea tenuta di registri o documenti), nonché a fattispecie di pericolo astratto, per le quali le sanzioni previste dall’ordinamento a carico dei soggetti responsabili sono già sufficienti e adeguate.

La responsabilità da decreto 231, come previsto dalle stesse direttive, andrebbe infatti riservata alle ipotesi più gravi (quelle dotate di una concreta portata offensiva per l’uomo o per l’ambiente).

Il documento di Confindustria si sofferma inoltre sui contenuti dei modelli organizzativi volti a prevenire le nuove fattispecie di reato presupposto, sottolineando la necessità di garantire certezze alle imprese che adottino sistemi di gestione ambientale conformi a standard tecnici internazionalmente riconosciuti (es. ISO 14001 e EMAS), così come avvenuto nella materia della salute e sicurezza sul lavoro, nonché di "premiare" le condotte riparatorie post factum delle imprese, anche dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.


Allegati

Reati ambientali - Osservazioni Confindustria [106 Kbytes - <1 min.@56Kb/s]